venerdì 16 ottobre 2020

“Sweet Thing” di Isobel Starling

TITOLO: Sweet Thing (Titolo originale: “Sweet Thing”) 
AUTORE: Isobel Starling 
CASA EDITRICE: Quixote Edizioni 
GENERE: Contemporaneo 
TRADUTTORE: Alice Arcoleo
Isobel Starling è un'autrice a cui sono particolarmente affezionato, avendo amato molto la sua serie Shatterproof bond, dedicata al legame indissolubile tra Sam e Declan e alle loro avventure tra Londra e la Scozia. 
Tuttavia, anche in questo romanzo l'autrice è riuscita ad appassionarmi con una scrittura intrigante e una storia interessante e sorprendente. “Sweet thing”, infatti, non è solo una storia d'amore sofferta, ma anche il percorso di guarigione di due uomini, Simeon e Bastian, entrambi con un pesante bagaglio sulle spalle. 
Simeon Duchamp è un modello la cui vita, fin da adolescente, è stata contraddistinta dagli eccessi e da una dipendenza da droga, alcol e internet, una dipendenza che lo ha spinto a fare del male al suo miglior amico Pieter e farsi terra bruciata intorno. Dopo un lungo periodo di disintossicazione in una clinica svizzera, in cui gli viene diagnosticato un disturbo del controllo degli impulsi, Sim torna a vivere a Berlino e cerca di intraprendere un'esistenza più sana, riprendendo il suo lavoro di modello e tentando di riallacciare i suoi rapporti con Pieter - di cui è sempre stato innamorato ma non corrisposto – e con la compagna di quest'ultimo, la pittrice Emily. 
Bastian Roth è un uomo d'affari la cui passione principale è la ristrutturazione di edifici storici. Su di lui pesa un passato difficile con una figura paterna ingombrante, severa e omofoba e un doloroso lutto che gli impedisce di amare, ma l'incontro con il bellissimo modello dai tratti androgini lo lascia totalmente stregato. Un primo disastroso incontro sembrerebbe precludere qualsiasi cosa tra questi due uomini, se non fosse per l'aiuto dei loro amici. 
L'autrice in questo romanzo ci parla di numerosi temi, tra cui l'importanza della vera amicizia, un sentimento che, nonostante le difficoltà, riesce a rafforzarsi e ad andare oltre le incomprensioni, costituendo un fondamentale nucleo di conforto. Ci proietta nel dorato mondo della moda, mostrandoci il suo lato affascinante, ma anche le asprezze che lo caratterizzano e la severità con cui spesso vengono giudicati gli errori di chi cade. Ci mostra una grande passione per l'arte, attraverso la figura di Emily, pittrice determinata, talentuosa e comprensiva. Ci richiama alla mente la musica del grande David Bowie, idolo di Sim, le cui canzoni ci accompagnano in tutto il libro descrivendo alla perfezione il contenuto di ogni capitolo. 
“Sweet thing” è, dunque, un romanzo che trasmette efficacemente molte sensazioni, tra sensualità, dolcezza, desiderio di rivalsa, ironia, e che fa comprendere il desiderio di sentirsi amati, accettati, perdonati nonostante gli errori commessi, facendoci sentire Sim e Bast, con tutti i loro difetti e le loro imperfezioni, più vicini che mai: «Ogni volta che Bastian lo chiamava il suo ragazzo, una sensazione di leggerezza iniziava ad agitarsi nel suo petto. Era la stessa sensazione di libertà e gioia che gli ricordava i momenti vissuti in Francia, quando all'età di dieci anni correva per i campi di lavanda con il figlio della governante che gestiva lo chalet in Provenza. Bastian lo faceva sentire giovane, libero e amato. Non si erano ancora detti "ti amo", ma essere definito il "suo ragazzo" era il modo di Bastian di comunicare al mondo che gli apparteneva». 

VALUTAZIONE: 4/5

lunedì 5 ottobre 2020

“Nemici naturali” di Roan Parrish

TITOLO: Nemici naturali (Titolo originale: “Natural enemies”) 
AUTORE: Roan Parrish 
CASA EDITRICE: Quixote Edizioni 
GENERE: Contemporaneo 
TRADUTTORE: Alessia Esposito 
Pur nella sua brevità, “Nemici naturali” è un romanzo che mi ha particolarmente soddisfatto e che mi ha consentito di apprezzare il talento di un'autrice molto seguita e amata nel panorama romance. Roan Parrish, in poco più di un centinaio di pagine, è riuscita a condensare una storia intrigante e romantica, ricca di spunti di riflessione e tematiche importanti, e che vede come protagonisti due giovani botanici, Stefan Albemarle e Milo Rios, dalle personalità quasi contrapposte. 
Il romanzo, attraverso i punti di vista alternati in prima persona, ci trascina subito nel mondo interiore di questi due uomini. 
Milo Rios svolge con passione il suo lavoro di capo della programmazione al Brooklyn Botanic Garden: è un ragazzo estroverso che ama il contatto con le persone e cerca di fare in modo che chiunque venga nel suo giardino botanico possa avvicinarsi con semplicità e curiosità al mondo delle piante, un mondo che lui adora più di ogni altra cosa e nel quale si immerge completamente: «Era stata la lezione più potente della mia vita: solo perché qualcosa non è rigoglioso, non significa che non possa esserlo dandogliene l'occasione». 
Per Milo la botanica è, dunque, uno strumento importante che, se bene utilizzato, può consentire di migliorare la vita di ognuno, Per questo motivo sfrutta le proprie abilità e conoscenze mettendole a disposizione degli studenti dell'Erasmus con i quali svolge delle sessioni di semina per aiutarli a coltivare piante che possano abbellire e rendere più vivibili i propri quartieri: «ll dono di coltivare qualcosa e farlo vivere era un miracolo che volevo condividere con i ragazzi che avevo raggruppato. Perché far nascere qualcosa significava che potevi farlo con te stesso, se mai ne avessi avuto bisogno». 
Stefan Albemarle è, al contrario, un uomo riservato e chiuso. Lavora in un laboratorio che si occupa di ricerca in ambito botanico per finalità mediche e farmaceutiche. Ciò che ama delle piante è dunque, la possibilità di andare oltre l'esistente e l'ordinario attraverso esperimenti e innesti: «La soddisfazione maggiore della mia vita era vedere gli schemi ricorrenti che governavano il mondo. La semplice matematica dietro alle gloriose esplosioni di fiori e foglie. Era l'unica cosa su cui potessi fare affidamento. Le persone non erano governate da simili schemi. Erano imprevedibili. Inconoscibili». 
Per Stefan il rapporto con le altre persone è sempre stato problematico: si è sempre sentito distante dagli altri e, nonostante si comportasse cercando di assecondare le loro aspettative, sapeva che non sarebbe comunque riuscito a ottenere la loro approvazione. Per questo motivo, si è isolato e ha cercato di concentrare i propri sforzi su obiettivi e risultati lavorativi, gli unici pilastri di riferimento della propria vita. 
L'incontro iniziale tra Stefan e Milo si traduce in un vero e proprio scontro durante una visita guidata al giardino botanico, un'antipatia basata su un'impressione superficiale che, tuttavia, viene ben presto superata nel momento in cui Milo impara a comprendere gli atteggiamenti di Stefan: «Le sue parole erano altezzose, ma si passò una mano sul petto, come se fosse alla ricerca di fili vaganti o granelli di polvere. Un gesto nervoso che diceva che, nonostante sembrasse composto, non era sempre stato così. Un gesto che diceva che la sua preoccupazione per la pianta era ansia, non disprezzo, L'ansia di un uomo abituato a essere deluso dalle persone, abituato a non potersi fidare di nessuno». 
Con una scrittura elegante e precisa l'autrice ci introduce con maestria nel mondo botanico di Milo e Stefan, mostra i loro punti di vista spesso divergenti su vari aspetti delle piante e si insinua con audacia tra le pieghe dirompenti della passione erotica che scoppia tra i due botanici, una forte attrazione che irrompe distruggendo l'autocontrollo cui Stefan si era sempre aggrappato: «Ora sapevo che il suo bacio era come una diga di autocontrollo che si infrange sulle rocce del desiderio: libero e caotico e necessario». 
La passione si tramuta presto in un rapporto più profondo che in qualche modo modifica il loro modo di pensare e di guardare alle rispettive vite. Nella diversità dei rispettivi caratteri, Milo e Stefan mostrano molti più punti di contatto di quanto potessero immaginare: amano la possibilità di poter cambiare le cose attraverso la botanica, pur se con approcci diversi (Stefan cercando la rarità, Milo amando la specialità nell'ordinarietà), hanno sempre avuto paura di deludere le aspettative altrui e si sono sempre sentiti giudicati dagli altri, Milo per il suo aspetto trasandato, che dava a tutti l'idea di non sapere di cosa stesse parlando, e Stefan per il fatto di non rispettare ciò che il mondo si aspetta dagli uomini di colore. E l'amore per le piante inevitabilmente li unisce. 
“Nemici naturali” è, dunque, un piccolo gioiello, un romanzo che ci parla di sentimenti e passioni, e ci mostra come due personalità distanti possano trovare punti di contatto, attraverso una connessione fisica e e mentale in grado di stravolgere le rispettive prospettive di vita, facendo fiorire un legame personale e professionale. 

VALUTAZIONE: 4+/5

venerdì 25 settembre 2020

“Da uomo a uomo” di Seth King

TITOLO: Da uomo a uomo (Titolo originale: “Male/Male”) 
AUTORE: Seth King 
CASA EDITRICE: Quixote Edizioni 
GENERE: Contemporaneo 
TRADUTTORE: Alessia Esposito 
“Da uomo a uomo” è un romanzo che non ho difficoltà a definire unico nel panorama del romance male to male, un libro dalle tante sfaccettature e che, pur nella dolcezza di una storia d'amore, non esita a trasmettere messaggi sferzanti senza voler essere a tutti i costi consolatorio. 
Talon Cooper e Alexander Mendes, i due protagonisti, sono espressione di due mondi che appaiono agli antipodi, ma che finiscono per incrociarsi, influenzandosi e migliorandosi a vicenda. 
Talon è uno scrittore in crisi, il suo talento creativo sembra aver subito una battuta d'arresto e i suoi ultimi romanzi hanno avuto un riscontro di pubblico sempre più scarso, persino fra i lettori più affezionati che considerano poco autentiche le storie d'amore da lui narrate. Gli manca quell'ispirazione che lo aveva accompagnato brillantemente all'inizio della sua carriera e si convince che un modo per ritrovare il successo (e i soldi per l'affitto) sia quello di impegnarsi in un nuovo genere, il romance male to male, che sta registrando una crescente popolarità. Il problema è che lui, che si identifica come eterosessuale, non saprebbe come descrivere una storia d'amore tra due uomini. 
L'incontro con Alexander, scrittore omosessuale e attivista molto impegnato nell'ambito della comunità LGBT, dovrebbe consentirgli di ottenere tutte quelle informazioni necessarie per poter scrivere un buon gay romance. In realtà, quell'incontro e la successiva amicizia con Alexander stravolgeranno in meglio la vita di Talon facendogli acquisire nuove consapevolezze circa i suoi sentimenti e la sua sessualità. 
Seth King ha dato vita a un romanzo profondamente introspettivo e denso di riflessioni, quasi un viaggio all'interno delle menti di Talon e Alexander, due protagonisti carismatici che dominano quasi completamente la scena e calamitano l'attenzione del lettore fino alla fine. 
Tenero e malinconico è il modo con cui Talon descrive se stesso, il suo aggrapparsi a quelle che considera certezze circa il suo modo di essere, mentre combatte contro il timore di affrontare sentimenti che aveva inconsapevolmente represso e che riemergono nel momento in cui si ritrova ad essere catturato dal fascino di Alexander: «Sono uno strambo riservato con emozioni intense che ama stare da solo con i propri libri e vive in una casa più disordinata di una in cui vivrebbe un bambino ... Non esattamente materiale per Match.com. E sono anche uno scrittore ... Ho un cuore selvaggio che sa amare solo in modo estremo e in qualche modo troppo, ma non abbastanza, pieno di difetti e colori troppo vividi e strade senza uscite». 
L'autore non esita a mostrare tutte le paure e i tormenti di Talon di fronte alle sue nuove consapevolezze, paure che man mano cedono il posto a un crescente entusiasmo, mentre Alexander lo introduce all'interno della comunità LGBT e gli mostra tanti aspetti che aveva sempre ignorato: «Ero così spaventato, ma il modo in cui ha il controllo della sua diversità mi fa desiderare di essere abbastanza coraggioso da voler prendere le redini della mia diversità. Siamo entrambi giovani e vivi e liberi … cosa abbiamo da perdere? Evoca in me una calma grande come il mondo, accende un uragano che trova posto solo nel mio cuore». 
Alexander è, a sua volta, un personaggio complesso che mostra una visione chiara e precisa di quali siano i problemi e i pregiudizi di cui gli omosessuali devono farsi carico, consapevole dell'impegno che uno scrittore deve affrontare nel caso in cui voglia cimentarsi nella scrittura di una storia d'amore gay che risulti credibile: «“Non fare il martire,” dice. “Non è quello che ho detto. Non sono la polizia artistica, e amo i libri gay. È solo che, se vuoi provarci, probabilmente dovresti informarti. E farlo bene. Farai meglio a imparare cosa vuol dire uscire e non sentirti il benvenuto ogni singolo giorno della tua vita”». 
Alexander nasconde un intenso struggimento interiore, un dolore lacerante legato ai ricordi di un'infanzia in cui ha dovuto subire diverse discriminazioni, cercando in tutti i modi di non farsi sopraffare: «Non poteva dire a un bambino che molte persone là fuori si sarebbero messe contro di me, dal primo all'ultimo momento. Non poteva dire a un bambino che in qualsiasi gruppo di ragazzi, sarei sempre stato spinto in fondo all'ordine sociale … e poi sarei stato calpestato senza pietà». 
È impossibile non provare ammirazione per la capacità di questo ragazzo (nel quale non riesco a non identificare l'autore stesso) di andare avanti nonostante le offese, i pregiudizi, le delusioni ricevute da parte di amanti che lo hanno abbandonato, e di continuare a esprimere attraverso la scrittura una sensibilità unica e il desiderio di amare: «Sai, quando ero molto giovane ho dovuto prendere una decisione: la mia vita faceva schifo, e ho dovuto decidere se volevo farmi affossare o meno. Quindi ho allontanato tutto dalla mia mente e mi sono detto che andava tutto bene. Ho continuato a nuotare. Ho la sensazione che abbiamo tutti due scelte in questo mondo: affondare o nuotare. Ottimismo o pessimismo. Io sono ancora in fase freestyle». 
“Da uomo a uomo” è, dunque, una delicata e poetica storia d'amore in cui l'autore delinea con naturalezza non solo l'evoluzione dei sentimenti tra Talon e Alexander, che stringono un legame sempre più forte, ma anche il percorso di crescita interiore di Talon che, nel tentativo di portare a termine il suo romanzo, vede quella storia scriversi sulla sua pelle e acquisisce una maggior consapevolezza delle proprie sensazioni. Il romanzo è, infine, un importante strumento di protesta contro ogni discriminazione, un modo per far comprendere cosa significhi per la comunità LGBT vivere quotidianamente assurdi pregiudizi per il semplice fatto di essere se stessi: «L'omofobia e il razzismo sono ovviamente due cose molto diverse, ma hanno un'origine comune: l'ignoranza. Il movimento per l'uguaglianza LGBTQ è decenni indietro rispetto ad altri movimenti, La Legge sui diritti civili del 1964 ha reso illegale discriminare qualcuno a causa della razza, cosa ovviamente fantastica … ma non c'è assolutamente nulla per proteggere le persone con diversi orientamenti sessuali o espressioni di genere della stessa cosa» … «Il vostro trofeo è non doversi mai preoccupare di dove andrete o di come vi guarderanno le persone o come reagiranno quando ci arriverete».

VALUTAZIONE 5/5

mercoledì 23 settembre 2020

“Solo per una notte” di Nicolas Bendini

TITOLO: “Solo per una notte” (Titolo originale: “Juste pour une nuit”) 
AUTORE: Nicolas Bendini 
CASA EDITRICE: Playground Syncro/Europa 
GENERE: Narrativa 
Con “Solo per una notte”, uno dei romanzi della collana di narrativa LGBT Syncro/Europa (Playground), ci troviamo a Parigi, nel Liceo Pascal, in cui il diciottenne Mathieu Varenne deve dividersi tra la paura di svelare la propria omosessualità e il desiderio di vivere fino in fondo i propri impulsi naturali. Un giorno, all'uscita da scuola, il ragazzo incontra Goran Klasic, attraente e talentuoso centravanti croato del Paris Saint-Germain, la sua squadra del cuore: il calciatore lo riaccompagna a casa a bordo della sua lussuosa auto e gli chiede addirittura di scambiarsi i numeri di cellulare, un evento che, come pensa Mathieu, “succede solo nei film” e che rimane impresso nei suoi pensieri. 
Mathieu è un ragazzo timido che, anche a causa dei condizionamenti paterni, non può fare a meno di sentirsi antico, soprattutto nel momento in cui si pone a confronto con i suoi compagni. Goran si mostra, invece, almeno in apparenza, arrogante e prepotente, un giocatore di grandi doti, ma la cui carriera è condizionata da un carattere difficile e da frequenti colpi di testa. I due avranno modo di incontrarsi più volte e di instaurare un rapporto piuttosto turbolento e contrastato: «A quella domanda Mathieu si paralizza. Per due giorni non ha fatto altro che immaginarsi dialoghi brillanti, corteggiamenti romantici. Li aveva persino sceneggiati. Ed ora si trova a dover fronteggiare quell'atteggiamento irritante che a volte Goran ha anche sul campo, quando irride gli avversari con qualche tunnel di troppo o quando si ostina a non passare la palla. Stronzo sul campo e stronzo nella vita». 
Più che una storia d'amore, “Solo per una notte” è un racconto di formazione e di acquisizione di maggior consapevolezza della propria sessualità, in cui hanno un ruolo importante i compagni di scuola del giovane parigino, con il loro carico di sentimenti contrastanti, di ingenua generosità, di sfrontato coraggio, di leggera perfidia: il diligente Simon, con cui Mathieu ha le prime esperienze sessuali, il generoso Samuel e la determinata Fatima, che non esitano ad aiutare il loro amico nei momenti di difficoltà e ad accettare la sua sessualità. 
Con una scrittura semplice e senza particolari slanci, dialoghi veloci e incisivi e una buona introspezione, “Solo per una notte” è un romanzo complessivamente gradevole, uno spaccato di reale vita adolescenziale condito con il sogno dell'incontro con il proprio idolo calcistico, un sogno che spesso cela una realtà non propriamente idilliaca, ma che aiuta comunque a realizzare il proprio percorso di crescita interiore. 

VALUTAZIONE: 3,5/5

venerdì 11 settembre 2020

“Diario svedese (con accompagnamento blues)” di Björn Holmgren

TITOLO: “Diario svedese (con accompagnamento blues)” 
AUTORE: Björn Holmgren 
CASA EDITRICE: Playground Syncro/Europa 
GENERE: Narrativa 
“Diario svedese” si colloca nell'ambito del progetto della Playground denominato Syncro/Europa, un marchio editoriale creato con l’obiettivo di pubblicare romanzi a tematica LGBT ambientati in vari paesi dell'Unione europea, storie di giovani impegnati ad affrontare la propria esistenza quotidiana e a vivere la propria omosessualità, tra amori, aspirazioni e contrasti. 
Con questo romanzo ci rechiamo in Svezia, nella moderna Goteborg, in cui Gustav, dirigente di un'azienda di trasporto serio e rigoroso, vedovo e padre di due bambini, di sera si trasforma in Erika, affascinante drag queen dall'aspetto vagamente androgino. 
Lars, giovane autista di tram nell'azienda di Gustav, è un ragazzo dal doloroso passato, segnato dalla presenza di un padre violento e omofobo. Schivo e riservato, di poche parole, Lars ha imparato col tempo a tenere a freno le proprie reazioni, ma quando incontra Gustav a una festa aziendale non riesce a celare l'attrazione che prova nei suoi confronti. 
Il romanzo si caratterizza per una buona scrittura, precisa ed efficace, forse più descrittiva e introspettiva che narrativa. Può essere idealmente suddiviso in due parti;la prima è quella in cui ha inizio la relazione tra Gustav e Lars e in cui emergono con particolare evidenza i rispettivi caratteri e ciò che ciascuno si aspetta da una relazione. 
Lars cerca negli uomini «una virilità delicata, fragile, leggera, naturale», ama l'idea di sentirsi circondato dall'affetto di una vera famiglia e crede di aver trovato in Gustav ciò a cui aspirava. 
Gustav, che ha perso la moglie in un incidente quattro anni prima e ha avuto diverse relazioni con uomini che lo hanno abbandonato, cerca qualcuno di cui fidarsi davvero e Lars potrebbe essere finalmente l'uomo giusto: «Gustav fa una piccola smorfia di disappunto, ma guarda le labbra di Lars, così rosse da sembrare tempera su tela, gli occhi nocciola carichi di pudore e aspettative, e pensa che ogni istante di dispetto è sprecato, che Lars non è altro che una benedizione, un dono», 
La seconda parte della narrazione vede Gustav e Lars, dopo più di un anno, alle prese con una relazione ormai avviata, ma da cui traspaiono alcuni elementi di criticità, che sembrano in qualche modo ostacolare una serenità piena e appagante: «Lars ha sempre l'impressione che tra loro ci sia un sottile filo che li divide e che i loro mondi non riescano a sovrapporsi fino in fondo». 
Gustav continua ad avere un atteggiamento rigido e inflessibile, così sicuro di sé e imponente, e Lars ne è a volte intimidito. Uno spiacevole episodio che vede coinvolto Lars mentre è alla guida del tram fa venire a galla tali incomprensioni, fino all'entrata in scena del giovane neonazista Nils. Questi ostacoli potrebbero determinare la fine della relazione tra Gustav e Lars o favorirne il rafforzamento. 
“Diario svedese” è complessivamente un buon romanzo, con un importante approfondimento psicologico dei protagonisti, in particolare di Lars che nella sua fragilità appare il perno centrale dell'evoluzione narrativa, e in cui viene riservato un discreto ruolo ai personaggi secondari: Amir, il miglior amico di Lars, di origini iraniane, impegnato nella frenetica scoperta della propria sessualità; Darya, madre di Amir, coinvolta nella lotta per l'emancipazione delle donne, materna e comprensiva, di grande sostegno per Lars; i due figli di Gustav, Friedrick e Linus, intimiditi dall'atteggiamento paterno e molto legati al giovane autista. 
Nonostante sia un po' affrettato in alcuni passaggi e nel finale, il romanzo mette comunque in luce numerosi temi, tra cui l'accettazione di sé, la ricerca del proprio posto nel mondo, il desiderio di affetto e famiglia e, soprattutto, mostra le contraddizioni di una società che si schiera dietro il “politicamente corretto”, ma a volte fatica a comprendere davvero le motivazioni dei gesti di ognuno.

VALUTAZIONE 4/5

venerdì 4 settembre 2020

“La statua di sale” di Gore Vidal

TITOLO: “La statua di sale” (Titolo originale: “The City and the Pillar”) 
AUTORE: Gore Vidal 
CASA EDITRICE: Fazi 
GENERE: Narrativa 
TRADUTTORE: Alessandra Osti 
L’ossessiva ricerca di un amore giovanile, un sentimento che inevitabilmente si rivela evanescente e illusorio, è questo ciò spinge Jim Willard, il protagonista del celebre romanzo di Gore Vidal, “La statua di sale” (Fazi 2009), a intraprendere un intenso viaggio nel disperato tentativo di chiudere un cerchio, di ritornare a rivivere il passato. Un peregrinare che si trascina lungo gli anni della giovinezza, che trasforma lo stesso Jim, ancorato agli eventi trascorsi e insensibile alle attenzioni e ai sentimenti altrui, in una statua di sale, con un chiaro riferimento a un episodio biblico: la fuga di Lot e della sua famiglia dalla città di Sodoma distrutta dall'ira divina, l'imprudenza della moglie che, con lo sguardo rivolto all'indietro, alle rovine ormai superate, viene pietrificata. 
Ambientato tra la fine degli anni Trenta e la metà degli anni Quaranta, il romanzo racconta la vita di Jim, un ragazzo della Virginia, appassionato di tennis e insofferente nei confronti dell’ingerenza paterna. Poco più che adolescente, comprende di essere perdutamente innamorato del suo miglior amico Bob, di un anno più grande di lui, ma quel sentimento rimane sepolto nelle sue fantasie per molto tempo. 
Subito dopo la cerimonia di consegna del diploma di Bob, i due ragazzi decidono di trascorrere un fine settimana insieme in una capanna in riva al fiume. È in quell'occasione che i due ragazzi cedono alla passione in un incontro di istinti primordiali, un momento cruciale che segna il destino di Jim e che l’autore descrive con una grande forza espressiva: «Quando i volti si toccarono, Bob sospirò rabbrividendo e strinse forte Jim fra le sue braccia. Ora erano completi, l’uno divenne l’altro, quando i loro corpi si unirono con una violenza primordiale, simile con simile, metallo con magnete, la metà con l’altra metà e il tutto ricomposto». Bob parte il giorno dopo imbarcandosi su una nave per soddisfare il suo desiderio di avventura e da quel momento Jim non lo rivedrà per diversi anni. 
Con questo romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1948, Gore Vidal volle distaccarsi dalle narrazioni di autori che lo avevano preceduto e che si erano limitate a trattare il tema dell’omosessualità in modo stereotipato raccontando di travestiti o di ragazzi solitari in preda a matrimoni infelici. L’autore concentrò la sua attenzione su due ragazzi americani “normali”, due atleti semplicemente attratti dal genere maschile, suscitando grande scalpore e reazioni contrastanti, soprattutto da parte di chi non riusciva ad accettare quella normalità. 
La fluida narrazione, che ripercorre gli incontri e le esperienze di Jim nel corso di sette anni segnati da drammatici eventi storici (il dominio nazista, il secondo conflitto bellico), si avvale di una prosa lineare, in cui l’autore ha inteso eliminare ogni elaborazione rendendola il più possibile dura ed essenziale. Eppure, tale purezza di stile non impedisce di avvertire il pulsare delle emozioni di Jim, il lento percorso interiore, la presa di coscienza del suo essere, tra la rabbia e la paura di non potersi rivelare al mondo, i sentimenti per Bob che continuano a invadere la mente, le sue riflessioni sul futuro e sulla morte durante una grave malattia: «Il sole tiepido lo scaldò. Il sangue scorreva rapido nelle vene. Era consapevole della pienezza della vita. Esisteva nel presente. Questo era abbastanza. E forse negli anni a seguire avrebbe avuto una nuova visione, qualcosa che lo avrebbe aiutato, in qualche modo, a ingannare la realtà del nulla». 
Il lungo girovagare di Jim è una sequenza di incontri, con tre amanti che, pur non riuscendo a carpirne il cuore, ne segnano la crescita umana, figure quasi tragiche, ideali rappresentanti di realtà in apparenza distanti tra loro, ma accomunate dalla incapacità di raggiungere un sereno equilibrio nei rapporti personali e di infrangere il velo di ipocrisia che li soffoca: Ronald Shaw, il superficiale ed egocentrico attore, che gestisce la sua vita drammaticamente come in un perenne film; Paul Sullivan, lo scrittore fallito che ricava piacere dalla sua stessa sconfitta; Maria l’ereditiera sensibile, spesso intrappolata in relazioni impossibili e alla ricerca di una completezza che non riesce mai a raggiungere. 
Un sapore di amarezza e disfatta è ciò che si avverte arrivati al termine. Con “La statua di sale” Gore Vidal ha voluto infrangere l’ideale romantico, condannare chi si rivolge con insistenza al passato, portarlo a scontrarsi con la caduta delle proprie illusioni. Eppure un piccolo spiraglio viene lasciato aperto, l’idea che forse non tutto è stato vano: «Una volta di più fu sulla riva di un fiume, finalmente conscio che lo scopo dei fiumi è di sfociare nel mare. Niente cambia. Eppure nulla di ciò che è, potrà mai essere ciò che è stato. Affascinato, guardò l’acqua infrangersi fredda e scura contro l’isola di pietra. Presto sarebbe andato via». 

VALUTAZIONE: 4,5/5

mercoledì 5 agosto 2020

“Curva di apprendimento” di Kaje Harper

TITOLO: “Curva di apprendimento” (Titolo originale: “Learning Curve”)
SERIE: Lezioni di vita #4
AUTORE: Kaje Harper
CASA EDITRICE: Triskell Edizioni
GENERE: Contemporaneo; Poliziesco
TRADUTTORE: Cristina Bruni 
Leggendo “Curva di apprendimento”, il capitolo conclusivo della serie “Lezioni di vita” di Kaje Harper, è inevitabile avere la sensazione che un cerchio si stia chiudendo e che molti nodi stiano per essere sciolti.
Le vite di Tony e Mac hanno subito drastici cambiamenti in meno di due anni; si sono incontrati per caso e innamorati, hanno dovuto affrontare paure e perdite prima di uscire allo scoperto come coppia, ma sono riusciti a rimanere insieme, forti di un legame indissolubile, creando una solida famiglia con i loro due bambini: «Era strano andare così indietro nel tempo. Neanche due anni, ma sembrava una vita intera analizzando tutti i cambiamenti. All'epoca era soltanto un nome scritto sulla lavagna nell'aula di Tony. All'epoca, non aveva ancora sfiorato la sua pelle, non lo aveva baciato. Ma sin dal primo momento c'era stata una forte connessione tra loro».
Tuttavia, per questi due uomini ci sono ancora alcuni ostacoli da superare. Un colpo di pistola alla testa durante un'indagine ha stravolto la vita di Mac procurandogli un danno cerebrale che ha compromesso le sue funzioni del linguaggio, funzioni che il detective ha cercato di recuperare attraverso un importante e faticoso percorso di riabilitazione con l'immancabile sostegno di Tony.
“Curva di apprendimento” narra, dunque, le vicende di Tony e Mac alle prese con l'ultima fase di tale percorso, forse quella più difficile, dovendo entrambi affrontare finalmente i propri timori e alcuni demoni del passato. In questo ultimo volume, infatti, l'autrice con la sua consueta bravura ci parla di un nuovo caso poliziesco che vede, in qualche modo, coinvolto un alunno di Tony. Ma questa volta più che l'intreccio delle indagini ciò che rileva è l'impatto emotivo sui due protagonisti, impatto che riusciamo a percepire attraverso una profonda introspezione.
Mac vuole ad ogni costo completare la riabilitazione, tornare a rivestire i suoi panni di detective della Omicidi, riprendersi quel lavoro che lo fa sentire completo e realizzato, e in questa indagine cerca di rimettersi in gioco il più possibile, pur con i limiti di una guarigione non ancora completa. Si ritrova di nuovo combattuto, questa volta tra la paura di non riuscire più ad essere il bravo poliziotto di un tempo e il timore di ferire Tony, di farlo preoccupare, di rivelargli che nel profondo del suo animo la loro meravigliosa famiglia, pur occupando un posto fondamentale, potrebbe non essere sufficiente se non dovesse riuscire a riottenere il suo lavoro. Ma è consapevole che l'appoggio di suo marito non verrà mai meno, anche quando si tratterà di affrontare quella sua famiglia di origine di cui si è sempre rifiutato di parlare: «“Guarda lo specchio,” sussurrò. “Lì. Quel meraviglioso uomo massiccio e scuro, e quell'altro tizio più magro. Siamo io e te. Ed è fottutamente sexy, bellissimo e quasi perfetto. Vero, è gay quanto la parata di Pasqua, ma rimaniamo comunque e completamente due uomini veri. La tua famiglia può anche coprirci di insulti e volerci evitare, discriminare e tutto ciò che vuole, ma non potrà mai rendere tutto questo inferiore all'essere quasi perfetto, cazzo.”».
Tony ha sempre mostrato una grande determinazione nel difendere le persone che ama e nell'inseguire gli ideali in cui crede, ma questa volta ci mostra la sua fragilità, la paura di perdere l'uomo di cui è profondamente innamorato e con cui vorrebbe invecchiare, con la consapevolezza che, pur desiderandolo, non potrà impedirgli di tornare a fare il poliziotto. Dovrà affrontare questi suoi timori, così come dovrà ribadire la sua capacità di essere guida e sostegno per tutti quei giovani che scoprono la propria omosessualità e devono difendersi dal bullismo: «Hanno bisogno di qualcuno come il prof. Hart. Hanno bisogno di lui. Perché è dichiarato da anni. Ha sposato un altro uomo. Ha figli. Si fa avanti pubblicamente, ma ha una vita normale. Può dire “Ho passato quello che avete passato voi e faceva schifo, ma la vita può migliorare»
L'autrice continua a mostrare la sua grande sensibilità verso il tema molto attuale della lotta all'omofobia. Leggendo le sue parole è impossibile non trarre messaggi e insegnamenti validi in ogni contesto: «Quando là fuori ci sono degli adulti che ti chiamano cittadino di seconda classe, che ti dicono che meriti di essere licenziato da un posto di lavoro o che non puoi adottare dei bambini o sposarti, fa davvero male. Fa sembrare il bullismo nelle scuole ancora peggiore. Questi ragazzi hanno bisogno di sentirsi dire che le cose miglioreranno, devono sentirselo dire da qualcuno come loro e hanno bisogno di crederci».
In conclusione, non posso che affermare che “Curva di apprendimento” è la degna conclusione di una serie indimenticabile. Ho amato i due protagonisti, sinceri, veri, umani nella loro forza così come nella loro fragilità, ho seguito il loro percorso in cui hanno cercato di migliorarsi e di sostenersi a vicenda, ho sofferto con loro quando hanno dovuto affrontare perdite e ostacoli, E ho letto l'ultima riga con una lacrima di commozione e una fitta di nostalgia, come se stessi salutando alcuni amici dopo aver condiviso un importante tragitto con il desiderio di ricominciare di nuovo. 

VALUTAZIONE: 5/5