mercoledì 9 giugno 2021

“I due Hotel Francfort” di David Leavitt

TITOLO: I due Hotel Francfort (Titolo originale: “The Two Hotel Francforts”)
AUTORE: David Leavitt
CASA EDITRICE: Mondadori
GENERE: Storico
TRADUTTORE: Delfina Vezzoli
“I due Hotel Francfort” è uno degli ultimi romanzi di David Leavitt, un autore che, nell’ambito della narrativa LGBT, ha dimostrato nel corso degli anni un grande talento, con la sua capacità di narrare storie e parlare di relazioni omosessuali al di fuori di qualsiasi stereotipo. È principalmente un romanzo storico ambientato nel giugno del 1940, nella prima fase della seconda guerra mondiale, quando Hitler aveva ormai invaso buona parte dell’Europa.
Julia e Pete Winters sono una coppia americana che da diversi anni vive a Parigi. Erano convinti che quella sarebbe stata la loro dimora definitiva, ma la guerra ha totalmente sconvolto i loro piani. Si ritrovano, quindi, a Lisbona, in Portogallo, uno Stato ancora neutrale e governato da Salazar, in un’atmosfera apparentemente tranquilla. È nella capitale portoghese che dovranno trascorrere alcuni giorni, in attesa della nave SS Manhattan che dovrà riportarli negli Stati uniti per sfuggire agli orrori della guerra.
In questo frangente conoscono Edward e Iris Freleng, anche loro americani e in attesa della medesima nave. Le due coppie stringono subito un buon legame di amicizia e ben presto appare chiaro l’interesse di Edward nei confronti di Pete, che a sua volta trova molto più gradevole la compagnia dell’uomo rispetto a quella della moglie con cui ormai è in crisi. La relazione clandestina tra Pete ed Edward sembra destinata a sconvolgere parecchi equilibri e a cambiare i destini di tutti e quattro i protagonisti.
David Leavitt con una scrittura accurata e densa di riferimenti storici e uno stile coinvolgente, svela gradualmente, attraverso la narrazione in prima persona di Pete, le storie che si celano dietro l’apparente serenità delle due coppie, i loro inferni e tormenti, cesellando in modo superlativo i quattro protagonisti.
Pete è un uomo che non ha mai avuto particolari aspirazioni personali, se non diventare un venditore di automobili per la General Motors e cercare di realizzare i desideri di sua moglie, tra cui vivere a Parigi. Eppure tutti i suoi sforzi sembrano destinati al fallimento. L’incontro con Edward sembra dargli nuova linfa vitale: Pete freme per trascorrere del tempo da solo con lui e nella sua mente inizia a formarsi l’idea di rimanere a Lisbona con l’amante lasciando che la moglie torni a New York: «O ero in balia del sogno più strano che avessi mai fatto o tutto ciò che avevo conosciuto finora – l’intera mia vita – era un sogno, e Edward il letto caldo in cui finalmente mi ero risvegliato».
Julia è una donna inquieta, il cui desiderio è tenersi lontano dalla sua famiglia che vive a New York. È riuscita è fuggire in Europa grazie al marito, ma è talmente ossessionata da essere convinta di vedere i suoi parenti ovunque. La sua continua scontentezza la porta, soprattutto negli ultimi giorni, a rivalersi su Pete, colpevole ai suoi occhi di molte delle loro sventure, finendo per allontanarlo sempre di più.
Edward è un uomo affascinante e in apparenza molto sicuro di sé. Seduce Pete in poco tempo e non esita in molte occasioni a sfoggiare le proprie conoscenze letterarie e filosofiche, mostrando oltretutto una grande capacità di adattarsi e sentirsi a casa ovunque. Attraverso la figura di Edward l’autore ci conduce i tutti i luoghi particolari di Lisbona, arricchendo il suo romanzo con numerosi riferimenti alla cultura portoghese. Tuttavia, Edward nasconde un animo tormentato e oscuro con un passato doloroso e un legame non convenzionale con sua moglie Iris, una donna piena di contraddizioni e con cui ha dato vita a una serie di romanzi gialli di successo: «Edward non poteva essere steso da un giovane bellissimo. Anzi, a essere fatale per lui era il tocco impacciato di un uomo imperfetto e qualsiasi».
Il romanzo ci dà una visione completa degli accadimenti storici di quel periodo complesso: il dramma dei profughi che cercano di fuggire dall’Europa per trovare salvezza altrove, la difficile situazione degli ebrei e degli omosessuali, l’impossibilità di ottenere un visto se non a costo di molti sacrifici, le particolari relazioni tra i Paesi coinvolti nel conflitto.
“I due Hotel Francfort” è, dunque, un romanzo dalle molte sfaccettature. È una storia in grado di coinvolgere completamente il lettore, con un’ottima tensione narrativa, continui colpi di scena e descrizioni interessanti, in cui l’autore riesce a rendere in modo sincero i sentimenti dei due uomini, l’ansia di una relazione nascosta, i desideri che spesso devono infrangersi con la realtà: «No, quello che sento … è più una calma inspiegabile. Come quello che ho provato quando abbiamo attraversato la frontiera entrando in Portogallo. Come se ormai ci fossimo lasciati alle spalle tutti i guai. È folle?».

VALUTAZIONE: 4,5/5

venerdì 21 maggio 2021

“Nove decimi di fiducia” di L.A. Witt

TITOLO: Nove decimi di fiducia (Titolo originale: “Nine-tenths on the law”)
AUTORE: L.A. Witt
CASA EDITRICE: Self Publishing
GENERE: Contemporaneo
TRADUTTORE: Cornelia Grey
Cosa accade quando in un rapporto viene meno la fiducia? Quanto è essenziale fidarsi del proprio partner per poter condurre una serena esistenza insieme? L.A. Witt, in apertura del suo romanzo, ci dà subito questa risposta: l’amore è per nove decimi fiducia.
Per Zach Owens, proprietario del cinema Epidauro, quella sembrava davvero la serata ideale per riprendersi dalle fatiche lavorative: un appuntamento con il suo ragazzo Jake, con cui ha una relazione da sei mesi, un paio di birre in un bar e la prospettiva di una lunga notte infuocata. Fino a quando uno sconosciuto non si siede al suo tavolo e gli rivela che in realtà Jake è fidanzato con lui da quattro anni e sta facendo il doppio gioco.
Appresa tale verità, un infuriato Zach abbandona Jake nel locale, dopo averlo definitivamente liquidato senza ascoltare inutili giustificazioni, e insegue lo sconosciuto, ovvero Nathan Forrester, per scusarsi e fargli comprendere che era all’oscuro del tradimento del loro fedifrago ex fidanzato. Nathan accetta di ascoltare le sue spiegazioni, oltre che l’offerta di andare a prendere una birra, e i due terminano la serata con del sesso bollente e rabbioso per ripicca nei confronti di Jake. Sembrano destinati a non rivedersi più, ma quell’incontro ha lasciato dentro ciascuno dei due sensazioni difficili da dimenticare.
Nathan dopo due settimane si reca al cinema di Zach per rivederlo e cercare di capire meglio le sensazioni che prova nei confronti del ragazzo. I due finiscono di nuovo a letto insieme, ma questa volta comprendono che l’attrazione reciproca non riguarda affatto il loro ex ragazzo. Sarebbe più saggio non rivedersi, date le circostanze particolari in cui si sono conosciuti, ma decidono che un rapporto del tipo “chiodo scaccia chiodo” senza alcun particolare impegno per lasciarsi Jake alle spalle potrebbe non essere così dannoso. Tuttavia, l’evolversi della loro relazione sembra procedere spontaneamente verso un’altra direzione.
“Nove decimi di fiducia” è un romanzo che mostra tutto il talento di L.A. Witt nel costruire storie particolari e originali e la sua capacità di coinvolgere totalmente il lettore. Difficile non provare una forte empatia nei confronti di entrambi i protagonisti, che si ritrovano in una situazione in cui sono stati traditi dallo stesso uomo e tentano di farsi forza a vicenda dando una possibilità al loro particolare rapporto.
Zach, ovvero la voce narrante, è un ragazzo gentile e coscienzioso, che tratta con premura i suoi dipendenti, sta male quando è costretto a licenziare qualcuno e prova un profondo senso di colpa di fronte a un torto, come il tradimento di Jake, anche quando non è direttamente responsabile. È difficile per lui contenere l’irresistibile attrazione nei confronti di Nathan, un avvocato bello, affascinante, passionale, capace di conservare una certa ironia nonostante le tante delusioni subite, con un sorriso malizioso in grado di far girare la testa a molti. Nemmeno Nathan riesce a star lontano da Zach, ma deve fare i conti con i suoi numerosi problemi di fiducia.
L’autrice ci ammalia con una narrazione coinvolgente, ricca di scene ad altissimo tasso erotico, in cui gesti, sguardi, baci, carezze sono descritti con un’intensità tale da far emergere un legame sempre più profondo e totalizzante: «La mano sulla mia mi diceva che voleva toccarmi. La punta del suo pollice che mi strofinava il polso mi diceva che non mi stava toccando abbastanza». Vi è, poi, tutta la dolcezza del rapporto tra Nathan e Zach, i loro dialoghi accattivanti, gli appuntamenti per conoscersi meglio, i tentativi da parte del giovane, amante di Bertolucci e di cultura classica, di conquistare la fiducia del bell’avvocato nonostante i dubbi e le resistenze, oltre che i tentativi di boicottaggio del fedifrago Jake.
“Nove decimi di fiducia” è uno dei miei romanzi preferiti di questa autrice, che riesce a coniugare erotismo e tematiche importanti in un perfetto connubio, parlandoci non solo della fiducia, che, una volta messa a dura prova, va ricostruita con fatica, ma anche della paura di rimanere di nuovo feriti e delusi, una paura che deve fare i conti con la consapevolezza che a volte bisogna rischiare e darsi totalmente quando ne vale davvero la pena: «Tutto aveva un senso. Anzi, non riuscivo a concepire che ci fosse stato un tempo in cui non ero innamorato di lui».

VALUTAZIONE: 5/5

martedì 18 maggio 2021

Serie “Storie di Toronto” di K.C. Burn

TITOLO: Dentro o fuori; Vero o falso; Prendere o lasciare
SERIE: Storie di Toronto #1 #2 #3
AUTORE: K.C. Burn
CASA EDITRICE: Dreasmpinner Press
GENERE: Contemporaneo
TRADUTTORE: Martina Nealli; Veronica Zana
La serie “Storie di Toronto” dell’autrice canadese K.C. Burn si compone di tre romanzi con tre diverse coppie di protagonisti, ma si può considerare come un’unica storia di una grande famiglia allargata, unita da vincoli di sangue e amicizia, le cui vicende sono ambientate tra le strade di Toronto.
“Dentro o fuori” è la storia del detective Kurt O’Donnell, che da tre anni lavora per la Omicidi, affiancato dal suo partner Ben. Kurt si fida talmente tanto di Ben che potrebbe affidargli senza indugio la propria vita, ma è consapevole che il partner, pur essendo un ottimo poliziotto, è un uomo molto silenzioso e riservato che raramente parla della propria vita privata. Quando entrambi vengono coinvolti in un attentato, nel corso di una retata, Ben muore, mentre Kurt rimane gravemente ferito. Durante la convalescenza, il giovane scopre che la riservatezza di Ben era talmente radicata da nascondere una parte importante della propria vita, il compagno Davy.
Kurt, profondamente amareggiato, è costretto a constatare che il legame di fiducia che lo legava al partner era a senso unico e non si trattava di una vera amicizia. Nonostante tale delusione, ritiene giusto recarsi a casa di Davy e assicurarsi che il compagno del suo partner, ormai rimasto solo, stia bene. Ma i tentativi di Kurt di risollevare Davy dalla depressione in cui è caduto dopo il tragico evento si trasformano ben presto in una solida e bellissima amicizia che svela qualcosa di molto più profondo che sconvolge entrambi.
Quella di K.C. Burn è una scrittura fluida, intensa e appassionante, ricca di introspezione e tale da alternare momenti brillanti ed episodi struggenti. Pur con l’unico P.O.V. di Kurt, i due protagonisti sono delineati con grande efficacia, al punto che le sensazioni di Davy emergono in modo netto attraverso le descrizioni e le azioni di Kurt.
Dopo i primi momenti di imbarazzo, l’amicizia che lega Kurt e Davy prende il volo con una naturalità sorprendente, al punto che veder sorridere Davy diventa quasi l’obiettivo principale del bel poliziotto. Il lettore non può non percepire quanto questo legame somigli sempre di più a una relazione amorosa nonostante entrambi non ne siano pienamente consapevoli: l’intimità e la spontaneità dei loro gesti, il prendersi cura l’uno dell’altro, non sono altro che il segnale di un amore sincero, fino a quando la passione e l’attrazione non iniziano a mostrare finalmente i propri sintomi: «La mostarda era una delle piccole cose che invidiava nel rapporto che gli amici e parenti avevano con le proprie dolci metà. La comunicazione silenziosa, gli scherzi fra loro, gli sguardi carichi di significato; Kurt aveva tutto questo con Davy, e non se n’era mai accorto. Aveva creduto che fosse solo un’amicizia molto intensa – e invece era una storia vera, e non se n’era accorto».
È un romanzo che tratta tematiche varie e complesse. Colpisce, infatti, la rabbia di Kurt nel vedere quanto Davy abbia dovuto sacrificare la propria vita accanto a un uomo come Ben, ossessionato dall’ordine, dalla riservatezza, dal terrore di subire discriminazioni omofobe, tanto da isolare il compagno allontanandolo dai propri amici e compiendo nei suoi confronti un vero e proprio abuso. È doverosa, quindi, una riflessione su quanto i timori e le pressioni sociali costringano le persone a nascondere la propria sessualità per non subire i giudizi altrui.
Questa paura condiziona inevitabilmente i due protagonisti. Il romanzo, infatti, descrive il percorso con cui Kurt prende finalmente consapevolezza della propria sessualità e dei propri desideri e sentimenti. Le sue relazioni con le donne erano sempre state insoddisfacenti sotto vari punti di vista al punto da non riuscire mai a instaurare un vero e proprio legame, per cui l’incontro con Davy gli fa comprendere non solo la propria omosessualità, ma anche la sua capacità di amare e dedicarsi interamente a qualcuno. È un percorso che Kurt, dopo l’iniziale rifiuto e la confusione, compie soprattutto per se stesso, ma che gli consente di arrivare a quell’uomo che rappresenta esattamente la sua metà. Nello stesso tempo Davy deve compiere un grande sforzo, oltre che per elaborare il lutto, anche per liberarsi dei condizionamenti che lo hanno indotto per anni a vivere una relazione di nascosto.
Ovviamente per entrambi il percorso per giungere alla meritata felicità non è facile, ma i personaggi secondari rivestono un ruolo prezioso nell’aiutare a superare gli ostacoli: Simon, il nuovo partner di Kurt, decisamente diverso rispetto a Ben e molto più altruista e socievole; gli amici di Davy, Rick e Jon, con i loro momenti esilaranti; i genitori di Kurt con i loro preziosi insegnamenti e la vasta folla di figli e nipoti.
“Dentro o fuori” è, dunque, un bellissimo romanzo che parla con sincerità e realismo di amicizia e amore, di riscoperta di sé, grazie anche ai sentimenti, di lotta contro i pregiudizi e dell’importanza di una famiglia che dà il proprio supporto nei momenti di sconforto.
***
Il secondo volume, “Vero o falso”, è incentrato su una storia d’amore nata durante un’operazione sotto copertura. Il protagonista è il detective dell’antidroga, Ivan Bekker, amico di Kurt e già comparso nel primo libro, che si ritrova ad affrontare un periodo particolarmente critico: il suo fidanzato Colin lo ha tradito; una retata, finalizzata a sgominare un traffico di droga gestito dalla mafia russa, si è conclusa in modo disastroso con una sparatoria fuori controllo, che ha causato diversi morti e feriti. Lo stesso Ivan è stato costretto a ferire un giovanissimo trafficante, che è morto subito dopo nonostante il tentativo di rianimarlo.
Ivan non ha il tempo di riprendersi da questi traumi poiché il suo capo, Sergio Martelli, ha deciso di inviarlo in missione sotto copertura presso l’abitazione di uno studente di ventidue anni, Parker Wakefield, sospettato di coltivazione e spaccio di droga, oltre che di avere legami con il leader della mafia russa. Si tratta di un’operazione irregolare da svolgere in segreto a causa di una possibile fuga di notizie nel Dipartimento, un’operazione che mette in grande difficoltà Ivan che in questo modo non potrà avere alcun supporto da parte dei colleghi, né la possibilità di seguire adeguatamente una terapia: «All’improvviso, gli altri agenti e detective gli apparirono molto più sinistri. Casa sua aveva cessato di essere un rifugio dopo che Colin lo aveva tradito, e ora nemmeno il lavoro poteva più essergli di conforto. Era troppo vecchio e demoralizzato per quella merda».
Ivan è inizialmente convinto che dovrà limitarsi a trascorrere un periodo di tempo sotto copertura a casa di Parker come coinquilino per entrare in confidenza con lui, raccogliere gli indizi necessari ad arrestarlo e verificare i legami con la mafia russa. Tuttavia, quando il detective incontra Parker e si trova davanti a un ragazzo molto attraente, dolce, affabile, per nulla simile a uno spacciatore, l’operazione viene notevolmente complicata dai sentimenti che iniziano a farsi strada tra i due uomini.
L’autrice, con questo secondo libro, ha dato vita a una storia avvincente, ricca, nello stesso tempo, di suspense e di dolcezza. Con la consueta scrittura fluida e brillante, ci mostra con efficacia i sentimenti di entrambi i protagonisti, Ivan e Parker, i loro tormenti interiori e le rispettive esperienze passate.
Ivan deve combattere contro numerosi demoni e incubi inquietanti che rendono ancora più difficoltoso il suo lavoro: la delusione per il tradimento di Colin, il trauma per aver ucciso un ragazzo, la preoccupazione per uno dei suoi migliori amici ferito gravemente, la necessità di mentire praticamente a tutti: «Interpretava due ruoli diversi: nemmeno la sua vita, in questo momento, era la verità. Tenere il conto delle bugie da un lato e dall’altro sarebbe stata una bella sfida. Una sfida per cui, purtroppo, non si sentiva pronto».
Parker è un ragazzo dolce e ingenuo che nella sua giovane vita ha già dovuto affrontare molto dolore: l’abbandono del padre ancor prima che nascesse, la morte della madre per un cancro, il disagio di essere stato un ragazzino sovrappeso, un disagio che persiste ancora nonostante abbia ormai perso quasi tutti i chili di troppo e abbia un fisico da modello. Neil è uno dei suoi pochi amici, l’unico che usciva con lui quando era grasso e che è rimasto nonostante abbia ancora conservato la sua “inettitudine sociale”, ma che non esita a sfruttarlo e a trattarlo con disprezzo: «Parker passò un dito sul contenuto scarno ed essenziale del suo cassetto dedicato al sesso. Lì dentro era rimasto il ragazzino grasso, noioso e socialmente impacciato, e non c’era sex toy che potesse cambiare la situazione».
Lo sviluppo del rapporto tra Ivan e Parker si basa essenzialmente su alcuni “equivoci” originati dall’operazione di copertura: da un lato Ivan è convinto che Parker abbia una relazione con il suo amico Neil, dall’altro Parker crede che Ivan sia un uomo etero appena uscito da un disastroso divorzio. Eppure, entrambi non faticano a trovarsi a proprio agio l’uno con l’altro, stupiti per l’intimità che si è venuta subito a creare tra loro. Ivan trova in Parker un sollievo ai propri traumi e man mano che indaga su di lui fatica a credere che possa essere uno spacciatore, convincendosi che qualcosa non torni. Parker, invece, non riesce a credere di aver trovato un uomo che lo tratti con gentilezza e lo faccia sentire bene.
“Vero o falso” è, dunque, un romanzo ricco di emozioni e colpi di scena, che ci parla di sentimenti che si rafforzano e resistono nonostante i numerosi ostacoli e che mostra come a volte l’amore si possa trovare nei luoghi più impensati.
***
“Prendere o lasciare” conclude questa bellissima serie mostrandoci la relazione tra Ian O’Donnell, fratello di Kurt, e Rick Haviland, uno dei migliori amici di Davy. La narrazione inizia proprio laddove si era concluso il primo volume, “Dentro o fuori”, durante una riunione tra amici a casa di Kurt e Davy.
Ian ha sempre nascosto la propria sessualità. Già da adolescente aveva capito di essere gay, ma temeva la reazione negativa dei propri genitori o il rifiuto da parte dei propri amici; per questo aveva iniziato a fingere di mostrare interesse per le ragazze, dando sfogo ai propri bisogni di nascosto attraverso incontri occasionali in locali o discoteche, sempre accompagnato dal timore di essere scoperto. Tutto questo fino a quando il coming out di Kurt, dopo un primo momento di rabbia e smarrimento, non lo spinge a uscire fuori dall’armadio e ad aprirsi con suo fratello: «La paranoia era diventata una forza totalizzante nella sua vita, e per quanto impaziente fosse di liberarsene, provava anche un’inspiegabile tristezza all’idea. La sua vita stava cambiando – sperava per il meglio – ma il senso di colpa e la paura erano stati suoi compagni costanti per almeno due decenni e immaginava che gli sarebbero mancati. Almeno per qualche istante».
Dopo aver incontrato a casa di Kurt l’esuberante e sensuale Rick, con cui trascorre lunghi momenti di intensa passione, finalmente tra le mura del suo appartamento, Ian si convince sempre di più che la sua vita deve cambiare e che la sua sessualità deve essere vissuta allo scoperto, non attraverso rapporti occasionali, ma con qualcuno al proprio fianco: «Fino a quel momento, Ian non si era permesso di sperare veramente che ci fosse qualcuno là fuori per lui. Ma come avrebbe fatto a perdere l’abitudine di anni?».
Il suo coming out in famiglia è uno dei momenti più emozionanti del romanzo, una rivelazione che vede uno Ian teso e nervoso fino a quando non realizza finalmente di avere due genitori che lo amano incondizionatamente, a prescindere dalla sua sessualità, scoprendo di avere, oltretutto, come madre un’abile dispensatrice di consigli sentimentali: «Vorrei che ti fossi fidato abbastanza di noi per dircelo prima. Odio pensare che hai passato così tanto tempo preoccupandoti che il nostro amore avesse delle condizioni. Ma non le ha e non le avrà mai».
“Prendere o lasciare” è un romanzo che ho amato molto, quasi quanto il primo di questa serie, soprattutto per il modo con cui l’autrice, con la sua consueta scrittura precisa e brillante, ha delineato i due protagonisti e il loro percorso emotivo.
Per Ian si prospetta per la prima volta l’occasione di sperimentare la sua capacità di avere una relazione, di impegnarsi a realizzare gradualmente un rapporto serio e stabile, un obiettivo che il ragazzo vuole raggiungere con tutte le sue forze assieme a Rick, da cui si sente inevitabilmente attratto. Rick, a sua volta, deve trovare un modo per combattere la sua ritrosia nei confronti dei rapporti sentimentali e non farsi travolgere dai fantasmi del passato, e forse Ian potrebbe dargli finalmente gli stimoli giusti per ottenere tutto questo.
Per Ian e Rick ovviamente le cose si rivelano abbastanza complicate. Ammetto di aver ammirato molto il modo con cui è emersa la pazienza e la tenacia di Ian nell’inseguire uno sfuggente Rick per costruire con lui un rapporto di amicizia e fiducia, oltre che di passione, un legame da cui scaturiscono ben presto sentimenti che fanno cedere le barriere di Rick e le sue infinite regole: «Il primo tocco delle loro labbra fu leggero, morbido e dolce. Ian ebbe un istante per deliziarsi del fatto che Rick non si stava scansando, non lo stava rimproverando di infrangere una delle sue regole, non si stava comportando come un gatto in trappola. Poi smise di pensare a tutto eccetto la bocca, le labbra e la lingua di Rick e dove quel bacio potesse portarli. Baciare non era mai sembrato tanto vitale per la sua esistenza quanto sembrava in quel momento».
“Prendere o lasciare” è, quindi, una degna conclusione di questa serie particolare ambientata a Toronto, con un lieto fine emozionante, seppure conquistato con fatica, in cui entrano in gioco le professioni di Ian (responsabile commerciale di un sito dedicato a notizie di gossip) e Rick (affermato logopedista) e attraverso cui l’autrice lancia un bel messaggio sui rischi di un cattivo uso dei social: «Nessuno di loro sembrava preoccuparsi mai di quello che postava, di chi avrebbe potuto vederlo, o di come avrebbe influenzato le loro occasioni lavorative, e nemmeno della salute mentale delle persone le cui fotografie venivano diffuse senza consenso».

VALUTAZIONE:
“Dentro o fuori”: 5/5
“Vero o falso”: 4,5/5
“Prendere o lasciare”: 5/5


mercoledì 24 marzo 2021

“Al limite della notte” di Michael Cunningham

TITOLO: Al limite della notte (Titolo originale “By Nightfall”)
AUTORE: Michael Cunningham
CASA EDITRICE: Bompiani Editore
GENERE: Narrativa
TRADUTTORE: Andrea Silvestri
Peter Harris, il protagonista di “Al limite della notte” del Premio Pulitzer Michael Cunnigham, è un gallerista di New York di quarantaquattro anni nella cui vita, almeno in apparenza, sembra non mancare nulla: ha un lavoro che può considerarsi soddisfacente e di successo, il suo matrimonio con Rebecca, donna affascinante e determinata, sembra procedere senza problemi, sua figlia Bea è andata a Boston per frequentare il college.
In realtà le cose non sono davvero come sembrano: la sua galleria d’arte non riesce a fare quel salto di qualità necessario per potersi collocare in una posizione di primo piano, la relazione con sua moglie si sta raffreddando ogni giorno di più, per non parlare del difficile rapporto con la figlia che ha abbandonato gli studi per lavorare nel bar di un albergo e a stento gli rivolge la parola: «Che livello di disperazione bisogna raggiungere per sopportare la separazione, andarsene e vivere la propria vita senza qualcuno che ci conosce a fondo?»
Peter cerca di dissimulare la propria infelicità, ma al di là delle beghe quotidiane, traspare la sua irrequietezza, una tensione emotiva che lo spinge a cercare qualcosa che vada oltre ciò che lo circonda: «Riesce a sentire qualcosa, qualcosa che si addensa ai confini del mondo. Un’attenzione furtiva, un nembo oro scuro tempestato di luci viventi come pesci nelle nere profondità oceaniche; un ibrido tra una galassia, il tesoro di un sultano e una divinità caotica, imperscrutabile». Peter è un attento estimatore della bellezza in tutti i campi e il suo anelito principale è riuscire a percepire una bellezza superiore che gli consenta di elevarsi, pur avvertendone i pericoli: «È trito, è sentimentale, non ne parla con nessuno, ma in certi momenti – questo ad esempio – lo sente come l’aspetto più essenziale della sua personalità: la convinzione, nonostante tutte le prove del contrario, che una qualche tremenda, accecante bellezza stia per discendere e, come l’ira di Dio, risucchiare tutto, rendendoci orfani, liberandoci, lasciandoci lì a domandarci come faremo a ricominciare da capo».
Cunningham, con una trama in apparenza lineare, ha dato vita a un romanzo complesso e ricco di sfumature, con una narrazione non sempre agevole, a tratti ipnotica, che quasi travolge il lettore attraverso il flusso di coscienza di Peter, il vagare della sua mente tra sensazioni, aspirazioni e desideri, con continue digressioni, flashback del suo passato, dialoghi quasi fulminei. Si tratta, senza dubbio, di una scrittura di altissimo livello, densa di riferimenti artistici e letterari, quasi un romanzo – saggio dedicato all’impatto dell’arte e della bellezza sull’umanità.
Fulcro della narrazione è l’arrivo di Ethan, detto Erry, il fratello di sua moglie Rebecca, che trascorre alcuni giorni nel loro appartamento. La speranza di Rebecca è che suo fratello possa finalmente mettere la testa a posto, trovare un lavoro e iniziare un’esistenza normale, augurandosi che Peter possa aiutarla a raggiungere questo obiettivo. Erry è molto giovane, ultimo arrivato in una famiglia che forse lo ha adorato fin troppo senza aiutarlo davvero a crescere, ha avuto problemi di dipendenza dalle droghe, ma è apparentemente pulito da un anno. Il suo fascino giovanile, il suo modo di fare totalmente disinibito, la sua capacità di sedurre praticamente chiunque sono tutti elementi che non lasciano indifferente Peter. Il gallerista inizia a provare una misteriosa attrazione per suo cognato, una sensazione che finora non aveva mai provato per un uomo, se non in qualche sporadica fantasia, e che lo induce non solo a porsi interrogativi sulla propria sessualità, ma anche a cercare di capire i motivi di tale seduzione: «È innegabile che sia un’altra Rebecca, ma non è tanto questione di somiglianza, quanto di vera e propria reincarnazione […] Non è difficile immaginarlo seduto da buon discepolo al bordo di un giardino sacro. Anzi, assomiglia un po’ a un san Sebastiano rinascimentale, rapito nella contemplazione. Ha queste onde di capelli color moka, queste gambe e queste braccia muscolose, di un bianco roseo».
L’arte rimane, comunque, un tema fondamentale di questo libro. Peter è alla ricerca di artisti talentuosi che possano esporre nella sua galleria, garantendo un buon ritorno in termini di vendite, ma non riesce a piegarsi all’idea di ricercare il solo profitto, nutrendo, invece, la speranza di poter fare passi avanti anche nella ricerca estetica e artistica, nello «sforzo di trovare l’equilibrio tra passione e ironia, tra bellezza e rigore, aprendo nel far ciò uno spiraglio nella sostanza del mondo». Ritorna spesso l’idea della ricerca di una bellezza superiore, di un genio artistico che possa consentire di fare il salto di qualità: «Peter ama i brevi periodi durante i quali la galleria è sgombra d’arte. C’è qualcosa nell’austera perfezione dello spazio che promette un’arte superiore a quella che qualunque umano, per quanto brillante, può produrre. […] L’arte che realizziamo vive in un equilibrio instabile con l’arte che possiamo immaginare, l’arte che la sala si aspetta».
Peter ama sottolineare spesso il suo modo di concepire l’arte come strumento per catturare la giovinezza, quella situazione ideale che ognuno di noi brama di possedere, e attraverso l’osservazione di opere di Rodin e Manet mostra come queste siano l’unico mezzo per garantire l’immortalità: «Adesso è immortale, è una grande bellezza storica, essendo stata purificata dall’attenzione di un grande artista. Certo, non possiamo fare a meno di notare che Manet evitò di ritrarla vent’anni dopo, quando il tempo aveva cominciato a fare il suo lavoro. Il mondo ha sempre venerato la giovinezza. Che il mondo sia maledetto»
L’autore nello svolgimento della narrazione mette in luce tutte le sensazioni contrastanti che albergano nell’animo di Peter. Vi è il rammarico di non essere stato un buon padre, di non essere riuscito ad accettare la figlia per ciò che era e di aver fatto pesare nel loro rapporto le perplessità su alcuni aspetti della vita della ragazza e in questo suo esame di coscienza il rimpianto si alterna al cinismo, nel tentativo di scrollarsi di dosso alcune colpe: «Stanotte sente il bisogno di lasciarle un messaggio. Sente il bisogno di lasciarle un bouquet davanti alla porta di casa sua, sapendo che i fiori appassiranno e moriranno lì».
Vi è lo struggimento per suo fratello Matthew, morto molto giovane (probabilmente per aver contratto l’HIV anche se non viene mai esplicitato): è difficile per Peter accettare che la vita di una persona cui si era sentito molto legato possa essersi risolta nel nulla così presto, per cui avverte un estremo bisogno di catturare la giovinezza nell’istante in cui si manifesta, di «favorire la creazione di qualcosa di meraviglioso, di qualcosa in grado di resistere al tempo». Nella sua mente ricorre spesso un ricordo molto nitido legato a suo fratello e a una cara amica di cui Peter si era invaghito da adolescente, con il rimpianto di non poter avere più ciò che è stato: «Non era questo il vero messaggio di quella giornata, decenni fa, quando Matthew e Joanna camminarono nelle secche del lago Michigan e apparvero a Peter come l’incarnazione della bellezza?».
“Al limite della notte” è, dunque, un romanzo ricco di arte e di sensualità nella sua forma più elevata, una dedica appassionata alla bellezza e alla giovinezza, queste ultime incarnate nel bellissimo Ethan, seducente e sfrontato in cui Peter rivede qualcosa che gli ricorda sia suo fratello che sua moglie. Le emozioni contrastanti nei confronti di questo giovane disperato, licenzioso, sregolato, tossico, saranno una vera e propria guida emotiva e porteranno Peter a esplorare se stesso e i propri desideri in una narrazione intensa e coinvolgente: «La bellezza – la bellezza che Peter desidera ardentemente – è dunque questa: un viluppo umano di grazia fortuita, destino tragico e speranza».

VALUTAZIONE: 4,5/5

domenica 7 marzo 2021

“Senza di te” di Marley Valentine

TITOLO: Senza di te (Titolo originale: “Without you”)
AUTORE: Marley Valentine
CASA EDITRICE: Quixote Edizioni
GENERE: Contemporaneo
TRADUTTORE: Federica Noto
Una giovane vita spezzata dal cancro, un lutto doloroso che ha devastato una famiglia, un passato che si rivela sempre più opprimente e offusca qualsiasi prospettiva futura. Non appena ho iniziato a leggere “Senza di te” di Marley Valentine, tutti questi elementi mi sono caduti addosso ferendomi come schegge appuntite e lasciandomi una sensazione di oppressione al petto.
Deacon Sutton è a casa dei suoi genitori nel Montana, suo fratello minore Rhett è morto da alcuni giorni per una forma di leucemia mieloide acuta che gli era stata diagnosticata quando aveva solo diciassette anni e che sembrava ormai in remissione, fino a quando, a ventiquattro anni, non si è presentata più devastante di prima, ormai totalmente diffusa. Il funerale è stato celebrato da due giorni e Deacon si aggira sconsolato per casa, consapevole che la sua famiglia non potrà più essere quella di prima, inevitabilmente scossa nel profondo da questo lutto così tremendo. Si avverte, comunque, fin da subito che la sua sensazione di solitudine e il suo sentirsi fuori posto e a disagio hanno radici molto più lontane.
Il ragazzo sta per partire per un lungo viaggio in auto che lo riporterà nella sua casa a Seattle quando sua madre gli chiede di portare a Julian, il compagno di suo fratello, una scatola contenente alcune cose che Rhett aveva lasciato per lui. Deacon vorrebbe quasi rifiutare, ha sempre provato uno strano sentimento di gelosia nei confronti di quel ragazzo, forse perché più benvoluto di lui in famiglia. Ma quando Deacon vede Julian disteso sul letto, quasi esanime e distrutto dal dolore, un sentimento sconosciuto inizia a farsi strada nel suo petto. Lo aiuta a cambiarsi e non gli nega un abbraccio consolatorio prima di andar via: le lacrime salate di entrambi sono una piccola luce che inizia a schiarire il buio che entrambi condividono.
Posso affermare senza indugio di aver amato moltissimo questo romanzo, un percorso sofferto e intenso di due anime, quelle di Deacon e Julian, il cui istinto li conduce verso un graduale avvicinamento, dopo un anno in cui non hanno mai dimenticato quella notte in cui si sono sentiti così vicini nel dolore. Per entrambi non è in gioco soltanto un necessario processo di elaborazione del lutto: sia Deacon che Julian devono riconsiderare il loro passato, comprendere quale impatto ha avuto sul loro presente e guardare con una prospettiva diversa il futuro che li attende. E tutto questo potranno farlo solo con l’aiuto reciproco e grazie ai sentimenti che, contro ogni probabilità e la loro stessa volontà, stanno nascendo tra loro: «L’indipendenza ti mente, ti dice che starai benissimo da solo. Ma non mi ero mai reso conto, fino a quel momento, di quanto la solitudine facesse male».
Marley Valentine mi ha stupito ed emozionato con la sua scrittura limpida e capace di arrivare dritta al cuore, con il suo stile preciso e ricco di suggestioni poetiche, con una tensione emotiva che non mi ha mai abbandonato durante la lettura, facendomi passare dalla malinconia al sorriso, dal dolore alla visione di un amore talmente profondo da superare qualsiasi barriera. Tutto questo senza cedere mai il passo all’angoscia, ma trasmettendo una sensazione di positività tale da rendere giusto ogni avvenimento narrato.
La narrazione mi ha dato una sensazione di completezza che non sempre riesco a provare nei romanzi che mi capita di leggere, coinvolgendomi e portandomi per mano lungo tutte le fasi del percorso di questi due splendidi protagonisti, grazie anche a una profonda introspezione che ha contribuito a renderli reali, veri, come se potessi vivere ogni evoluzione dei lori sentimenti.
I loro percorsi sembravano destinati a non incrociarsi mai quando alcuni anni prima Julian era entrato nella vita della famiglia Sutton come ragazzo di Rhett e Deacon aveva cercato in tutti i modi di evitarlo, ma dopo quella notte in cui sensazioni sconosciute avevano iniziato a far breccia nel cuore di Deacon, i due uomini si erano ritrovati di nuovo in Montana per l’anniversario della morte di Rhett, in uno scontro iniziale divenuto ben presto un reciproco sostegno. Dal quel momento l’autrice inizia a svelarci il loro mondo interiore facendoci amare ogni dinamica, ogni progresso nella guarigione delle loro ferite.
Deacon ha dovuto fare i conti con l’essersi sempre sentito inadeguato, soprattutto per colpa di una madre che non ha mai avuto alcuna gratificazione nei suoi confronti, preferendo sempre il figlio più piccolo Rhett. Tutto questo ha influito sulla sua vita, sulla capacità di relazionarsi con gli altri, sul suo essere scontroso e tenebroso, sempre dedito al suo lavoro, alla gestione dell’officina di meccanico che condivide con il suo miglior amico, frutto del suo grande impegno a seguito del trasferimento a Seattle, l’unica cosa che lo faccia davvero sentire realizzato: «La sicurezza che provo quando lavoro su una di quelle macchine mi trasforma in un uomo che io stesso stento a riconoscere. Concentrato. Con i piedi per terra. Completo». Tutta la rabbia e la delusione di questo ragazzo sono rese in modo talmente vivido che il lettore non può fare a meno di avvertirle: «Vorrei solo urlare. Urlargli contro. Urlare contro tutti loro. E contro nessuno in particolare. Vorrei soltanto scaricare il dolore e la delusione che mi seguono da troppo tempo e smetterla di sentirmi inadeguato ogni volta che sono con la mia famiglia».
Eppure nel momento in cui inizia a interagire con Julian e ad aiutarlo, standogli vicino per poter lenire la sua sofferenza, avverte una gratificazione che pian piano si trasforma in attrazione nei confronti della persona che sta imparando a conoscere, con un sentimento che inevitabilmente lo spaventa: ha sempre dato per scontata la sua eterosessualità, provare un interesse così forte per un uomo è un qualcosa di sconosciuto che fatica a comprendere e vorrebbe negare. In questo frangente l’autrice ci mostra con sapienza che la sessualità non ha etichette predefinite e che qualcosa di davvero giusto va oltre i confini mentali che vengono imposti. Il percorso di Deacon sarà cercare di comprendere tutto questo: «Sento il corpo bruciare a ogni confessione che rivela, e lo odio per questo. Lo odio perché provo le stesse cose, lo odio perché mi rende quasi impossibile allontanarmi da lui. Lo odio mentre mi getto tra le sue braccia, perché so con assoluta certezza che non lo odio affatto».
Julian ha alle spalle un passato di dolore e solitudine che ha avuto inizio già quando era molto piccolo, l’incontro con Rhett gli era apparso come una luce che aveva illuminato la sua esistenza e si era dedicato a lui sacrificando anche se stesso: «Un’infinita successione di speranza e disperazione che mi ha causato ferite così profonde da non credere di poter tornare a una vita normale. Quelle emozioni così violente hanno fatto parte della mia vita così a lungo, da farmi apprezzare un’esistenza di perfezionata monotonia». L’incontro con Deacon, il sentirsi attratto da lui, non solo per il suo aspetto fisico, ma anche per quella gentilezza inaspettata, per quella comprensione reciproca che va oltre la compassione, inizia a scuoterlo da quel limbo privo di emozioni in cui voleva rimanere per non soffrire di nuovo, facendo, tuttavia, emergere i sensi di colpa: «La sua empatia. La sua sincerità. La sua generosità. Tutto questo si sta scavando un posto nel mio petto, un posto che non è il suo e che non dovrei voler cedere così». Il percorso di Julian sarà non solo cercare di elaborare il lutto, ma anche comprendere cosa sia stato l’amore che ha provato per Rhett, come abbia inciso sulla sua giovane vita e cosa significhi un futuro con Deacon: «Il fatto che ti manchi non significa che tu debba sempre essere triste, e se sei felice non vuol dire che tu lo abbia dimenticato».
“Senza di te” è un romanzo splendido che narra con disarmante sincerità di dolore e perdita e di come un amore profondo possa non solo guarire le ferite, ma apparire anche come l’unica meta giusta cui tendere: «Tu sei il battito del mio cuore, il sangue nelle mie vene, la forza nelle mie ossa. Non può funzionare nulla di me, senza di te. E sei hai bisogno che te lo ripeta per ogni maledetto giorno della nostra vita, lo farò perché sei più che abbastanza, per me. Tu sei tutto».

VALUTAZIONE: 5+/5

giovedì 4 marzo 2021

“Una tata per Nate” di Lisa Worrall

TITOLO: Una tata per Nate (Titolo originale: “A Nanny for Nate”) 
AUTORE: Lisa Worrall 
CASA EDITRICE: Triskell Edizioni 
GENERE: Contemporaneo 
TRADUTTORE: Barbara Belleri 
"Una tata per Nate" è un breve romanzo di Lisa Worrall, che in poche pagine è riuscita a creare una storia dolce ed edificante, che narra di una rinascita dopo un drammatico lutto. 
Parker Adams, un giovane avvocato, ha perso suo marito Darren poco più di un anno prima, investito da un’auto mentre andava in bicicletta di sera. Il dolore per la perdita di un uomo che ha amato con tutto se stesso si unisce al rimpianto per non essergli stato vicino mentre era in fin di vita e per non aver fatto abbastanza per convincerlo a sistemare le luci della sua bicicletta, al punto che di notte è tormentato dagli incubi in cui crede di sentire la voce del marito. 
Parker si impegna al massimo nel suo lavoro di avvocato, anche per garantire al loro figlioletto di sette anni, Nate, tutto ciò che serve. Il lavoro, quindi, lo tiene spesso lontano da casa, costringendolo ad affidare Nate ad Ellie, una vicina che sa gestire molto bene i bambini. Tutto questo fino a quando Ellie non è costretta a trasferirsi per motivi familiari. A quel punto Parker, su insistente suggerimento della sua vicina, inizia a cercare una tata che viva con loro tutto il tempo e che dia al bambino una certa stabilità: per circostanze "fortuite", indirizzate dal piccolo Nate, nell’esistenza di Parker irrompe Jake Walsh, ragazzo molto attraente, che si rivela bravissimo nella gestione casalinga. Ma per Parker il ragazzo diventa da subito qualcosa di più di una semplice "tata" alle sue dipendenze: non c’è solo l’attrazione tra i due che si fa sempre più irresistibile, ma anche la consapevolezza di quanta luce abbia portato Jake nelle vite di Parker e di suo figlio. Il suo cuore oppresso dal senso di colpa e dalla paura di tradire Darren dovrà cercare di aprirsi a Jake, altrimenti rischierà di perdere anche lui. 
L'autrice, con una scrittura semplice e accattivante, riesce a trattare con la giusta leggerezza temi importanti, delineando con efficacia i quattro protagonisti di questa storia. Parker riesce a essere generoso con gli altri, ma molto severo con se stesso, è forse l’unico a credere di non essere un buon padre, convinto di dover fare tutto da solo senza chiedere aiuto. Jake è solare, affascinante, ironico, bravo nel gestire tutto ciò che riguarda il piccolo Nate, nei cui confronti nutre da subito un grande affetto: «Osservando il proprio riflesso nello specchietto, il suo sorriso si allargò così come la sua eccitazione. Sua madre aveva ragione … chi poteva capire i bambini meglio di un bambino che non era mai cresciuto?». Nate è un bambino dolce e intelligente, che adora suo padre Parker, soffre per il fatto di non vederlo spesso e di non poter mai parlare dell’altro suo padre Darren, forse è il primo a capire quanta importanza potrebbe avere l’arrivo di Jake. Infine, Darren è il marito scomparso, un uomo di grande cuore e di spiccata ironia che rivediamo attraverso i ricordi dei suoi amati Parker e Nate e la cui “voce” avrà un ruolo molto importante nella storia. 
Nel breve romanzo si parla, dunque, di famiglie omogenitoriali e, inevitabilmente, anche di lotta contro i pregiudizi, considerato che non tutti riescono ancora ad accettare che due padri possano crescere con amore un bambino: «Gli sarebbe piaciuto andare da Billy Potts e mostrargli cos’era veramente un labbro rotto, ma sapeva che le parole che il bambino aveva usato non erano sue. Nessuno nasce bigotto, ma è qualcosa che si impara crescendo». 
Ma “Una tata per Nate” è, soprattutto, un romanzo che mostra la capacità di trovare un equilibrio nei propri sentimenti, il tentativo di acquisire la consapevolezza che aver amato qualcuno che non c’è più non impedisce di trovare ancora la felicità. Anzi è proprio quell'amore a dover dare la forza per andare avanti: «Il suo credo personale diceva che non dovevi avere paura di ricordare coloro che avevi perso. Bisognava essere capaci di parlare di loro, prima con le lacrime e poi con la gioia». 

VALUTAZIONE: 4/5

lunedì 1 marzo 2021

Serie “Lavender Shores” di Rosalind Abel (Volume 3)

TITOLO: “La Veranda” 
SERIE: Lavender Shores #3 
AUTORE: Rosalind Abel 
CASA EDITRICE: Quixote Edizioni 
GENERE: Contemporaneo 
TRADUTTORE: V.B. Morgan 
“La Veranda”, il terzo volume della serie “Lavender Shores” di Rosalind Abel, è una storia particolare che narra di un amore che sembrava impossibile nel momento in cui è nato, ma che ha avuto la sua occasione fondamentale dieci anni dopo. 
Donovan Carlisle è lo psicologo di Lavender Shores, abituato ad ascoltare sfoghi e confidenze dei suoi concittadini quasi fosse un confessore. Lui stesso ha dovuto ricorrere all’analisi per venire a patti con la sua situazione familiare e il suo passato. Dopo diversi anni e alcuni tentativi falliti, non riesce ancora a instaurare una relazione stabile, considerato che la sua mente e il suo cuore continuano a essere totalmente occupati dall’amore e dall’attrazione che prova per Spencer, il marito di sua sorella Erica. 
Spencer Barton era arrivato a Lavender Shores diversi anni prima con l’intenzione di lasciarsi alle spalle la sua famiglia molto religiosa e poco tollerante e i condizionamenti subiti durante l’infanzia e l’adolescenza. Nonostante i tentativi, non era mai riuscito a mettere da parte la vergogna e i sensi di colpa per la propria omosessualità e, dopo aver incontrato Erica Epstein e aver intrecciato con lei una relazione, aveva deciso di sposarla dopo aver scoperto di aspettare un figlio. Spencer era convinto di poter avere una vita considerata normale con una moglie e dei figli e di non essere più gay, ma l’incontro con Donovan, venuto a conoscere il futuro marito di sua sorella, gli aveva fatto crollare questa debole convinzione. 
Sono trascorsi dieci anni da quell’incontro, durante i quali Spencer ha cercato di seppellire la sua attrazione segreta per suo cognato e di tenere a bada i suoi impulsi, tentando in ogni modo di essere un marito fedele e un padre amorevole, oltre che un talentuoso avvocato. Dunque, il romanzo prende avvio mostrandoci Donovan e Spencer esattamente dieci anni dopo la prima volta in cui si sono visti: il loro incontro inaspettato a un sex party in cui sono entrambi in maschera, l’occasione per Spencer, che ha appena divorziato e sta finalmente sperimentando la sua sessualità, di avere Donovan per sé almeno una volta, le sensazioni di Donovan che ha riconosciuto suo cognato, ma non sa se lui è stato a sua volta riconosciuto. 
Ho amato molto il modo in cui l’autore ha costruito le vicende successive a quell’incontro, il reciproco svelarsi di questi due uomini, le loro fragilità, il tentativo di dare vita a un sentimento che hanno tenuto celato per troppo tempo, dando finalmente sfogo alla loro attrazione con quell’erotismo sensuale e coinvolgente che Rosalind Abel sa esprimere molto bene: «Mi stava toccando. Dopo tutti quegli anni, mi stava finalmente toccando. Sembrava che non fossi in grado di capire a fondo quella nuova realtà, e non importava quante volte mi ripetessi le stesse cose». 
È emozionante vedere come entrambi comprendano pian piano quanto il desiderio che hanno dovuto tenere nascosto sia in realtà cresciuto negli anni evolvendosi verso un sentimento speciale nel quale tutti e due si sentono a loro agio come se indossassero finalmente la loro vera pelle: «Lo vidi anche nei suoi occhi; ciò che era cresciuto fra noi nel corso di dieci anni, quella cosa che avevo finto fosse univoca, quella che avevo giurato di ignorare … era molto più di semplice lussuria. Avevo mentito a me stesso al riguardo, e lo sapevo. Ciò su cui non potevo ingannare me stesso, nemmeno per un istante, era la certezza che quello sguardo e quel bacio non sarebbero stati gli ultimi». 
Lavender Shores, come sempre, si rivela un luogo incantevole e accogliente, ma quella intimità tra i suoi abitanti si traduce spesso in un’arma a doppio taglio, con le notizie che circolano velocemente e le persone pronte a formulare i propri giudizi taglienti. La relazione tra lo psicologo della città e il cognato che ha appena divorziato è una di quelle notizie che possono creare scalpore e i due uomini cercano di mantenere riservato il proprio rapporto almeno finché non avranno trovato il modo di rivelarsi ai propri familiari. Tenero e dolce è, dunque, il loro impegno nell’iniziare finalmente a vivere il loro rapporto con le fughe a San Francisco in cui possono essere solo Donovan e Spencer: «Eravamo solo due uomini che passavano la serata insieme, due uomini che si erano girati intorno per dieci anni». 
Mi ha molto colpito il modo con cui l’autore ha cercato di sottolineare più volte la naturalità del rapporto tra i protagonisti: il fatto di essersi amati, seppure a distanza e di nascosto, per dieci anni ha contributo a rendere normale il loro stare insieme, come se finalmente avessero conquistato la giusta dimensione: «Anche se stare con Spencer era una cosa nuova, sotto molti punti di vista, sembrava una vita del tutto normale. Qualcosa di incredibile ma, al tempo stesso, comune, naturale. E ancora, non sapevo se si trattasse di tutti quegli anni passati a desiderarlo, o se fosse perché lo conoscevo così bene, oppure perché era così che l’amore funzionava. Qualunque cosa fosse, era giusta. Sotto gli strati di desiderio, attrazione e bisogno, sembrava semplicemente giusto» 
Il luogo simbolo dell’unione tra i due protagonisti è la veranda, il portico ben curato che circonda la casa di Donovan, in cui i due protagonisti amano sedersi la sera, incuranti di farsi vedere dai passanti e orgogliosi dei sentimenti che provano l’uno per l’altro: «La veranda era splendida, brillava, persino, nella lieve penombra serale. La luce delle lanterne opposte a noi tremava nel riflesso sul legno laccato, e le candele donavano un colore particolare alla cascata di piante lì vicino. Il reticolo sopra le nostre teste e l’ampia ringhiera servivano a creare un luogo protetto e appartato, pur mettendoci in mostra per tutto il mondo. O almeno per tutta Lavender Shores» 
“La Veranda” è un romanzo con uno svolgimento più lineare rispetto ai precedenti, ma questo non lo rende meno coinvolgente, grazie all’attenzione riservata allo sviluppo graduale della relazione tra Donovan e Spencer, con le piccole conquiste che li portano a svelare ciò che provano a dispetto di ostacoli e incomprensioni di alcuni familiari: «La cosa che contava non era essere notati, ma il fatto che non avessimo più bisogno di nasconderci». È una storia ricca di dolcezza e sentimenti profondi, capace di suscitare riflessioni importanti sulla necessità di vivere la propria esistenza senza condizionamenti, buttando via i sensi di colpa e lasciandosi andare alle proprie sensazioni: «Quella era la mia accettazione, la mia pace, la mia gioia e il mio conforto. Quello era l’uomo che ero, o almeno uno dei molti aspetti di me, e l’avevo finalmente capito». 

VALUTAZIONE: 4,75/5