mercoledì 24 marzo 2021

“Al limite della notte” di Michael Cunningham

TITOLO: Al limite della notte (Titolo originale “By Nightfall”)
AUTORE: Michael Cunningham
CASA EDITRICE: Bompiani Editore
GENERE: Narrativa
TRADUTTORE: Andrea Silvestri
Peter Harris, il protagonista di “Al limite della notte” del Premio Pulitzer Michael Cunnigham, è un gallerista di New York di quarantaquattro anni nella cui vita, almeno in apparenza, sembra non mancare nulla: ha un lavoro che può considerarsi soddisfacente e di successo, il suo matrimonio con Rebecca, donna affascinante e determinata, sembra procedere senza problemi, sua figlia Bea è andata a Boston per frequentare il college.
In realtà le cose non sono davvero come sembrano: la sua galleria d’arte non riesce a fare quel salto di qualità necessario per potersi collocare in una posizione di primo piano, la relazione con sua moglie si sta raffreddando ogni giorno di più, per non parlare del difficile rapporto con la figlia che ha abbandonato gli studi per lavorare nel bar di un albergo e a stento gli rivolge la parola: «Che livello di disperazione bisogna raggiungere per sopportare la separazione, andarsene e vivere la propria vita senza qualcuno che ci conosce a fondo?»
Peter cerca di dissimulare la propria infelicità, ma al di là delle beghe quotidiane, traspare la sua irrequietezza, una tensione emotiva che lo spinge a cercare qualcosa che vada oltre ciò che lo circonda: «Riesce a sentire qualcosa, qualcosa che si addensa ai confini del mondo. Un’attenzione furtiva, un nembo oro scuro tempestato di luci viventi come pesci nelle nere profondità oceaniche; un ibrido tra una galassia, il tesoro di un sultano e una divinità caotica, imperscrutabile». Peter è un attento estimatore della bellezza in tutti i campi e il suo anelito principale è riuscire a percepire una bellezza superiore che gli consenta di elevarsi, pur avvertendone i pericoli: «È trito, è sentimentale, non ne parla con nessuno, ma in certi momenti – questo ad esempio – lo sente come l’aspetto più essenziale della sua personalità: la convinzione, nonostante tutte le prove del contrario, che una qualche tremenda, accecante bellezza stia per discendere e, come l’ira di Dio, risucchiare tutto, rendendoci orfani, liberandoci, lasciandoci lì a domandarci come faremo a ricominciare da capo».
Cunningham, con una trama in apparenza lineare, ha dato vita a un romanzo complesso e ricco di sfumature, con una narrazione non sempre agevole, a tratti ipnotica, che quasi travolge il lettore attraverso il flusso di coscienza di Peter, il vagare della sua mente tra sensazioni, aspirazioni e desideri, con continue digressioni, flashback del suo passato, dialoghi quasi fulminei. Si tratta, senza dubbio, di una scrittura di altissimo livello, densa di riferimenti artistici e letterari, quasi un romanzo – saggio dedicato all’impatto dell’arte e della bellezza sull’umanità.
Fulcro della narrazione è l’arrivo di Ethan, detto Erry, il fratello di sua moglie Rebecca, che trascorre alcuni giorni nel loro appartamento. La speranza di Rebecca è che suo fratello possa finalmente mettere la testa a posto, trovare un lavoro e iniziare un’esistenza normale, augurandosi che Peter possa aiutarla a raggiungere questo obiettivo. Erry è molto giovane, ultimo arrivato in una famiglia che forse lo ha adorato fin troppo senza aiutarlo davvero a crescere, ha avuto problemi di dipendenza dalle droghe, ma è apparentemente pulito da un anno. Il suo fascino giovanile, il suo modo di fare totalmente disinibito, la sua capacità di sedurre praticamente chiunque sono tutti elementi che non lasciano indifferente Peter. Il gallerista inizia a provare una misteriosa attrazione per suo cognato, una sensazione che finora non aveva mai provato per un uomo, se non in qualche sporadica fantasia, e che lo induce non solo a porsi interrogativi sulla propria sessualità, ma anche a cercare di capire i motivi di tale seduzione: «È innegabile che sia un’altra Rebecca, ma non è tanto questione di somiglianza, quanto di vera e propria reincarnazione […] Non è difficile immaginarlo seduto da buon discepolo al bordo di un giardino sacro. Anzi, assomiglia un po’ a un san Sebastiano rinascimentale, rapito nella contemplazione. Ha queste onde di capelli color moka, queste gambe e queste braccia muscolose, di un bianco roseo».
L’arte rimane, comunque, un tema fondamentale di questo libro. Peter è alla ricerca di artisti talentuosi che possano esporre nella sua galleria, garantendo un buon ritorno in termini di vendite, ma non riesce a piegarsi all’idea di ricercare il solo profitto, nutrendo, invece, la speranza di poter fare passi avanti anche nella ricerca estetica e artistica, nello «sforzo di trovare l’equilibrio tra passione e ironia, tra bellezza e rigore, aprendo nel far ciò uno spiraglio nella sostanza del mondo». Ritorna spesso l’idea della ricerca di una bellezza superiore, di un genio artistico che possa consentire di fare il salto di qualità: «Peter ama i brevi periodi durante i quali la galleria è sgombra d’arte. C’è qualcosa nell’austera perfezione dello spazio che promette un’arte superiore a quella che qualunque umano, per quanto brillante, può produrre. […] L’arte che realizziamo vive in un equilibrio instabile con l’arte che possiamo immaginare, l’arte che la sala si aspetta».
Peter ama sottolineare spesso il suo modo di concepire l’arte come strumento per catturare la giovinezza, quella situazione ideale che ognuno di noi brama di possedere, e attraverso l’osservazione di opere di Rodin e Manet mostra come queste siano l’unico mezzo per garantire l’immortalità: «Adesso è immortale, è una grande bellezza storica, essendo stata purificata dall’attenzione di un grande artista. Certo, non possiamo fare a meno di notare che Manet evitò di ritrarla vent’anni dopo, quando il tempo aveva cominciato a fare il suo lavoro. Il mondo ha sempre venerato la giovinezza. Che il mondo sia maledetto»
L’autore nello svolgimento della narrazione mette in luce tutte le sensazioni contrastanti che albergano nell’animo di Peter. Vi è il rammarico di non essere stato un buon padre, di non essere riuscito ad accettare la figlia per ciò che era e di aver fatto pesare nel loro rapporto le perplessità su alcuni aspetti della vita della ragazza e in questo suo esame di coscienza il rimpianto si alterna al cinismo, nel tentativo di scrollarsi di dosso alcune colpe: «Stanotte sente il bisogno di lasciarle un messaggio. Sente il bisogno di lasciarle un bouquet davanti alla porta di casa sua, sapendo che i fiori appassiranno e moriranno lì».
Vi è lo struggimento per suo fratello Matthew, morto molto giovane (probabilmente per aver contratto l’HIV anche se non viene mai esplicitato): è difficile per Peter accettare che la vita di una persona cui si era sentito molto legato possa essersi risolta nel nulla così presto, per cui avverte un estremo bisogno di catturare la giovinezza nell’istante in cui si manifesta, di «favorire la creazione di qualcosa di meraviglioso, di qualcosa in grado di resistere al tempo». Nella sua mente ricorre spesso un ricordo molto nitido legato a suo fratello e a una cara amica di cui Peter si era invaghito da adolescente, con il rimpianto di non poter avere più ciò che è stato: «Non era questo il vero messaggio di quella giornata, decenni fa, quando Matthew e Joanna camminarono nelle secche del lago Michigan e apparvero a Peter come l’incarnazione della bellezza?».
“Al limite della notte” è, dunque, un romanzo ricco di arte e di sensualità nella sua forma più elevata, una dedica appassionata alla bellezza e alla giovinezza, queste ultime incarnate nel bellissimo Ethan, seducente e sfrontato in cui Peter rivede qualcosa che gli ricorda sia suo fratello che sua moglie. Le emozioni contrastanti nei confronti di questo giovane disperato, licenzioso, sregolato, tossico, saranno una vera e propria guida emotiva e porteranno Peter a esplorare se stesso e i propri desideri in una narrazione intensa e coinvolgente: «La bellezza – la bellezza che Peter desidera ardentemente – è dunque questa: un viluppo umano di grazia fortuita, destino tragico e speranza».

VALUTAZIONE: 4,5/5

domenica 7 marzo 2021

“Senza di te” di Marley Valentine

TITOLO: Senza di te (Titolo originale: “Without you”)
AUTORE: Marley Valentine
CASA EDITRICE: Quixote Edizioni
GENERE: Contemporaneo
TRADUTTORE: Federica Noto
Una giovane vita spezzata dal cancro, un lutto doloroso che ha devastato una famiglia, un passato che si rivela sempre più opprimente e offusca qualsiasi prospettiva futura. Non appena ho iniziato a leggere “Senza di te” di Marley Valentine, tutti questi elementi mi sono caduti addosso ferendomi come schegge appuntite e lasciandomi una sensazione di oppressione al petto.
Deacon Sutton è a casa dei suoi genitori nel Montana, suo fratello minore Rhett è morto da alcuni giorni per una forma di leucemia mieloide acuta che gli era stata diagnosticata quando aveva solo diciassette anni e che sembrava ormai in remissione, fino a quando, a ventiquattro anni, non si è presentata più devastante di prima, ormai totalmente diffusa. Il funerale è stato celebrato da due giorni e Deacon si aggira sconsolato per casa, consapevole che la sua famiglia non potrà più essere quella di prima, inevitabilmente scossa nel profondo da questo lutto così tremendo. Si avverte, comunque, fin da subito che la sua sensazione di solitudine e il suo sentirsi fuori posto e a disagio hanno radici molto più lontane.
Il ragazzo sta per partire per un lungo viaggio in auto che lo riporterà nella sua casa a Seattle quando sua madre gli chiede di portare a Julian, il compagno di suo fratello, una scatola contenente alcune cose che Rhett aveva lasciato per lui. Deacon vorrebbe quasi rifiutare, ha sempre provato uno strano sentimento di gelosia nei confronti di quel ragazzo, forse perché più benvoluto di lui in famiglia. Ma quando Deacon vede Julian disteso sul letto, quasi esanime e distrutto dal dolore, un sentimento sconosciuto inizia a farsi strada nel suo petto. Lo aiuta a cambiarsi e non gli nega un abbraccio consolatorio prima di andar via: le lacrime salate di entrambi sono una piccola luce che inizia a schiarire il buio che entrambi condividono.
Posso affermare senza indugio di aver amato moltissimo questo romanzo, un percorso sofferto e intenso di due anime, quelle di Deacon e Julian, il cui istinto li conduce verso un graduale avvicinamento, dopo un anno in cui non hanno mai dimenticato quella notte in cui si sono sentiti così vicini nel dolore. Per entrambi non è in gioco soltanto un necessario processo di elaborazione del lutto: sia Deacon che Julian devono riconsiderare il loro passato, comprendere quale impatto ha avuto sul loro presente e guardare con una prospettiva diversa il futuro che li attende. E tutto questo potranno farlo solo con l’aiuto reciproco e grazie ai sentimenti che, contro ogni probabilità e la loro stessa volontà, stanno nascendo tra loro: «L’indipendenza ti mente, ti dice che starai benissimo da solo. Ma non mi ero mai reso conto, fino a quel momento, di quanto la solitudine facesse male».
Marley Valentine mi ha stupito ed emozionato con la sua scrittura limpida e capace di arrivare dritta al cuore, con il suo stile preciso e ricco di suggestioni poetiche, con una tensione emotiva che non mi ha mai abbandonato durante la lettura, facendomi passare dalla malinconia al sorriso, dal dolore alla visione di un amore talmente profondo da superare qualsiasi barriera. Tutto questo senza cedere mai il passo all’angoscia, ma trasmettendo una sensazione di positività tale da rendere giusto ogni avvenimento narrato.
La narrazione mi ha dato una sensazione di completezza che non sempre riesco a provare nei romanzi che mi capita di leggere, coinvolgendomi e portandomi per mano lungo tutte le fasi del percorso di questi due splendidi protagonisti, grazie anche a una profonda introspezione che ha contribuito a renderli reali, veri, come se potessi vivere ogni evoluzione dei lori sentimenti.
I loro percorsi sembravano destinati a non incrociarsi mai quando alcuni anni prima Julian era entrato nella vita della famiglia Sutton come ragazzo di Rhett e Deacon aveva cercato in tutti i modi di evitarlo, ma dopo quella notte in cui sensazioni sconosciute avevano iniziato a far breccia nel cuore di Deacon, i due uomini si erano ritrovati di nuovo in Montana per l’anniversario della morte di Rhett, in uno scontro iniziale divenuto ben presto un reciproco sostegno. Dal quel momento l’autrice inizia a svelarci il loro mondo interiore facendoci amare ogni dinamica, ogni progresso nella guarigione delle loro ferite.
Deacon ha dovuto fare i conti con l’essersi sempre sentito inadeguato, soprattutto per colpa di una madre che non ha mai avuto alcuna gratificazione nei suoi confronti, preferendo sempre il figlio più piccolo Rhett. Tutto questo ha influito sulla sua vita, sulla capacità di relazionarsi con gli altri, sul suo essere scontroso e tenebroso, sempre dedito al suo lavoro, alla gestione dell’officina di meccanico che condivide con il suo miglior amico, frutto del suo grande impegno a seguito del trasferimento a Seattle, l’unica cosa che lo faccia davvero sentire realizzato: «La sicurezza che provo quando lavoro su una di quelle macchine mi trasforma in un uomo che io stesso stento a riconoscere. Concentrato. Con i piedi per terra. Completo». Tutta la rabbia e la delusione di questo ragazzo sono rese in modo talmente vivido che il lettore non può fare a meno di avvertirle: «Vorrei solo urlare. Urlargli contro. Urlare contro tutti loro. E contro nessuno in particolare. Vorrei soltanto scaricare il dolore e la delusione che mi seguono da troppo tempo e smetterla di sentirmi inadeguato ogni volta che sono con la mia famiglia».
Eppure nel momento in cui inizia a interagire con Julian e ad aiutarlo, standogli vicino per poter lenire la sua sofferenza, avverte una gratificazione che pian piano si trasforma in attrazione nei confronti della persona che sta imparando a conoscere, con un sentimento che inevitabilmente lo spaventa: ha sempre dato per scontata la sua eterosessualità, provare un interesse così forte per un uomo è un qualcosa di sconosciuto che fatica a comprendere e vorrebbe negare. In questo frangente l’autrice ci mostra con sapienza che la sessualità non ha etichette predefinite e che qualcosa di davvero giusto va oltre i confini mentali che vengono imposti. Il percorso di Deacon sarà cercare di comprendere tutto questo: «Sento il corpo bruciare a ogni confessione che rivela, e lo odio per questo. Lo odio perché provo le stesse cose, lo odio perché mi rende quasi impossibile allontanarmi da lui. Lo odio mentre mi getto tra le sue braccia, perché so con assoluta certezza che non lo odio affatto».
Julian ha alle spalle un passato di dolore e solitudine che ha avuto inizio già quando era molto piccolo, l’incontro con Rhett gli era apparso come una luce che aveva illuminato la sua esistenza e si era dedicato a lui sacrificando anche se stesso: «Un’infinita successione di speranza e disperazione che mi ha causato ferite così profonde da non credere di poter tornare a una vita normale. Quelle emozioni così violente hanno fatto parte della mia vita così a lungo, da farmi apprezzare un’esistenza di perfezionata monotonia». L’incontro con Deacon, il sentirsi attratto da lui, non solo per il suo aspetto fisico, ma anche per quella gentilezza inaspettata, per quella comprensione reciproca che va oltre la compassione, inizia a scuoterlo da quel limbo privo di emozioni in cui voleva rimanere per non soffrire di nuovo, facendo, tuttavia, emergere i sensi di colpa: «La sua empatia. La sua sincerità. La sua generosità. Tutto questo si sta scavando un posto nel mio petto, un posto che non è il suo e che non dovrei voler cedere così». Il percorso di Julian sarà non solo cercare di elaborare il lutto, ma anche comprendere cosa sia stato l’amore che ha provato per Rhett, come abbia inciso sulla sua giovane vita e cosa significhi un futuro con Deacon: «Il fatto che ti manchi non significa che tu debba sempre essere triste, e se sei felice non vuol dire che tu lo abbia dimenticato».
“Senza di te” è un romanzo splendido che narra con disarmante sincerità di dolore e perdita e di come un amore profondo possa non solo guarire le ferite, ma apparire anche come l’unica meta giusta cui tendere: «Tu sei il battito del mio cuore, il sangue nelle mie vene, la forza nelle mie ossa. Non può funzionare nulla di me, senza di te. E sei hai bisogno che te lo ripeta per ogni maledetto giorno della nostra vita, lo farò perché sei più che abbastanza, per me. Tu sei tutto».

VALUTAZIONE: 5+/5

giovedì 4 marzo 2021

“Una tata per Nate” di Lisa Worrall

TITOLO: Una tata per Nate (Titolo originale: “A Nanny for Nate”) 
AUTORE: Lisa Worrall 
CASA EDITRICE: Triskell Edizioni 
GENERE: Contemporaneo 
TRADUTTORE: Barbara Belleri 
"Una tata per Nate" è un breve romanzo di Lisa Worrall, che in poche pagine è riuscita a creare una storia dolce ed edificante, che narra di una rinascita dopo un drammatico lutto. 
Parker Adams, un giovane avvocato, ha perso suo marito Darren poco più di un anno prima, investito da un’auto mentre andava in bicicletta di sera. Il dolore per la perdita di un uomo che ha amato con tutto se stesso si unisce al rimpianto per non essergli stato vicino mentre era in fin di vita e per non aver fatto abbastanza per convincerlo a sistemare le luci della sua bicicletta, al punto che di notte è tormentato dagli incubi in cui crede di sentire la voce del marito. 
Parker si impegna al massimo nel suo lavoro di avvocato, anche per garantire al loro figlioletto di sette anni, Nate, tutto ciò che serve. Il lavoro, quindi, lo tiene spesso lontano da casa, costringendolo ad affidare Nate ad Ellie, una vicina che sa gestire molto bene i bambini. Tutto questo fino a quando Ellie non è costretta a trasferirsi per motivi familiari. A quel punto Parker, su insistente suggerimento della sua vicina, inizia a cercare una tata che viva con loro tutto il tempo e che dia al bambino una certa stabilità: per circostanze "fortuite", indirizzate dal piccolo Nate, nell’esistenza di Parker irrompe Jake Walsh, ragazzo molto attraente, che si rivela bravissimo nella gestione casalinga. Ma per Parker il ragazzo diventa da subito qualcosa di più di una semplice "tata" alle sue dipendenze: non c’è solo l’attrazione tra i due che si fa sempre più irresistibile, ma anche la consapevolezza di quanta luce abbia portato Jake nelle vite di Parker e di suo figlio. Il suo cuore oppresso dal senso di colpa e dalla paura di tradire Darren dovrà cercare di aprirsi a Jake, altrimenti rischierà di perdere anche lui. 
L'autrice, con una scrittura semplice e accattivante, riesce a trattare con la giusta leggerezza temi importanti, delineando con efficacia i quattro protagonisti di questa storia. Parker riesce a essere generoso con gli altri, ma molto severo con se stesso, è forse l’unico a credere di non essere un buon padre, convinto di dover fare tutto da solo senza chiedere aiuto. Jake è solare, affascinante, ironico, bravo nel gestire tutto ciò che riguarda il piccolo Nate, nei cui confronti nutre da subito un grande affetto: «Osservando il proprio riflesso nello specchietto, il suo sorriso si allargò così come la sua eccitazione. Sua madre aveva ragione … chi poteva capire i bambini meglio di un bambino che non era mai cresciuto?». Nate è un bambino dolce e intelligente, che adora suo padre Parker, soffre per il fatto di non vederlo spesso e di non poter mai parlare dell’altro suo padre Darren, forse è il primo a capire quanta importanza potrebbe avere l’arrivo di Jake. Infine, Darren è il marito scomparso, un uomo di grande cuore e di spiccata ironia che rivediamo attraverso i ricordi dei suoi amati Parker e Nate e la cui “voce” avrà un ruolo molto importante nella storia. 
Nel breve romanzo si parla, dunque, di famiglie omogenitoriali e, inevitabilmente, anche di lotta contro i pregiudizi, considerato che non tutti riescono ancora ad accettare che due padri possano crescere con amore un bambino: «Gli sarebbe piaciuto andare da Billy Potts e mostrargli cos’era veramente un labbro rotto, ma sapeva che le parole che il bambino aveva usato non erano sue. Nessuno nasce bigotto, ma è qualcosa che si impara crescendo». 
Ma “Una tata per Nate” è, soprattutto, un romanzo che mostra la capacità di trovare un equilibrio nei propri sentimenti, il tentativo di acquisire la consapevolezza che aver amato qualcuno che non c’è più non impedisce di trovare ancora la felicità. Anzi è proprio quell'amore a dover dare la forza per andare avanti: «Il suo credo personale diceva che non dovevi avere paura di ricordare coloro che avevi perso. Bisognava essere capaci di parlare di loro, prima con le lacrime e poi con la gioia». 

VALUTAZIONE: 4/5

lunedì 1 marzo 2021

Serie “Lavender Shores” di Rosalind Abel (Volume 3)

TITOLO: “La Veranda” 
SERIE: Lavender Shores #3 
AUTORE: Rosalind Abel 
CASA EDITRICE: Quixote Edizioni 
GENERE: Contemporaneo 
TRADUTTORE: V.B. Morgan 
“La Veranda”, il terzo volume della serie “Lavender Shores” di Rosalind Abel, è una storia particolare che narra di un amore che sembrava impossibile nel momento in cui è nato, ma che ha avuto la sua occasione fondamentale dieci anni dopo. 
Donovan Carlisle è lo psicologo di Lavender Shores, abituato ad ascoltare sfoghi e confidenze dei suoi concittadini quasi fosse un confessore. Lui stesso ha dovuto ricorrere all’analisi per venire a patti con la sua situazione familiare e il suo passato. Dopo diversi anni e alcuni tentativi falliti, non riesce ancora a instaurare una relazione stabile, considerato che la sua mente e il suo cuore continuano a essere totalmente occupati dall’amore e dall’attrazione che prova per Spencer, il marito di sua sorella Erica. 
Spencer Barton era arrivato a Lavender Shores diversi anni prima con l’intenzione di lasciarsi alle spalle la sua famiglia molto religiosa e poco tollerante e i condizionamenti subiti durante l’infanzia e l’adolescenza. Nonostante i tentativi, non era mai riuscito a mettere da parte la vergogna e i sensi di colpa per la propria omosessualità e, dopo aver incontrato Erica Epstein e aver intrecciato con lei una relazione, aveva deciso di sposarla dopo aver scoperto di aspettare un figlio. Spencer era convinto di poter avere una vita considerata normale con una moglie e dei figli e di non essere più gay, ma l’incontro con Donovan, venuto a conoscere il futuro marito di sua sorella, gli aveva fatto crollare questa debole convinzione. 
Sono trascorsi dieci anni da quell’incontro, durante i quali Spencer ha cercato di seppellire la sua attrazione segreta per suo cognato e di tenere a bada i suoi impulsi, tentando in ogni modo di essere un marito fedele e un padre amorevole, oltre che un talentuoso avvocato. Dunque, il romanzo prende avvio mostrandoci Donovan e Spencer esattamente dieci anni dopo la prima volta in cui si sono visti: il loro incontro inaspettato a un sex party in cui sono entrambi in maschera, l’occasione per Spencer, che ha appena divorziato e sta finalmente sperimentando la sua sessualità, di avere Donovan per sé almeno una volta, le sensazioni di Donovan che ha riconosciuto suo cognato, ma non sa se lui è stato a sua volta riconosciuto. 
Ho amato molto il modo in cui l’autore ha costruito le vicende successive a quell’incontro, il reciproco svelarsi di questi due uomini, le loro fragilità, il tentativo di dare vita a un sentimento che hanno tenuto celato per troppo tempo, dando finalmente sfogo alla loro attrazione con quell’erotismo sensuale e coinvolgente che Rosalind Abel sa esprimere molto bene: «Mi stava toccando. Dopo tutti quegli anni, mi stava finalmente toccando. Sembrava che non fossi in grado di capire a fondo quella nuova realtà, e non importava quante volte mi ripetessi le stesse cose». 
È emozionante vedere come entrambi comprendano pian piano quanto il desiderio che hanno dovuto tenere nascosto sia in realtà cresciuto negli anni evolvendosi verso un sentimento speciale nel quale tutti e due si sentono a loro agio come se indossassero finalmente la loro vera pelle: «Lo vidi anche nei suoi occhi; ciò che era cresciuto fra noi nel corso di dieci anni, quella cosa che avevo finto fosse univoca, quella che avevo giurato di ignorare … era molto più di semplice lussuria. Avevo mentito a me stesso al riguardo, e lo sapevo. Ciò su cui non potevo ingannare me stesso, nemmeno per un istante, era la certezza che quello sguardo e quel bacio non sarebbero stati gli ultimi». 
Lavender Shores, come sempre, si rivela un luogo incantevole e accogliente, ma quella intimità tra i suoi abitanti si traduce spesso in un’arma a doppio taglio, con le notizie che circolano velocemente e le persone pronte a formulare i propri giudizi taglienti. La relazione tra lo psicologo della città e il cognato che ha appena divorziato è una di quelle notizie che possono creare scalpore e i due uomini cercano di mantenere riservato il proprio rapporto almeno finché non avranno trovato il modo di rivelarsi ai propri familiari. Tenero e dolce è, dunque, il loro impegno nell’iniziare finalmente a vivere il loro rapporto con le fughe a San Francisco in cui possono essere solo Donovan e Spencer: «Eravamo solo due uomini che passavano la serata insieme, due uomini che si erano girati intorno per dieci anni». 
Mi ha molto colpito il modo con cui l’autore ha cercato di sottolineare più volte la naturalità del rapporto tra i protagonisti: il fatto di essersi amati, seppure a distanza e di nascosto, per dieci anni ha contributo a rendere normale il loro stare insieme, come se finalmente avessero conquistato la giusta dimensione: «Anche se stare con Spencer era una cosa nuova, sotto molti punti di vista, sembrava una vita del tutto normale. Qualcosa di incredibile ma, al tempo stesso, comune, naturale. E ancora, non sapevo se si trattasse di tutti quegli anni passati a desiderarlo, o se fosse perché lo conoscevo così bene, oppure perché era così che l’amore funzionava. Qualunque cosa fosse, era giusta. Sotto gli strati di desiderio, attrazione e bisogno, sembrava semplicemente giusto» 
Il luogo simbolo dell’unione tra i due protagonisti è la veranda, il portico ben curato che circonda la casa di Donovan, in cui i due protagonisti amano sedersi la sera, incuranti di farsi vedere dai passanti e orgogliosi dei sentimenti che provano l’uno per l’altro: «La veranda era splendida, brillava, persino, nella lieve penombra serale. La luce delle lanterne opposte a noi tremava nel riflesso sul legno laccato, e le candele donavano un colore particolare alla cascata di piante lì vicino. Il reticolo sopra le nostre teste e l’ampia ringhiera servivano a creare un luogo protetto e appartato, pur mettendoci in mostra per tutto il mondo. O almeno per tutta Lavender Shores» 
“La Veranda” è un romanzo con uno svolgimento più lineare rispetto ai precedenti, ma questo non lo rende meno coinvolgente, grazie all’attenzione riservata allo sviluppo graduale della relazione tra Donovan e Spencer, con le piccole conquiste che li portano a svelare ciò che provano a dispetto di ostacoli e incomprensioni di alcuni familiari: «La cosa che contava non era essere notati, ma il fatto che non avessimo più bisogno di nasconderci». È una storia ricca di dolcezza e sentimenti profondi, capace di suscitare riflessioni importanti sulla necessità di vivere la propria esistenza senza condizionamenti, buttando via i sensi di colpa e lasciandosi andare alle proprie sensazioni: «Quella era la mia accettazione, la mia pace, la mia gioia e il mio conforto. Quello era l’uomo che ero, o almeno uno dei molti aspetti di me, e l’avevo finalmente capito». 

VALUTAZIONE: 4,75/5



domenica 14 febbraio 2021

“Cose che succedono la notte” di Peter Cameron

TITOLO: Cose che succedono la notte 
AUTORE: Peter Cameron 
CASA EDITRICE: Adelphi Edizioni 
GENERE: Narrativa 
TRADUTTORE: Giuseppina Oneto 
Peter Cameron è un autore al quale sono particolarmente affezionato, soprattutto per lo struggente “Un giorno questo dolore ti sarà utile”, un romanzo forte e intenso che mi ha procurato una stretta allo stomaco con quell’adolescente problematico che con la sua irriverenza e le sue riflessioni costringe il lettore a porsi molte domande. 
“Cose che succedono la notte” mi ha, invece, totalmente spiazzato, mostrandomi fin dalle prime pagine uno scrittore diverso da quello che ho imparato a conoscere e ad amare. Eppure questa storia così surreale, sospesa tra atmosfere quasi fiabesche e sensazioni oscure, mi ha incuriosito e coinvolto. 
Il romanzo inizia con il viaggio, ormai giunto al termine, di questa strana coppia senza nome, i cui componenti sono identificati semplicemente come “l’uomo” e “la donna”, “il marito” e “la moglie”, quasi a voler dar loro un’identità astratta. I due coniugi hanno faticosamente raggiunto una località “ai confini del mondo”, una piccola cittadina nel Grande Nord, in cui “l’inverno, in fondo, non era che una notte, una lunga notte seguita da un lungo giorno”. 
Una stazione deserta ricoperta dalla neve e sferzata da un vento gelido, è questa la prima immagine che accoglie questi due viandanti: è evidente il senso di smarrimento di entrambi, la sensazione di scoraggiamento dell’uomo, la prostrazione e il dolore della donna nel momento in cui varcano la soglia dell’albergo in cui alloggeranno nei giorni successivi per realizzare il loro obiettivo. 
Questo enorme edificio si mostra dapprima spettrale e deserto, per poi rivelare la presenza di personaggi particolari che iniziano ad animare il soggiorno dei due protagonisti e a incidere sulle loro esistenze. Nel bar dell’albergo, questa bizzarra isola luminosa, l’uomo incontra lo strano barista che sembra totalmente concentrato sul suo lavoro, salvo poi mostrare reazioni inaspettate, e subito dopo un’anziana signora che suona il piano nella hall e si mostra ben disposta a parlare degli argomenti più svariati e strampalati. Livia Pinheiro – Rima, è questo il suo nome, sembra aver provato numerose esperienze nella sua lunga vita e ha sviluppato una sua concezione filosofico esistenziale con cui sembra voler scuotere l’uomo dalla sua apatia: «Ci sono cose nelle quali mi esercito ogni giorno e una è questa. Ripetendole quotidianamente non le dimenticherò mai. La gente in questo senso si arrende troppo facilmente. Lei, ad esempio». L’uomo rimane davvero sconcertato dalla spontaneità di questa donna così particolare, soprattutto per le sue stoccate a volte ciniche e pessimistiche: «Prima o poi vanno tutti a letto dico bene? Sono cose che succedono la notte. Le persone spariscono, sempre che ci siano mai state. La vita è orrenda, infame, come e più del tempo». 
L’autore ci trascina nella sua narrazione con una scrittura che risulta in alcuni punti evocativa e ricca di suggestioni oniriche, mentre in altri è talmente essenziale da dare l’impressione che i protagonisti siano quasi abbandonati a loro stessi. 
Il fine dei due coniugi è quello di recarsi in orfanotrofio e adottare il bambino da loro scelto: la donna sa di avere poco tempo da vivere a causa di una malattia e vuole che suo marito possa avere un figlio cui dedicare le proprie cure quando la moglie non ci sarà più. È una decisione che può sembrare egoistica, ma che i due coniugi sembrano voler realizzare con determinazione. 
In questo percorso che si snoda lungo sette capitoli, quanti sono i giorni di permanenza in questa fredda località nordica, e che inizia con il buio totale per terminare con un raggio di sole, l’uomo e la donna devono fare i conti con dubbi e angosce, con il dolore della malattia e con nuove consapevolezze. L’impressione è che sia la donna a compiere l’evoluzione più importante nel momento in cui incontra un guaritore che, al posto di una cura miracolosa, sembra mostrarle una visione diversa della propria esistenza. 
L’uomo, invece, si imbatte in un ricco uomo d’affari che di primo impatto si mostra volgare e arrogante, ma che con la sua peculiare fisicità, un erotismo prorompente e una dolcezza inattesa, induce il protagonista a far emergere sensazioni lungamente represse: «Ci imbattiamo regolarmente in queste forme di contatto, pensò, e ci siamo assuefatti. Per questo desideriamo tanto il sesso e ci eccita la violenza: sono le uniche cose che riusciamo ancora a sentire, le uniche che scalfiscono la nostra armatura». 
Il tutto, in ogni caso, appare piuttosto nebuloso: i protagonisti, nei loro cambi di rotta, sembrano in alcuni punti quasi agire in automatico senza una vera e propria introspezione che faccia davvero capire cosa si stia muovendo al loro interno, dando a volte l’impressione di non essere realmente toccati da determinati avvenimenti. Ma probabilmente l’intento dell’autore era proprio quello di rappresentare due anime quasi alla deriva, disorientate e in cerca di una luce. 
Nel complesso, “Cose che succedono la notte” è un buon romanzo, a tratti surreale, a tratti interessante e coinvolgente, che propone diverse riflessioni sull’esistenza umana e induce a interrogarsi sull’autenticità di certi rapporti: «Non ha niente a che fare con l’amore. La gentilezza – che parola orrenda! – la riserviamo a chi non amiamo, a chi non possiamo amare». 

VALUTAZIONE 4/5



venerdì 5 febbraio 2021

Serie “Lavender Shores” di Rosalind Abel (Volumi 1-2)

TITOLO: “La Palizzata”; “Il Giardino” 
SERIE: Lavender Shores #1 #2 
AUTORE: Rosalind Abel 
CASA EDITRICE: Quixote Edizioni 
GENERE: Contemporaneo 
TRADUTTORE: V.B. Morgan 
Lavender Shores è una piccola città della California, poco distante da San Francisco e la sua caratteristica principale è la capacità di accogliere senza discriminare. Le famiglie fondatrici, infatti, si erano poste l’obiettivo di creare una vera e propria roccaforte per la comunità LGBTQ+, oltre che un luogo confortevole ed elegante in cui far prevalere rigidi criteri stilistici per la costruzione delle abitazioni, nonché severe regole di protezione dell’economia locale. Lo scopo principale è, dunque, la tutela del benessere comune, pur non mancando alcuni difetti tipici di una piccola cittadina in cui ognuno sa tutto di tutti. 
È in questo luogo ideale che si svolgono le vicende narrate nella serie “Lavender Shores”, nove libri scritti da Brandon Witt, un autore di grande talento che per l’occasione ha scelto di assumere l’identità di Rosalind Abel e che ha descritto le vicissitudini sentimentali a lieto fine di alcune coppie di uomini, le cui esistenze inevitabilmente gravitano intorno a tale incantevole cittadina. I primi due libri, “La Palizzata” e “Il Giardino” hanno come protagonisti due grandi amici, Andrew Kelly e Gilbert Bryant, ciascuno dei quali riesce a trovare la propria anima gemella in modo inaspettato. 
La Palizzata” è la storia di Andrew Kelly, il ragazzo d’oro di Lavender Shores, un trentenne che incarna pienamente gli ideali della città, nonché membro di una delle più importanti famiglie fondatrici: è profondamente romantico, dolce e affabile, fortemente legato al suo luogo di origine al punto che molte delle sue storie d’amore sono naufragate a causa della sua ferma volontà di non spostarsi verso centri più grandi e affollati. 
Il romanzo prende avvio con l’incontro tra Andrew e Joel Rhodes, un ricco imprenditore di passaggio a Lavender Shores per concludere un affare, ovvero aprire una caffetteria nell’ambito di una delle catene di proprietà dell’azienda di famiglia. L’attenzione di Andrew, intento a festeggiare il compleanno di suo fratello insieme agli altri familiari, viene subito calamitata dagli occhi di quest’uomo così attraente, che non smette di fissarlo mentre ne sta seduto al bancone del bar con fare seducente. 
La passione tra i due uomini scoppia istantaneamente, entrambi convinti che si tratti di un semplice incontro occasionale che dimenticheranno dopo poche ore, soprattutto Joel che non ha alcuna intenzione di intraprendere una relazione stabile. Eppure, le circostanze agiscono in modo da farli incontrare nuovamente nei giorni successivi, favorendo il nascere di sensazioni ed emozioni che entrambi si stupiscono di provare così presto: «Quello non era stato il bacio di un semplice incontro o di una botta e via, quello era stato come “un ci vediamo fra un po’, tesoro”, il tipo di bacio che mi sarebbe piaciuto dargli ogni mattina prima che partisse per andare a lavoro». 
L’autore, attraverso una scrittura accurata ed evocativa, ci avvolge in un’atmosfera densa di suggestioni poetiche. Grande attenzione viene riservata alla descrizione dei luoghi che hanno un particolare significato emotivo per uno dei due protagonisti e che in qualche modo favoriscono l’evoluzione della loro storia. Per Andrew e Joel questo luogo è la “palizzata”, la scogliera ricoperta di fiori di lavanda che sovrasta la spiaggia affacciandosi sull’oceano: «Sembrava un sogno. Il sole del tardo pomeriggio era sospeso in basso nel cielo, che si stava tingendo del giallo intenso dell’inizio del tramonto. Una nebbia si era formata sulla superfice dell’oceano e i fiori viola erano come un tappeto sulle scogliere». 
Questo luogo magico fa da sfondo a un incontro tra anime gemelle che si riconoscono a prima vista e sono destinate a innamorarsi. L’autore non esita a esprimere l’erotismo e la passionalità tra questi due splendidi ragazzi, ma lo fa in modo sublime mettendo in luce le loro sensazioni che si evolvono sempre di più verso una completa sintonia. 
È davvero impossibile non provare affetto per Andrew, avvolto da un’aurea di romanticismo che lo fa sembrare quasi ingenuo e irreale, sebbene non indugi affatto nell’esprimere anche fisicamente ciò che prova, mentre si lascia andare ai sogni che coltiva da sempre: «Il resto del mondo mi piaceva, ma Lavender Shores era nel mio sangue. Quando avevo vent’anni, ero solito sedermi in cima alla palizzata, osservando l’oceano e immaginando l’uomo dei miei sogni venire dalla città per amarmi e dare vita alle mie fantasie di avere una casa, una staccionata fatta a mano, dei bambini e persino un cane. Magari un criceto o due. Anche se da adulto non avevo mai ammesso di essere un tale romantico, mi immaginavo Sandra Bullock in “Practical Magic” intenta a lanciare incantesimi verso le stelle, invocando l’amante perfetto per lei. Io non avevo un incantesimo da usare, così mi limitavo a prendere i petali della lavanda e gettarli giù dalla scogliera, guardandoli cadere ed essere portati via dal vento. Ognuno di quei petali portava con sé una piccola immagine di ciò che speravo sarebbe stato il mio futuro» 
Joel appare all’inizio come un uomo cinico, desideroso solo di avventure di una notte che non lo distolgano dalle sue ambizioni, completamente assorbito dal suo intento di prendere in mano le redini dell’azienda paterna per cui ha lavorato duramente. Il suo ferreo autocontrollo, frutto di anni di severi condizionamenti paterni, comincia, tuttavia, a cedere non appena il suo sguardo si posa su Andrew. Tra i due protagonisti, è quello che compie la maggior evoluzione, mentre si lascia andare a sentimenti così nuovi per lui e comprende che Andrew lo sta aiutando a ritrovare se stesso. «Quella sensazione mi confondeva e mi terrorizzava, come se il suolo stesse tremando sotto i miei piedi, pronto ad aprirsi in due. Sapere che stavo per cadere era terrificante, ma una parte di me, forse quella suicida, voleva buttarcisi a capofitto». Joel dovrà mostrare molto coraggio, soprattutto nel momento in cui alcune verità nascoste rischieranno di fargli perdere per sempre l’unico uomo di cui si sia mai innamorato. 
Questo primo romanzo inizia a farci conoscere e amare quei personaggi che ritroveremo spesso nella serie, tra cui i genitori di Andrew, Robert, eccentrico e generoso, e Debbra, raffinata paladina della sobrietà, oltre al suo miglior amico Gilbert, protagonista del prossimo volume, e alla madre di questi, la spassosa Regina Bryant. 
“La Palizzata” è, quindi, una bellissima storia che ci parla di desideri, anime gemelle e sentimenti profondi, con una dolcezza che non diventa mai stucchevole e un ritmo narrativo coinvolgente che mantiene una certa tensione facendoci arrivare al lieto fine con un sospiro di sollievo. I sogni sono i veri protagonisti, quelli che riescono a rimanere vivi nonostante le continue delusioni e amarezze e alla fine riescono a trionfare: «Quando i tuoi sogni cominciano a diventare realtà, facci caso. Non lasciare che arrivino senza essere notati. La maggior parte della gente, purtroppo, non li vede» 
*** 
La storia narrata all’interno del secondo volume, “Il Giardino”, è sicuramente più complessa e ricca di sfumature rispetto alla precedente. È una storia che vede come protagonisti Gilbert Bryant e Walden Thompson, due giovani spezzati e sofferenti, con alle spalle un passato doloroso che continua a condizionare le loro esistenze e impedisce loro di concedersi la possibilità di una vera relazione sentimentale. 
Gilbert, anche lui membro di una delle famiglie fondatrici di Lavender Shores, dopo un episodio che ha profondamente segnato la sua adolescenza e lo ha indotto in uno stato depressivo tale da richiedere una lunga terapia presso uno psicologo, si abbandona al sesso casuale e frenetico senza intrecciare alcun legame con i ragazzi che incontra, come se non si meritasse alcun tipo di felicità. Fino a quando in palestra non incrocia lo sguardo del bellissimo Walden con cui vive un incontro molto erotico e appassionato. Gilbert, inizialmente convinto che quel giovane sconosciuto fosse uno dei tanti incontri occasionali di cui non avrebbe ricordato nemmeno il volto, non riesce più a toglierselo dalla testa: «Il modo in cui aveva detto il mio nome in mezzo a quelle parole mi colpì. Era come se non volesse permettere a nessun altro di usarlo, a parte me. Mi fece desiderare che non si trattasse del nostro primo e unico incontro, che potessi possederlo ancora e ancora, fino a imparare ogni sfumatura del suo piacere e dei suoi desideri, fino a conoscere ogni parola che potesse eccitarlo e ogni angolazione che lo trasformasse dal ragazzo nervoso e mite che avevo conosciuto all'uomo affamato di sesso che era davvero». 
Walden ha dovuto affrontare la traumatica rottura di una relazione che sembrava procedere serenamente da due anni. L’uomo di cui era innamorato e di cui si fidava ciecamente era in realtà molto diverso da ciò che aveva fatto credere. La disperazione è stata tale da fargli toccare il fondo e il suo tentativo di iniziare a risalire la china è coinciso con l’arrivo a Lavender Shores, il suo sogno fin da bambino, un luogo che gli ha permesso di conciliare la professione di insegnante e la passione per la natura. Tuttavia, Walden ha deciso di chiudere il suo cuore per non soffrire più e di tenersi lontano da chiunque possa procurargli un’altra delusione. Eppure l’incontro con Gilbert inizia poco alla volta a far crollare le sue barriere: «Non ero sicuro di ciò che stavo cercando, cosa ognuno di noi sperasse di trovare, ma ciò che avevo visto era più che sufficiente per me. Nel suo sguardo trovai disperazione; non un sentimento debole, quanto una forte disperazione nei miei confronti, che urlava nel bisogno di me. E quella disperazione combaciava perfettamente con ciò che provavo io per lui» 
L’autore conferma come sempre l’elevata qualità della sua scrittura, precisa, calorosa e avvolgente, capace di rappresentare in modo mirabile la dolcezza e il romanticismo. Ma questa volta la narrazione si fa più intima e introspettiva, fondendo sentimenti profondi, sensualità ed erotismo con una sofferenza che non diviene mai angosciante o morbosa, grazie a una leggerezza pervasa da un tocco di ironia che rende questa storia davvero unica. 
Gilbert e Walden, pur essendo entrambi spezzati e delusi, sono totalmente diversi l’uno dall’altro: Gilbert, sfrontato e sarcastico, affronta ogni situazione con la sua consueta dose di cinismo; Walden, timido e impacciato, mostra una grande determinazione nel riprendere in mano la sua vita. Nonostante cerchino di non cedere alla passione che provano l’uno per l’altro, non possono fare a meno di cercarsi a vicenda e di trascorrere del tempo insieme. Soprattutto Gilbert è convinto di non doversi lasciare andare ai sentimenti che prova, è assalito da dubbi, tormenti e paure, mentre i ricordi del passato sembrano volerlo bloccare, un promemoria costante che gli rammenta che non può far nulla che gli consenta di avere un po’ di felicità. 
Emozionante è il percorso di questi due ragazzi che, pur rimanendo coerenti con il loro carattere, riescono a guardare le rispettive anime e a riconoscere il comune dolore, cercando di trovare sollievo ai propri problemi attraverso l’amore: «C’era uno strano calore nei loro occhi, e la consapevolezza di aver visto l’uno nell’anima dell’altro e di essersi innamorati di ciò che avevano trovato. Io lo avevo fatto con Walden Thompson» 
Anche in questo romanzo viene scelto un luogo simbolico che rappresenta perfettamente l’unione tra i due protagonisti, il giardino della casa di Walden, quella distesa di piante e fiori a cui il giovane si dedica con passione, rendendolo un luogo affascinante e ricco di magia, pur conservando il suo aspetto selvaggio. È un luogo che permette a Walden di creare qualcosa di suo e di staccarsi dalla vita precedente, un luogo che ammalia profondamente Gilbert che in quel giardino si sente a suo agio: «Quel giardino era diverso da qualunque altra cosa avessi mai visto e, anche se si trovava a Lavender Shores, era un luogo a sé stante, fuori dall’influenza della città. Fuori dalle scelte che lì avevo fatto, dalle vite che avevo ferito e da quelle che avevano ferito me». 
Il “Giardino” è, dunque, un romanzo ricco di emozioni, che ci parla di anime tormentate che trovano rifugio l’una nell’altra dopo aver scoperto l’autenticità dei propri sentimenti rispetto a quanto avevano provato in passato: «Non sappiamo perché fossimo stati così convinti che quella roba in polvere fosse cioccolata, ma sappiamo già che non la berremo mai più. Non dopo aver scoperto la vera cioccolata». È un invito a lasciare da parte i tormenti e i rimorsi, a riprendere in mano la propria vita e a credere che possa esserci sempre un’occasione di felicità: «Un giorno arriveremo a credere di meritarci l’un l’altro». 

VALUTAZIONE 
La Palizzata: 4,5/5 
Il Giardino: 5/5

lunedì 21 dicembre 2020

Serie “Hearts and Health” di DJ Jamison (Volumi 1-2)

TITOLO: Heart Trouble; Bedside Manner 
SERIE: Hearts and Health #1 #2 
AUTORE: DJ Jamison 
CASA EDITRICE: Triskell Edizioni 
GENERE: Contemporaneo 
TRADUTTORE: Karin Arreghini; Roberto Pantalone 
Ashe è un'immaginaria cittadina del Kansas, di piccole dimensioni e poco caotica, ma non priva di una certa vivacità. Intorno al suo ospedale si svolgono le vicende dei protagonisti di “Hearts and Health”, una serie di otto libri scritti dall'autrice americana DJ Jamison, che hanno il merito di combinare vicende sentimentali, uno stile frizzante, una vivace sensualità e tematiche di un certo rilievo. 
*** 
“Heart Trouble”, il primo volume, ci proietta immediatamente nella movimentata vita del pronto soccorso di Ashe, in uno scenario da commedia brillante. 
Ben Griggs, affascinante infermiere, si sta ancora riprendendo dalla sua recente rottura con un fidanzato motociclista poco incline a impegnarsi ed è restio a intraprendere una nuova relazione, soprattutto con un uomo amante del brivido che potrebbe ben presto stancarsi di lui. Ma quando i suoi occhi si posano su un suo paziente, il professore di giornalismo appena ricoverato per un incidente in moto, i suoi meccanismi di autodifesa iniziano lentamente a incrinarsi. Nonostante l’immediata attrazione, Ben prova a opporre resistenza in quanto l’ultima cosa che desidera è ritrovarsi coinvolto con un ragazzo spericolato. 
Gage Evans ama insegnare giornalismo nel piccolo campus di Ashe, con interessanti lezioni che includono aspetti teorici e pratici in grado di coinvolgere ed entusiasmare i suoi studenti. Decide, per questo, di dare vita a una rubrica dedicata a tutte le cose che avrebbe sempre voluto provare a realizzare, attività da svolgere in prima persona per poterle poi descrivere in vari articoli della rubrica e portarle ai suoi studenti come esempio di giornalismo. Quando una di queste attività, un viaggio in moto, finisce in un incidente con diverse escoriazioni e una corsa al pronto soccorso, Gage realizza che il motociclismo non fa per lui. Nonostante ciò, l’esperienza non si rivela del tutto negativa nel momento in cui conosce l’infermiere Ben che gli presta le prime cure e da cui si sente subito attratto. Nonostante le iniziali resistenze di Ben, Gage non si arrende e cerca di convincerlo a uscire con lui. 
Ho trovato davvero deliziosa e originale l’evoluzione della storia tra i due protagonisti, le resistenze di Ben che diventano sempre più fragili man mano che comprende quanto piacevole sia la compagnia del bel professore, la caparbietà di Gage, con il suo tentativo di coinvolgere l’infermiere nelle attività contemplate dalla sua rubrica, che diventano scuse per interessanti appuntamenti, e di fargli capire che non è uno spericolato, ma è disposto a fare sul serio con lui. 
Ben è un personaggio con una caratterizzazione sopra le righe, volutamente esagerato nelle sue reazioni, bloccato dalla paura di un’ennesima delusione amorosa che potrebbe spezzargli il cuore e che rischia di fargli perdere un uomo come Gage, sempre più innamorato di lui. Eppure nonostante tali paure, il suo cuore inizia pian piano a prendere una direzione diversa: «L'impulso di allontanarsi e porre una distanza fra loro era lì, ma Ben lo accantonò. Per una volta voleva provare la sensazione di essere il tesoro di un altro uomo. Anche se era temporaneo. Anche se era così fragile da infrangersi più tardi. Avrebbe avuto quel ricordo, la consapevolezza che poteva succedere». 
Gage è, invece, un personaggio più pacato, si rivela dolce, paziente, affabile, sarebbe disposto a tutto pur di conquistare Ben che lo ha colpito fin da subito per la gentilezza che mostra nei confronti dei suoi pazienti e di tutte le persone a cui tiene. La sua missione nell’arco di tutta la narrazione è comprendere i complessi e spesso contraddittori meccanismi della mente di Ben e adeguare di conseguenza i suoi comportamenti. 
Con una scrittura frizzante e condita da una buona dose di sensualità e ironia, l’autrice ci fa sorridere ed emozionare, ci mostra l’evoluzione dei sentimenti dei due uomini alle prese con attività dagli esiti spesso esilaranti, ma che contribuiscono a rafforzare il loro legame, ci spiega i motivi che si celano dietro le reazioni dei due protagonisti: il desiderio di Gage di riscattare un’infanzia difficile, la paura di Ben, figlio amato e fortemente voluto dai suoi genitori, di sentirsi fragile di fronte alle delusioni amorose. 
Un ruolo fondamentale è attribuito ai personaggi secondari, molto ben caratterizzati: Chloe, la miglior amica di Gage, esuberante e bizzarra attrice di teatro, sempre pronta a dispensare buoni consigli e prese in giro; la madre di Ben, con cui l’infermiere ha un forte legame, di grande sostegno per il figlio nelle sue vicissitudini sentimentali; lo studente Zane che con i suoi problemi trova un grande supporto nel suo professore Gage. 
“Heart Trouble” è, dunque, un romanzo adorabile, una difficile ricerca di equilibrio tra sentimenti sempre più forti e una fiducia reciproca: «Perché ti amo. E non potevo andarmene, nonostante ciò che ho detto. Aspetterò che ti fidi di me. Non devi provarmi niente. Ma ti prometto che d'ora in poi io mi fiderò di te. Se è ancora quello che vuoi». 
*** 
“Bedside Manner” è il rapporto tra medico e paziente ed è il tema centrale, oltre che il titolo, del secondo volume di questa serie. 
Zane Kavanaugh è stato un personaggio importante nel primo volume: studente intelligente, sfrontato e malizioso, era stata una pedina essenziale nell’evoluzione della relazione tra Ben e Gage. I due uomini, a loro volta, lo avevano aiutato ad affrontare i suoi difficili problemi familiari: rifiutato dal padre, picchiato selvaggiamente dal patrigno, deluso dall’atteggiamento indifferente della madre, tutto per essersi dichiarato omosessuale. 
“Bedside Manner” è, dunque, la storia di questo ventenne deluso e arrabbiato, appena dimesso dall’ospedale dopo essere stato ricoverato a seguito del pestaggio del patrigno. Le ferite esterne sono in via di guarigione, ma quelle interne faticano a cicatrizzarsi, soprattutto per il dolore di aver visto tutta la sua famiglia voltargli le spalle. 
Zane può sempre contare sull’aiuto dei suoi amici Ben e Gage, che lo sommergono di affetto (a volte anche eccessivo) e somigliano sempre di più a due figure genitoriali. Il romanzo prende, infatti, avvio con i due uomini che accompagnano il ragazzo a casa del padre per poter recuperare mobili ed effetti personali e trasferirsi a casa del suo miglior amico Xavier. La relazione con i genitori è ormai compromessa sebbene il padre stia cercando in tutti i modi di recuperare un dialogo con il figlio. A Zane non rimane, dunque, che cercare di andare avanti. 
Il dott. Paul Johnston ha sempre represso la propria omosessualità per timore delle reazioni dei propri parenti bigotti, si è sposato con una donna realizzando un matrimonio infelice, a trentanove anni ha finalmente compreso di aver sprecato parte della propria vita e ha deciso di divorziare facendo coming out: «Andò fino al camino di proposito, con la rabbia che sobbolliva dentro di lui per aver ridotto la sua vita in quello stato. Per aver tenuto nascosta la sua omosessualità e aver perso, a un certo punto della sua vita, ben più della sua identità sessuale. Aveva sovvertito i propri sentimenti, le speranze e i sogni a favore di un'apparenza pacata, quella di un dottore sposato con una moglie carina, ma superficiale» 
Il ritrovato entusiasmo nei confronti della propria sessualità lo induce a tenere comportamenti sul luogo di lavoro considerati da qualcuno inopportuni, sebbene del tutto innocui, e questo inizia a procurargli qualche problema. Ma quando i suoi occhi incrociano lo sguardo profondo e triste di Zane, appena ricoverato al pronto soccorso, non riesce più a togliersi dalla testa quel bellissimo ragazzo. 
Zane e Paul si incontrano nuovamente durante il trasloco a casa di Xavier e il ragazzo con la consueta sfrontatezza gli dà il suo numero di telefono dando vita a un rapporto di amicizia fatto di scambi di messaggi e confidenze. Paul vorrebbe evitare di intraprendere una relazione con un ex paziente, soprattutto in un momento in cui è in corso un’indagine su una sua eventuale condotta lavorativa inappropriata che lo ha portato a un periodo di congedo retribuito, ma gli risulta sempre più difficile stare lontano da Zane e mantenere il loro rapporto su un piano puramente platonico, considerata l’attrazione reciproca sempre più forte. 
Questo secondo volume è sicuramente più intenso, introspettivo e sofferto rispetto al primo: Paul e Zane sono due protagonisti con una situazione difficile che condiziona i loro comportamenti e rende difficile poter essere felici insieme. Eppure il loro rapporto diventa sempre più intenso proprio perché ciascuno dei due riesce a trovare nell’altro un porto sicuro, in cui può sentirsi speciale e amato e non più rifiutato e disprezzato per la propria natura. 
Paul riesce finalmente ad abbattere quel muro di solitudine interiore che si era costruito attorno durante gli anni in cui aveva negato il proprio essere, il confronto con Zane lo porta sempre di più ad accettarsi, a considerale normale una relazione con un altro uomo, a sentirsi meno solo: «Paul appoggiò il telefono e sbadigliò. Era la prima volta che si sentiva così rilassato da quando era stato messo in congedo retribuito. Forse ora anche lui sarebbe riuscito a dormire. Era bello sapere che, mentre appoggiava la testa sul cuscino e chiudeva gli occhi, Zane stava facendo lo stesso. Lo faceva sentire meno solo» 
Zane, a sua volta, con la sua natura vulcanica ed esuberante, con la rabbia e il desiderio di non essere compatito, riesce a trovare in Paul qualcuno che sappia davvero come venirgli incontro nel modo giusto, un’ancora di salvezza cui aggrapparsi per affrontare con più serenità la propria esistenza: «Paul lo tranquillizzava e in quei giorni Zane era una tempesta di emozioni confuse. Passava dallo star bene all'essere furioso, per poi essere così triste da domandarsi se valesse la pena alzarsi dal letto. Paul era come la crema emolliente per le pelli bruciate e desquamate». 
“Bedside Manner” è un romanzo che mi ha davvero coinvolto ed emozionato, un gap generazionale che affronta diverse tematiche importanti, tra cui l’omofobia e l’accettazione di sé, e mostra il rafforzarsi reciproco dei sentimenti dei due protagonisti, il loro migliorarsi a vicenda, l’acquisita consapevolezza che quando si ama una persona vale la pena correre qualsiasi rischio: «Paul avrebbe voluto dirgli che per lui valeva la pena correre il rischio. Che ogni giorno che passavano assieme capiva sempre di più che se mai avesse dovuto scegliere non ci sarebbe stata scelta. Voleva Zane nella sua vita e non avrebbe mai potuto abbandonare quel senso di completezza che stava scoprendo» 
VALUTAZIONE 
Heart Trouble: 4/5 
Bedside Manner: 4+/5