venerdì 11 settembre 2020

“Diario svedese (con accompagnamento blues)” di Björn Holmgren

TITOLO: “Diario svedese (con accompagnamento blues)” 
AUTORE: Björn Holmgren 
CASA EDITRICE: Playground Syncro/Europa 
GENERE: Narrativa 
“Diario svedese” si colloca nell'ambito del progetto della Playground denominato Syncro/Europa, un marchio editoriale creato con l’obiettivo di pubblicare romanzi a tematica LGBT ambientati in vari paesi dell'Unione europea, storie di giovani impegnati ad affrontare la propria esistenza quotidiana e a vivere la propria omosessualità, tra amori, aspirazioni e contrasti. 
Con questo romanzo ci rechiamo in Svezia, nella moderna Goteborg, in cui Gustav, dirigente di un'azienda di trasporto serio e rigoroso, vedovo e padre di due bambini, di sera si trasforma in Erika, affascinante drag queen dall'aspetto vagamente androgino. 
Lars, giovane autista di tram nell'azienda di Gustav, è un ragazzo dal doloroso passato, segnato dalla presenza di un padre violento e omofobo. Schivo e riservato, di poche parole, Lars ha imparato col tempo a tenere a freno le proprie reazioni, ma quando incontra Gustav a una festa aziendale non riesce a celare l'attrazione che prova nei suoi confronti. 
Il romanzo si caratterizza per una buona scrittura, precisa ed efficace, forse più descrittiva e introspettiva che narrativa. Può essere idealmente suddiviso in due parti;la prima è quella in cui ha inizio la relazione tra Gustav e Lars e in cui emergono con particolare evidenza i rispettivi caratteri e ciò che ciascuno si aspetta da una relazione. 
Lars cerca negli uomini «una virilità delicata, fragile, leggera, naturale», ama l'idea di sentirsi circondato dall'affetto di una vera famiglia e crede di aver trovato in Gustav ciò a cui aspirava. 
Gustav, che ha perso la moglie in un incidente quattro anni prima e ha avuto diverse relazioni con uomini che lo hanno abbandonato, cerca qualcuno di cui fidarsi davvero e Lars potrebbe essere finalmente l'uomo giusto: «Gustav fa una piccola smorfia di disappunto, ma guarda le labbra di Lars, così rosse da sembrare tempera su tela, gli occhi nocciola carichi di pudore e aspettative, e pensa che ogni istante di dispetto è sprecato, che Lars non è altro che una benedizione, un dono», 
La seconda parte della narrazione vede Gustav e Lars, dopo più di un anno, alle prese con una relazione ormai avviata, ma da cui traspaiono alcuni elementi di criticità, che sembrano in qualche modo ostacolare una serenità piena e appagante: «Lars ha sempre l'impressione che tra loro ci sia un sottile filo che li divide e che i loro mondi non riescano a sovrapporsi fino in fondo». 
Gustav continua ad avere un atteggiamento rigido e inflessibile, così sicuro di sé e imponente, e Lars ne è a volte intimidito. Uno spiacevole episodio che vede coinvolto Lars mentre è alla guida del tram fa venire a galla tali incomprensioni, fino all'entrata in scena del giovane neonazista Nils. Questi ostacoli potrebbero determinare la fine della relazione tra Gustav e Lars o favorirne il rafforzamento. 
“Diario svedese” è complessivamente un buon romanzo, con un importante approfondimento psicologico dei protagonisti, in particolare di Lars che nella sua fragilità appare il perno centrale dell'evoluzione narrativa, e in cui viene riservato un discreto ruolo ai personaggi secondari: Amir, il miglior amico di Lars, di origini iraniane, impegnato nella frenetica scoperta della propria sessualità; Darya, madre di Amir, coinvolta nella lotta per l'emancipazione delle donne, materna e comprensiva, di grande sostegno per Lars; i due figli di Gustav, Friedrick e Linus, intimiditi dall'atteggiamento paterno e molto legati al giovane autista. 
Nonostante sia un po' affrettato in alcuni passaggi e nel finale, il romanzo mette comunque in luce numerosi temi, tra cui l'accettazione di sé, la ricerca del proprio posto nel mondo, il desiderio di affetto e famiglia e, soprattutto, mostra le contraddizioni di una società che si schiera dietro il “politicamente corretto”, ma a volte fatica a comprendere davvero le motivazioni dei gesti di ognuno.

VALUTAZIONE 4/5

venerdì 4 settembre 2020

“La statua di sale” di Gore Vidal

TITOLO: “La statua di sale” (Titolo originale: “The City and the Pillar”) 
AUTORE: Gore Vidal 
CASA EDITRICE: Fazi 
GENERE: Narrativa 
TRADUTTORE: Alessandra Osti 
L’ossessiva ricerca di un amore giovanile, un sentimento che inevitabilmente si rivela evanescente e illusorio, è questo ciò spinge Jim Willard, il protagonista del celebre romanzo di Gore Vidal, “La statua di sale” (Fazi 2009), a intraprendere un intenso viaggio nel disperato tentativo di chiudere un cerchio, di ritornare a rivivere il passato. Un peregrinare che si trascina lungo gli anni della giovinezza, che trasforma lo stesso Jim, ancorato agli eventi trascorsi e insensibile alle attenzioni e ai sentimenti altrui, in una statua di sale, con un chiaro riferimento a un episodio biblico: la fuga di Lot e della sua famiglia dalla città di Sodoma distrutta dall'ira divina, l'imprudenza della moglie che, con lo sguardo rivolto all'indietro, alle rovine ormai superate, viene pietrificata. 
Ambientato tra la fine degli anni Trenta e la metà degli anni Quaranta, il romanzo racconta la vita di Jim, un ragazzo della Virginia, appassionato di tennis e insofferente nei confronti dell’ingerenza paterna. Poco più che adolescente, comprende di essere perdutamente innamorato del suo miglior amico Bob, di un anno più grande di lui, ma quel sentimento rimane sepolto nelle sue fantasie per molto tempo. 
Subito dopo la cerimonia di consegna del diploma di Bob, i due ragazzi decidono di trascorrere un fine settimana insieme in una capanna in riva al fiume. È in quell'occasione che i due ragazzi cedono alla passione in un incontro di istinti primordiali, un momento cruciale che segna il destino di Jim e che l’autore descrive con una grande forza espressiva: «Quando i volti si toccarono, Bob sospirò rabbrividendo e strinse forte Jim fra le sue braccia. Ora erano completi, l’uno divenne l’altro, quando i loro corpi si unirono con una violenza primordiale, simile con simile, metallo con magnete, la metà con l’altra metà e il tutto ricomposto». Bob parte il giorno dopo imbarcandosi su una nave per soddisfare il suo desiderio di avventura e da quel momento Jim non lo rivedrà per diversi anni. 
Con questo romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1948, Gore Vidal volle distaccarsi dalle narrazioni di autori che lo avevano preceduto e che si erano limitate a trattare il tema dell’omosessualità in modo stereotipato raccontando di travestiti o di ragazzi solitari in preda a matrimoni infelici. L’autore concentrò la sua attenzione su due ragazzi americani “normali”, due atleti semplicemente attratti dal genere maschile, suscitando grande scalpore e reazioni contrastanti, soprattutto da parte di chi non riusciva ad accettare quella normalità. 
La fluida narrazione, che ripercorre gli incontri e le esperienze di Jim nel corso di sette anni segnati da drammatici eventi storici (il dominio nazista, il secondo conflitto bellico), si avvale di una prosa lineare, in cui l’autore ha inteso eliminare ogni elaborazione rendendola il più possibile dura ed essenziale. Eppure, tale purezza di stile non impedisce di avvertire il pulsare delle emozioni di Jim, il lento percorso interiore, la presa di coscienza del suo essere, tra la rabbia e la paura di non potersi rivelare al mondo, i sentimenti per Bob che continuano a invadere la mente, le sue riflessioni sul futuro e sulla morte durante una grave malattia: «Il sole tiepido lo scaldò. Il sangue scorreva rapido nelle vene. Era consapevole della pienezza della vita. Esisteva nel presente. Questo era abbastanza. E forse negli anni a seguire avrebbe avuto una nuova visione, qualcosa che lo avrebbe aiutato, in qualche modo, a ingannare la realtà del nulla». 
Il lungo girovagare di Jim è una sequenza di incontri, con tre amanti che, pur non riuscendo a carpirne il cuore, ne segnano la crescita umana, figure quasi tragiche, ideali rappresentanti di realtà in apparenza distanti tra loro, ma accomunate dalla incapacità di raggiungere un sereno equilibrio nei rapporti personali e di infrangere il velo di ipocrisia che li soffoca: Ronald Shaw, il superficiale ed egocentrico attore, che gestisce la sua vita drammaticamente come in un perenne film; Paul Sullivan, lo scrittore fallito che ricava piacere dalla sua stessa sconfitta; Maria l’ereditiera sensibile, spesso intrappolata in relazioni impossibili e alla ricerca di una completezza che non riesce mai a raggiungere. 
Un sapore di amarezza e disfatta è ciò che si avverte arrivati al termine. Con “La statua di sale” Gore Vidal ha voluto infrangere l’ideale romantico, condannare chi si rivolge con insistenza al passato, portarlo a scontrarsi con la caduta delle proprie illusioni. Eppure un piccolo spiraglio viene lasciato aperto, l’idea che forse non tutto è stato vano: «Una volta di più fu sulla riva di un fiume, finalmente conscio che lo scopo dei fiumi è di sfociare nel mare. Niente cambia. Eppure nulla di ciò che è, potrà mai essere ciò che è stato. Affascinato, guardò l’acqua infrangersi fredda e scura contro l’isola di pietra. Presto sarebbe andato via». 

VALUTAZIONE: 4,5/5

mercoledì 5 agosto 2020

“Curva di apprendimento” di Kaje Harper

TITOLO: “Curva di apprendimento” (Titolo originale: “Learning Curve”)
SERIE: Lezioni di vita #4
AUTORE: Kaje Harper
CASA EDITRICE: Triskell Edizioni
GENERE: Contemporaneo; Poliziesco
TRADUTTORE: Cristina Bruni 
Leggendo “Curva di apprendimento”, il capitolo conclusivo della serie “Lezioni di vita” di Kaje Harper, è inevitabile avere la sensazione che un cerchio si stia chiudendo e che molti nodi stiano per essere sciolti.
Le vite di Tony e Mac hanno subito drastici cambiamenti in meno di due anni; si sono incontrati per caso e innamorati, hanno dovuto affrontare paure e perdite prima di uscire allo scoperto come coppia, ma sono riusciti a rimanere insieme, forti di un legame indissolubile, creando una solida famiglia con i loro due bambini: «Era strano andare così indietro nel tempo. Neanche due anni, ma sembrava una vita intera analizzando tutti i cambiamenti. All'epoca era soltanto un nome scritto sulla lavagna nell'aula di Tony. All'epoca, non aveva ancora sfiorato la sua pelle, non lo aveva baciato. Ma sin dal primo momento c'era stata una forte connessione tra loro».
Tuttavia, per questi due uomini ci sono ancora alcuni ostacoli da superare. Un colpo di pistola alla testa durante un'indagine ha stravolto la vita di Mac procurandogli un danno cerebrale che ha compromesso le sue funzioni del linguaggio, funzioni che il detective ha cercato di recuperare attraverso un importante e faticoso percorso di riabilitazione con l'immancabile sostegno di Tony.
“Curva di apprendimento” narra, dunque, le vicende di Tony e Mac alle prese con l'ultima fase di tale percorso, forse quella più difficile, dovendo entrambi affrontare finalmente i propri timori e alcuni demoni del passato. In questo ultimo volume, infatti, l'autrice con la sua consueta bravura ci parla di un nuovo caso poliziesco che vede, in qualche modo, coinvolto un alunno di Tony. Ma questa volta più che l'intreccio delle indagini ciò che rileva è l'impatto emotivo sui due protagonisti, impatto che riusciamo a percepire attraverso una profonda introspezione.
Mac vuole ad ogni costo completare la riabilitazione, tornare a rivestire i suoi panni di detective della Omicidi, riprendersi quel lavoro che lo fa sentire completo e realizzato, e in questa indagine cerca di rimettersi in gioco il più possibile, pur con i limiti di una guarigione non ancora completa. Si ritrova di nuovo combattuto, questa volta tra la paura di non riuscire più ad essere il bravo poliziotto di un tempo e il timore di ferire Tony, di farlo preoccupare, di rivelargli che nel profondo del suo animo la loro meravigliosa famiglia, pur occupando un posto fondamentale, potrebbe non essere sufficiente se non dovesse riuscire a riottenere il suo lavoro. Ma è consapevole che l'appoggio di suo marito non verrà mai meno, anche quando si tratterà di affrontare quella sua famiglia di origine di cui si è sempre rifiutato di parlare: «“Guarda lo specchio,” sussurrò. “Lì. Quel meraviglioso uomo massiccio e scuro, e quell'altro tizio più magro. Siamo io e te. Ed è fottutamente sexy, bellissimo e quasi perfetto. Vero, è gay quanto la parata di Pasqua, ma rimaniamo comunque e completamente due uomini veri. La tua famiglia può anche coprirci di insulti e volerci evitare, discriminare e tutto ciò che vuole, ma non potrà mai rendere tutto questo inferiore all'essere quasi perfetto, cazzo.”».
Tony ha sempre mostrato una grande determinazione nel difendere le persone che ama e nell'inseguire gli ideali in cui crede, ma questa volta ci mostra la sua fragilità, la paura di perdere l'uomo di cui è profondamente innamorato e con cui vorrebbe invecchiare, con la consapevolezza che, pur desiderandolo, non potrà impedirgli di tornare a fare il poliziotto. Dovrà affrontare questi suoi timori, così come dovrà ribadire la sua capacità di essere guida e sostegno per tutti quei giovani che scoprono la propria omosessualità e devono difendersi dal bullismo: «Hanno bisogno di qualcuno come il prof. Hart. Hanno bisogno di lui. Perché è dichiarato da anni. Ha sposato un altro uomo. Ha figli. Si fa avanti pubblicamente, ma ha una vita normale. Può dire “Ho passato quello che avete passato voi e faceva schifo, ma la vita può migliorare»
L'autrice continua a mostrare la sua grande sensibilità verso il tema molto attuale della lotta all'omofobia. Leggendo le sue parole è impossibile non trarre messaggi e insegnamenti validi in ogni contesto: «Quando là fuori ci sono degli adulti che ti chiamano cittadino di seconda classe, che ti dicono che meriti di essere licenziato da un posto di lavoro o che non puoi adottare dei bambini o sposarti, fa davvero male. Fa sembrare il bullismo nelle scuole ancora peggiore. Questi ragazzi hanno bisogno di sentirsi dire che le cose miglioreranno, devono sentirselo dire da qualcuno come loro e hanno bisogno di crederci».
In conclusione, non posso che affermare che “Curva di apprendimento” è la degna conclusione di una serie indimenticabile. Ho amato i due protagonisti, sinceri, veri, umani nella loro forza così come nella loro fragilità, ho seguito il loro percorso in cui hanno cercato di migliorarsi e di sostenersi a vicenda, ho sofferto con loro quando hanno dovuto affrontare perdite e ostacoli, E ho letto l'ultima riga con una lacrima di commozione e una fitta di nostalgia, come se stessi salutando alcuni amici dopo aver condiviso un importante tragitto con il desiderio di ricominciare di nuovo. 

VALUTAZIONE: 5/5

mercoledì 15 luglio 2020

“Allo scoperto” e “Compiti a casa” di Kaje Harper



TITOLO: “Allo scoperto” (Titolo originale: “Breaking Cover”);
“Compiti a casa” (Titolo originale: “Home Work”)
SERIE: Lezioni di vita #2 e #3
AUTORE: Kaje Harper
CASA EDITRICE: Triskell Edizioni
GENERE: Contemporaneo; Poliziesco
TRADUTTORE: Cristina Bruni
Nella precedente recensione avevo parlato di “Lezioni di vita”, il romanzo introduttivo dell'omonima serie, che era stato per me una graditissima sorpresa, avendomi fatto scoprire il talento di Kaje Harper, la sua capacità di intrecciare abilmente vicende sentimentali e indagini poliziesche in un'unica appassionante storia con personaggi indimenticabili.
I capitoli successivi, “Allo scoperto” e “Compiti a casa”, rappresentano senza dubbio una conferma delle doti di questa scrittrice, oltre che due tappe fondamentali della storia d'amore di Tony, professore in un liceo di Minneapolis, e Mac, detective della Omicidi.
***
“Allo scoperto” 
Se in “Lezioni di vita” i due uomini avevano appena iniziato una relazione ed erano fermamente intenzionati a portarla avanti nonostante le incertezze legate alla situazione di Mac e al suo essere non dichiarato, “Allo scoperto” rappresenta un momento cruciale per il poliziotto che, di fronte all'evolversi degli eventi, deve prendere una decisione importante: continuare a rimanere nascosto e perdere Tony oppure uscire allo scoperto e affrontarne le conseguenze.
Tutto ha inizio quando un serial killer incomincia a seminare il panico tra gli abitanti di Minneapolis colpendo donne che si ritrovano sole e indifese: dopo averle avvicinate in un locale, le convince, dopo qualche bicchiere di troppo, a trascorrere con lui il resto della serata per poterle poi uccidere barbaramente nei loro appartamenti. Nel momento in cui l'assassino colpisce qualcuno molto vicino a Tony, il giovane professore si ritrova a occuparsi a tempo pieno del piccolo Ben, un bambino con cui ha avuto da sempre un forte legame affettivo e non può far altro che costringere Mac a scegliere tra due alternative: aiutarlo uscendo allo scoperto oppure fare in modo che ognuno vada per la propria strada.
Come per il precedente romanzo, l'autrice analizza con grande precisione, attraverso una scrittura fluida ed efficace, i progressi compiuti da Mac e dai suoi colleghi nello svolgimento dell'indagine, i loro sforzi nel cercare di rintracciare e fermare il colpevole prima che possa colpire ancora, facendo emergere tutta la frustrante tensione di piste che si rivelano vicoli ciechi e di indizi che non portano da nessuna parte.
L'indagine, come ho detto più volte, si intreccia inevitabilmente con le vite di Tony e Mac, il cui legame non è solo passione amorosa, ma anche fiducia e sostegno reciproco, capacità di aiutarsi e sostenersi a vicenda. In questo secondo episodio emerge con forza il carattere deciso e determinato di Tony, pronto a lottare per ciò in cui crede e a compiere dolorose rinunce pur di difendere le persone che ama. Nello stesso modo, viene posto in risalto l'animo sofferente e lacerato di Mac, combattuto tra il suo desiderio di stare accanto a Tony per sostenerlo nelle sue lotte quotidiane e la paura di affrontare il coming out che per un poliziotto è particolarmente arduo.
Uno dei temi portanti di “Allo scoperto” è la lotta contro l'omofobia, la necessità di accettarsi e di difendersi contro la violenza dei bulli che terrorizzano i ragazzi più indifesi e dei bigotti intolleranti che credono di poter liberamente odiare e discriminare. Frequentando un centro LGBT che accoglie giovani rifiutati dalle famiglie per la loro omosessualità o vessati dai bulli, Tony non può rimanere indifferente e cerca di coinvolgere anche Mac: «Tony raccolse la borsa e si avviò verso quel luogo sicuro che era il suo appartamento, con il suo lavoro stipendiato, i suoi cari amici e il suo splendido uomo non dichiarato. Quel ragazzino gay, invece, sarebbe tornato sulla strada. Qualcosa doveva cambiare».
Descrivendo l'impegno dei due protagonisti in favore di questi ragazzi l'autrice lancia anche un messaggio fondamentale rivolto a qualsiasi vittima di violenza, che non deve mai sentirsi colpevole o pensare di aver fatto qualcosa per meritare le angherie subite: «La violenza riguarda l'aggressore, non la vittima. Se voi non ci foste stati, l'aggressore avrebbe scelto un'altra vittima. Siete tutte persone reali, che valgono, e avete tutto il diritto di proteggervi. Così come quello di combattere, scappare, urlare, chiedere aiuto o qualsiasi altra cosa che vi possa salvare»
Questi due uomini ci vengono mostrati in tutta la loro straordinaria umanità, in un emozionante percorso di crescita interiore in cui Tony cerca di far capire a Mac quanto importante sia l'accettazione per poter vivere sereni con se stessi: «Vivi la tua vita. Frequenta persone che ritengono che essere omosessuali sia normale quanto un diverso colore dei capelli. Stai accanto a quei ragazzi del centro giovanile per vedere quanto abbiano bisogno di sentirsi dire che sono normali, e credici mentre glielo dici. Ricordati di quanto siano ignoranti le critiche verso di te. Permettimi di mostrarti il lato positivo di essere gay, ogni volta che è possibile».
“Allo scoperto” non è, dunque, solo un'adrenalinica caccia a un serial killer, ma è anche un viaggio sofferto attraverso i sentimenti di due uomini il cui legame diviene sempre più profondo: «Chiuse gli occhi e premette la guancia contro quella pelle liscia e calda. Quello era il suo amore, la sua vita e il suo corpo e il suo respiro, e non lo avrebbe mai lasciato andare»

VALUTAZIONE: 5/5
***
“Compiti a casa” 
In “Compiti a casa” viene posto in risalto il ruolo fondamentale della famiglia, intesa non soltanto come insieme di legami di sangue, ma come la più ampia rete di rapporti di affetto e solidarietà.
Tony e Mac hanno creato la loro famiglia con i loro figli, Anna e Ben, e stanno cercando di raggiungere un certo equilibrio districandosi tra le esigenze dei bambini e gli impegni lavorativi.
Il coming out, se da un lato ha consentito a Mac di rimanere accanto a Tony e di poter finalmente dichiarare pubblicamente l'amore che prova nei suoi confronti, dall'altro ha reso un po' più complessa la gestione del suo ruolo di detective della Omicidi. Tuttavia, la situazione dopo alcuni mesi sembra essere migliorata, sebbene il poliziotto abbia continuato comunque a immergersi con passione nel suo lavoro.
L'autrice ci proietta in un nuovo caso che appare da subito molto intricato, forse il più interessante di tutta la serie: un giovane vagabondo e drogato, ritrovato morto sopra un ponte, privo di qualsiasi documento di riconoscimento. Le difficoltà di tale indagine sono fin troppo evidenti: una vittima priva di identità, nessuna arma del delitto in vista, nessun possibile movente. Ma Mac cerca in tutti modi di scoprire maggiori dettagli per evitare che l'assassinio venga bollato come morte accidentale di un barbone drogato e archiviato tra i casi irrisolti.
La gestione dell'indagine viene illustrata con la consueta precisione ed efficacia, con continue importanti scoperte e interessanti colpi di scena, facendo emergere il rapporto sempre più affiatato tra Mac e Tony: i consigli e le intuizioni del professore si rivelano assai preziose per il detective che trova nel compagno un sostegno fondamentale.
I due uomini non esitano a mostrare le loro emozioni, lo stupore di ritrovarsi in una situazione che alcuni mesi prima non avrebbero mai immaginato. Soprattutto Mac fatica a credere di aver realizzato una famiglia con l'uomo che ama, lui che credeva che avrebbe trascorso la vita a nascondersi tra un rapporto occasionale e l'altro, e comprende che è arrivato il momento di consolidare ufficialmente e definitivamente quel rapporto: «E, d'improvviso, tutte le stupide paure, i vaghi timori, i bambini e tutto quanto non avevano più importanza. Era tutta lì, quella cosa che un tempo aveva creduto di non poter mai avere: l'uomo che amava, inginocchiato ai suoi piedi e che gli chiedeva di sposarlo».
Il romanzo ci mostra numerosi personaggi secondari, molto ben delineati, alcuni dei quali svolgono un ruolo strategico nella storia tra Tony e Mac. Tra questi, ci sono sicuramente Sabrina, migliore amica di Tony e da sempre al suo fianco in ogni lotta, e Oliver, partner di Mac in tutte le indagini, un personaggio che mostra una notevole crescita nel corso della serie, soprattutto nell'accettare l'omosessualità del suo collega e nel supportarlo: «Ma Oliver continuò. “Sai, dopo sabato, ho iniziato a pensare quanto invidi il fatto che tu abbia qualcuno, Non ha importanza se è un altro uomo. Ma hai qualcuno che ti rende felice e che ci tiene a te. Proprio come eravamo io e Annette ai bei tempi. Quando mi comporto come se non volessi starti troppo vicino o non riprendo i ragazzi per quegli insulti, mi sembra di sminuire tutto questo».
Posso, quindi, concludere dicendo che di questa bellissima serie “Compiti a casa” è finora il mio volume preferito, per l'indagine ricca di suspense e di inaspettati risvolti e per le toccanti emozioni che i due protagonisti riescono sempre a regalare: «Tony passò le dita sul braccio di Mac mentre si sfioravano a vicenda entrando in casa. A volte gli capitava di provare una scarica di paura che Mac potesse svanire all'improvviso. Aveva bisogno di sentire quella solidità sotto i polpastrelli alla stessa stregua dell'aria». 

VALUTAZIONE: 5/5

domenica 3 maggio 2020

“Lezioni di vita” di Kaje Harper

TITOLO: “Lezioni di vita” (Titolo originale: “Life Lessons”)
SERIE: Lezioni di vita #1
AUTORE: Kaje Harper
CASA EDITRICE: Triskell Edizioni
GENERE: Contemporaneo; Poliziesco
TRADUTTORE: Cristina Bruni
Un efferato omicidio all'interno di una scuola di Minneapolis, un incontro inaspettato che incide profondamente sulle vite di due uomini, una storia d'amore che rappresenta una rischiosa sfida per entrambi, una tensione narrativa che lascia senza fiato sino all'ultima pagina. Sono questi gli elementi che rendono “Lezioni di vita” - il primo volume dell'omonima serie di Kaje Harper - un romanzo unico, un mix perfetto di romanticismo e suspense, tra indagini poliziesche e sentimenti contrastati.
Tony Hart è un giovane professore di un liceo di Minneapolis, la cui esistenza sta procedendo in maniera fin troppo tranquilla negli ultimi mesi. È venerdì sera e i corridoi dell'edificio scolastico sono ormai quasi deserti, il ragazzo è ancora a lavoro nel tentativo di ultimare un progetto dedicato ai libri per l'infanzia, quando, all'improvviso, uscendo dall'ascensore, si ritrova tra le braccia un collega, ferito mortalmente con un coltello. Il tempestivo arrivo della polizia e l'avvio delle indagini da parte dei detective della omicidi portano Tony a incontrare Jared MacLean, detto Mac, l'investigatore che dovrà occuparsi del caso: i due cercheranno di collaborare per far luce sull'assassinio instaurando un rapporto che diventerà sempre più profondo, soprattutto nel momento in cui sarà la vita stessa di Tony a essere in pericolo.
L'autrice, con uno stile efficace e puntuale, illustra adeguatamente lo sviluppo dell'indagine poliziesca, fornendo, senza essere pedante, un quadro preciso di tutti gli elementi che Mac e i suoi colleghi cercano di acquisire per addivenire alla soluzione del mistero, esplorando i dettagli del passato della vittima, tra contatti e possibili nemici, interrogando professori non sempre pronti a collaborare e ascoltando il punto di vista degli studenti.
Ma il romanzo, oltre all'indagine, segue anche il percorso interiore dei due protagonisti, tratteggiati in tutta la loro sensibilità e profondità di sentimenti. Ciò che colpisce è soprattutto il fatto che Tony e Mac vivano in maniera completamente diversa la propria omosessualità. Mac non ha mai voluto fare coming out, ha preferito vivere di nascosto i propri impulsi attraverso rapporti sessuali anonimi con sconosciuti in località lontane dal luogo in cui vive abitualmente. A volte accenna a un passato che vuole cancellare, a una famiglia a cui preferisce non pensare, lasciando trapelare una certa sofferenza e un difficile percorso di accettazione. È vedovo, con una figlia piccola a carico, per cui la sua ferma volontà di non dichiararsi è legata al desidero di tutelare la sua bambina e non di avere problemi a lavoro. Una volontà che inizia a vacillare già dopo i primi incontri con Tony:
«Mac sospirò. Diventare amico di un uomo gay sarebbe stato un vero rischio per la sua vita da non dichiarato. Diventare più che semplici amici sarebbe stato ancora peggio. Teneva la sua vita sotto stretto controllo. Ogni cosa funzionava perfettamente in quel modo. Non desiderava cambiarla. A parte quando pensava agli occhi blu di Tony e alle sue spalle tese. Allora sì che nascevano i dubbi»
Tony è un ragazzo tranquillo e con la testa sulle spalle, che sa dimostrarsi allegro, ironico, vitale e sfacciato al momento giusto. Anche lui non ha avuto una vita sempre serena, la scelta di dichiarare apertamente la propria omosessualità gli ha procurato una certa dose di sofferenza, anche a causa di alcuni atti di bullismo a scuola, ma con una grande forza di volontà è riuscito a buttarsi tutto alle spalle e a vivere con orgoglio la sua natura. Teme gli ostacoli di una relazione con un uomo non dichiarato, ma nello stesso tempo non riesce a negare il forte legame che si sta instaurando con l'attraente poliziotto:
«Tony non si era mai sentito in quel modo con altri uomini […] Per qualche motivo si fidava di Mac, in un modo in cui gli era stato impossibile con Luke. Un po' come in quelle esercitazioni per l'affiatamento di gruppo in cui ti chiedevano di lasciarti cadere all'indietro e di fidarti dei tuoi compagni, perchè ti avrebbero preso in tempo. Con Luke avrebbe dovuto tenere pronta una mano per sostenersi da solo, nel caso in cui il suo ex avesse avuto di meglio da fare che preoccuparsi per lui. Ma con Mac si sarebbe lasciato cadere, sicuro che quelle mani grandi ci sarebbero state per lui».
Tony e Mac arrivano a un compromesso, consapevoli che è preferibile rimanere insieme, anche se di nascosto, piuttosto che perdersi. La loro relazione diventa, quindi, sempre più coinvolgente, non solo per la sconfinata sensualità di una passione totalizzante, ma anche perchè l'autrice riesce a farci percepire in maniera netta i sentimenti che li accomunano davvero: la reciproca fiducia, ma anche una profonda generosità che li porta a dare sostegno a chi ne ha bisogno, nel desiderio di sentirsi avvolti da una famiglia che prescinde dai legami di sangue (Tony con il piccolo Ben, Mac con i suoi suoi colleghi, oltre che con la sua bambina).
“Lezioni di vita” è, dunque, un bellissimo inizio di una serie davvero promettente e appagante, una narrazione in grado di combinare perfettamente adrenalina, emozioni forti, riflessioni incentrate sull'importanza di lasciarsi andare ai propri sentimenti nonostante i pericoli e gli ostacoli:
«Il sesso non era mai stato così importante. Ma ormai non si trattava solo di sesso; si trattava di Tony. E Tony era diventato in qualche modo troppo importante per poterlo mettere da parte. Smettere di respirare sarebbe stato meno doloroso».
VALUTAZIONE 5/5

martedì 7 aprile 2020

“Punto e a capo” di Isobel Starling

TITOLO: “Punto e a capo” (Titolo originale: “Return to Zero”)
SERIE: Shatterproof Bond #3
AUTORE: Isobel Starling
CASA EDITRICE: Quixote Edizioni
GENERE: Romantic Suspense
TRADUTTORE: V.B. Morgan
“Punto e a capo” è una piacevole conferma dell'affascinante scrittura di Isobel Starling che, attraverso la serie “Shatterproof Bond”, ci mostra tutta l'intensità e la sensualità del rapporto tra Sam e Declan, i due speciali protagonisti di una storia basata su un legame d'amore indistruttibile, una passione capace di resistere alle rivelazioni più scottanti e agli ostacoli più insidiosi.
Se con il primo volume “Ai tuoi ordini” eravamo stati affascinati dalle magiche e fiabesche atmosfere del Castello di Dunloch, che aveva visto nascere, prima timidamente e poi con sempre maggior coinvolgimento, il sentimento tra lo scozzese Declan Ramsay e l'inglese Sam Aiken, il secondo episodio “Luce tra le ombre” ci aveva mostrato la vita dei due ragazzi dopo il ritorno a Londra, alle prese con l'ingombrante presenza del padre di Sam, il multimilionario Sir James che gestisce il settore immobiliare come copertura per la propria attività di spionaggio e acquisizione di informazioni strategiche e non esita ad arruolare Declan come agente segreto affiancandolo al figlio.
In questo terzo episodio Sam e Declan stanno vivendo un periodo di tranquillità e attesa: lo scozzese non vede l'ora che il suo capo si faccia vivo e affidi loro una missione per poter mostrare quanto appreso durante l'addestramento in Marocco. Al contrario, Sam si gode la serenità e non freme per il desiderio di tentare di compiacere il padre, consapevole che dopo ogni impresa non ci sarà alcuna riconoscenza da parte di James, per lui sarà sempre un “punto e a capo”. Ma la notizia di una nuova missione non tarda ad arrivare – recarsi in una località scozzese, presso un centro che organizza attività ed escursioni rivolte soprattutto a rappresentanti di varie aziende e indagare sulla scomparsa di due agenti alle dipendenze di Sir James – e i due giovani si ritroveranno alle prese con eventi dai risvolti imprevisti che metteranno a dura prova il loro rapporto.
Con il suo stile preciso ed essenziale, l'autrice ci avvolge in una narrazione dal ritmo incalzante e avvincente, ma che lascia spazio anche a suggestive descrizioni delle Highlands, le selvagge e lussureggianti colline scozzesi che Sam e Declan si ritrovano ad attraversare per raggiungere la loro meta e che sembrano possedere “una profonda spiritualità che sembrava permeare tutta l'aria circostante”. Tali vivide descrizioni ci restituiscono tutta l'immensa pacifica serenità che caratterizza tale luogo, in cui Declan si sente finalmente a suo agio e il cui silenzio costringe i due giovani a guardarsi dentro e a rivedere sotto una luce diversa il loro indissolubile rapporto.
Grazie a una approfondita introspezione riusciamo finalmente a conoscere meglio i due protagonisti, indagando tra le pieghe dei loro sentimenti, tra incertezze e frustrazioni che sembrano assai difficili da superare. Sam è ormai noto per la sua ironia e il suo fascino, per le sue spiccate doti camaleontiche, per la capacità di adattarsi a ogni situazione sfruttando anche l'ampia conoscenza delle lingue, ma in questo episodio rivela le sue fragilità, il desiderio, dopo aver trascorso anni ad agire da solo, di avere finalmente accanto qualcuno che lo ami, lo sostenga e lo incoraggi, soprattutto nell'affrontare il timore verso un oscuro passato che sembra volersi riaffacciare. Declan è, invece, un uomo forte, coraggioso, capace di assumere ruoli strategici di pianificazione e comando, ma che è spesso sopraffatto da un'insicurezza che lo paralizza. Il cammino verso la meta prestabilita è, dunque, un'importante occasione per dare sfogo a confidenze reciproche, per spazzare via i dubbi e rinforzare un rapporto basato sulla fiducia e sul sostegno, oltre che su una bruciante passione. Ed è molto toccante il momento in cui Declan si ritrova a riscoprire tutto ciò che prova per il suo Sam:
«La brezza delle Highlands sferzò il viso di Sam, scombinando i capelli bondi che spuntavano da sotto il cappello, e gli occhi verdi sembrarono improvvisamente in grado di sondare la sua anima, con una semplice occhiata. Le guance erano rosee per il duro esercizio e la sua bocca, oh … Quella splendida bocca così sensuale, quelle labbra umide e socchiuse, gli fecero perdere la testa. Le farfalle presero il volo nello stomaco, e Declan si chiese come potesse essere arrabbiato con un uomo tanto perfetto. Come poteva allontanare l'unica cosa buona della sua vita?».
“Punto e capo” è, dunque, un romanzo sensuale e intrigante, ricco di adrenalina, misteri da scoprire, inquietanti colpi di scena, ma è soprattutto il consolidamento di un rapporto d'amore profondo e viscerale, che lascia già intravedere gli interessanti sviluppi dei prossimi volumi della serie che spero arrivino presto:
«L'affetto di quel bacio fece nascere una lacrima negli occhi di Sam. Avvolse il compagno fra le braccia e lo strinse a sé; aveva la sensazione che quel tenero abbraccio lo avvolgesse in uno scudo infrangibile. L'amore che provavano l'uno per l'altro era l'inizio e la fine di tutto, e insieme sarebbero stati indistruttibili»
VALUTAZIONE: 4,5/5

giovedì 26 marzo 2020

"Parole" di John Inman

TITOLO: “Parole” (Titolo originale: “Words”)
AUTORE: John Inman
CASA EDITRICE: Dreamspinner Press
GENERE: Romantic Suspense
TRADUTTORE: Sara Linda Benatti
Un killer freddo e spietato, pervaso da un particolare senso di giustizia; una storia d'amore dolce e intensa che nasce e si sviluppa attraverso la passione per la scrittura; un mondo letterario che sa unire e avvolgere con calore i suoi scrittori, lettori, recensori, ma che deve fronteggiare schegge impazzite che sembrano voler solo irridere quella passione. Sono questi gli ingredienti di “Parole” di John Inman, un romanzo avvincente e romantico, pregevole nel suo stile accurato che lo pone a un livello qualitativo superiore alla media.
Protagonisti della storia d'amore sono lo scrittore Milo Cook e il recensore ed editor Logan Hunter, il luogo del loro incontro una libreria di Coronado, una penisola nella baia di San Diego in California, lo scenario di quasi tutta la vicenda narrata. È un momento particolarmente deprimente per Milo, seduto a un tavolo della libreria per il firmacopie del suo ultimo romanzo con un deserto di lettori intorno, un momento che viene rinfrancato dall'arrivo dell'affascinante Logan, che conosce molto bene le opere di Milo, avendole recensite favorevolmente nel suo blog, e non lesina complimenti allo scrittore invitandolo a pranzo. Dall'attrazione iniziale nasce un legame di amicizia da cui scaturisce un sentimento sempre più profondo.
Come ho accennato sopra, un elemento che contraddistingue questo romanzo è lo stile preciso e accurato che dà vita a una scrittura elegante, fluida, solida, capace di descrivere in modo suggestivo e poetico i luoghi che fanno da sfondo alla narrazione, cogliendo i dettagli importanti senza dilungarsi eccessivamente e intersecandoli con le sensazioni dei protagonisti:
        “Nel grigiore del crepuscolo, mentre il sole sprofondava oltre l'orizzonte, la scia infuocata della nave ritornò bianca. Attorno a loro alla fine cominciò a calare l'oscurità e i lampioni tornarono in vita, scacciando le ombre. […] In qualsiasi altro giorno, e in compagnia di chiunque altro, lui avrebbe potuto rammaricarsi di veder fuggire quelle ombre. Avrebbe potuto apprezzare l'anonimato che offrivano”.
L'autore ha cesellato abilmente i protagonisti mostrandoli, attraverso i punti di vista alternati in terza persona, in tutte le loro sfumature di carattere: difficile non rimanere colpiti dall'ironia a tratti pungente di Milo, che spesso viene sovrastata da una dolcezza disarmante e da un solare ottimismo, nel tentativo di nascondere un'ansia sociale con cui deve combattere da anni. Allo stesso tempo è assai improbabile non rimanere conquistati dalla generosità a volte malinconica di Logan che vuole ricominciare a vivere, ma deve lottare contro i sensi di colpa verso chi è andato via dalla sua vita. Due caratteri che si fondono dando vita a un insieme di amore, sostegno reciproco e dolce e giocosa sensualità.
La loro vicenda si alterna alle immagini di un inquietante serial killer nella cui mente lucida e perversa il lettore viene catapultato attraverso un lungo e contorto peregrinare: questa singolare figura viene tratteggiata in modo volutamente ambiguo, ma lasciando trasparire una fredda razionalità quasi disturbante, in una scia di mistero che accompagna la sua missione purificatrice del mondo letterario contro chi utilizza le parole in modo distorto. Una missione che inevitabilmente finisce per aver impatto sulla serenità di Milo e Logan e di chi li circonda.
Molto interessante e attuale è la rappresentazione che l'autore dà dell'ambiente letterario, un luogo di scambio culturale e di incontro tra persone di età e ceti diversi, uniti dal solo amore per la lettura:
         “Il gruppo sembrava coprire l'intero spettro sociale, andando dai danarosi ai poco abbienti, dai giovani agli anziani, e passando per quelli nel mezzo. Come sempre, era la loro devozione alla lettura ad averli messi assieme. Lo status sociale non aveva niente a che fare con quell'interesse. Quello era un aspetto di chi amava i libri che gli dava sempre speranza per la specie umana”.
Il punto nodale del romanzo sono, comunque, le “parole”, il modo con cui vengono usate per giudicare i romanzi letti, quelle recensioni che a volte possono aiutare lo scrittore a crescere e migliorarsi, ma altre volte possono ferire profondamente e distruggere intere carriere. Il messaggio importante che l'autore sembra voler far trasparire è la necessità del rispetto del lavoro letterario altrui al di là dei gusti personali. E su questo aspetto i punti di vista di Milo e Logan convergono nettamente:
         (Milo) - “Nulla poteva distruggere uno scrittore in maniera più letale di una cattiva recensione. E alla lettera, in certi casi. Lui sapeva di una povera anima che aveva bevuto una bottiglia di varechina dopo una recensione particolarmente crudele, il che, dal suo punto di vista, era spingere la sensibilità artistica un po’ troppo oltre”
       (Logan) - “Qualcuno ha messo un sacco di sforzi nel realizzare il libro che stanno facendo a pezzi, e non ha nessun senso strappare il cuore all'autore solo perché a un recensore non piace il modo in cui il libro è stato scritto”
“Parole” rappresenta, dunque, una perfetta commistione di suspense, romanticismo, lucida analisi dell'ambiente letterario, in grado di coinvolgere l'attenzione del lettore fino all'ultima pagina e che si pone a buon diritto tra le mie letture preferite.

VALUTAZIONE: 5/5