venerdì 25 settembre 2020

“Da uomo a uomo” di Seth King

TITOLO: Da uomo a uomo (Titolo originale: “Male/Male”) 
AUTORE: Seth King 
CASA EDITRICE: Quixote Edizioni 
GENERE: Contemporaneo 
TRADUTTORE: Alessia Esposito 
“Da uomo a uomo” è un romanzo che non ho difficoltà a definire unico nel panorama del romance male to male, un libro dalle tante sfaccettature e che, pur nella dolcezza di una storia d'amore, non esita a trasmettere messaggi sferzanti senza voler essere a tutti i costi consolatorio. 
Talon Cooper e Alexander Mendes, i due protagonisti, sono espressione di due mondi che appaiono agli antipodi, ma che finiscono per incrociarsi, influenzandosi e migliorandosi a vicenda. 
Talon è uno scrittore in crisi, il suo talento creativo sembra aver subito una battuta d'arresto e i suoi ultimi romanzi hanno avuto un riscontro di pubblico sempre più scarso, persino fra i lettori più affezionati che considerano poco autentiche le storie d'amore da lui narrate. Gli manca quell'ispirazione che lo aveva accompagnato brillantemente all'inizio della sua carriera e si convince che un modo per ritrovare il successo (e i soldi per l'affitto) sia quello di impegnarsi in un nuovo genere, il romance male to male, che sta registrando una crescente popolarità. Il problema è che lui, che si identifica come eterosessuale, non saprebbe come descrivere una storia d'amore tra due uomini. 
L'incontro con Alexander, scrittore omosessuale e attivista molto impegnato nell'ambito della comunità LGBT, dovrebbe consentirgli di ottenere tutte quelle informazioni necessarie per poter scrivere un buon gay romance. In realtà, quell'incontro e la successiva amicizia con Alexander stravolgeranno in meglio la vita di Talon facendogli acquisire nuove consapevolezze circa i suoi sentimenti e la sua sessualità. 
Seth King ha dato vita a un romanzo profondamente introspettivo e denso di riflessioni, quasi un viaggio all'interno delle menti di Talon e Alexander, due protagonisti carismatici che dominano quasi completamente la scena e calamitano l'attenzione del lettore fino alla fine. 
Tenero e malinconico è il modo con cui Talon descrive se stesso, il suo aggrapparsi a quelle che considera certezze circa il suo modo di essere, mentre combatte contro il timore di affrontare sentimenti che aveva inconsapevolmente represso e che riemergono nel momento in cui si ritrova ad essere catturato dal fascino di Alexander: «Sono uno strambo riservato con emozioni intense che ama stare da solo con i propri libri e vive in una casa più disordinata di una in cui vivrebbe un bambino ... Non esattamente materiale per Match.com. E sono anche uno scrittore ... Ho un cuore selvaggio che sa amare solo in modo estremo e in qualche modo troppo, ma non abbastanza, pieno di difetti e colori troppo vividi e strade senza uscite». 
L'autore non esita a mostrare tutte le paure e i tormenti di Talon di fronte alle sue nuove consapevolezze, paure che man mano cedono il posto a un crescente entusiasmo, mentre Alexander lo introduce all'interno della comunità LGBT e gli mostra tanti aspetti che aveva sempre ignorato: «Ero così spaventato, ma il modo in cui ha il controllo della sua diversità mi fa desiderare di essere abbastanza coraggioso da voler prendere le redini della mia diversità. Siamo entrambi giovani e vivi e liberi … cosa abbiamo da perdere? Evoca in me una calma grande come il mondo, accende un uragano che trova posto solo nel mio cuore». 
Alexander è, a sua volta, un personaggio complesso che mostra una visione chiara e precisa di quali siano i problemi e i pregiudizi di cui gli omosessuali devono farsi carico, consapevole dell'impegno che uno scrittore deve affrontare nel caso in cui voglia cimentarsi nella scrittura di una storia d'amore gay che risulti credibile: «“Non fare il martire,” dice. “Non è quello che ho detto. Non sono la polizia artistica, e amo i libri gay. È solo che, se vuoi provarci, probabilmente dovresti informarti. E farlo bene. Farai meglio a imparare cosa vuol dire uscire e non sentirti il benvenuto ogni singolo giorno della tua vita”». 
Alexander nasconde un intenso struggimento interiore, un dolore lacerante legato ai ricordi di un'infanzia in cui ha dovuto subire diverse discriminazioni, cercando in tutti i modi di non farsi sopraffare: «Non poteva dire a un bambino che molte persone là fuori si sarebbero messe contro di me, dal primo all'ultimo momento. Non poteva dire a un bambino che in qualsiasi gruppo di ragazzi, sarei sempre stato spinto in fondo all'ordine sociale … e poi sarei stato calpestato senza pietà». 
È impossibile non provare ammirazione per la capacità di questo ragazzo (nel quale non riesco a non identificare l'autore stesso) di andare avanti nonostante le offese, i pregiudizi, le delusioni ricevute da parte di amanti che lo hanno abbandonato, e di continuare a esprimere attraverso la scrittura una sensibilità unica e il desiderio di amare: «Sai, quando ero molto giovane ho dovuto prendere una decisione: la mia vita faceva schifo, e ho dovuto decidere se volevo farmi affossare o meno. Quindi ho allontanato tutto dalla mia mente e mi sono detto che andava tutto bene. Ho continuato a nuotare. Ho la sensazione che abbiamo tutti due scelte in questo mondo: affondare o nuotare. Ottimismo o pessimismo. Io sono ancora in fase freestyle». 
“Da uomo a uomo” è, dunque, una delicata e poetica storia d'amore in cui l'autore delinea con naturalezza non solo l'evoluzione dei sentimenti tra Talon e Alexander, che stringono un legame sempre più forte, ma anche il percorso di crescita interiore di Talon che, nel tentativo di portare a termine il suo romanzo, vede quella storia scriversi sulla sua pelle e acquisisce una maggior consapevolezza delle proprie sensazioni. Il romanzo è, infine, un importante strumento di protesta contro ogni discriminazione, un modo per far comprendere cosa significhi per la comunità LGBT vivere quotidianamente assurdi pregiudizi per il semplice fatto di essere se stessi: «L'omofobia e il razzismo sono ovviamente due cose molto diverse, ma hanno un'origine comune: l'ignoranza. Il movimento per l'uguaglianza LGBTQ è decenni indietro rispetto ad altri movimenti, La Legge sui diritti civili del 1964 ha reso illegale discriminare qualcuno a causa della razza, cosa ovviamente fantastica … ma non c'è assolutamente nulla per proteggere le persone con diversi orientamenti sessuali o espressioni di genere della stessa cosa» … «Il vostro trofeo è non doversi mai preoccupare di dove andrete o di come vi guarderanno le persone o come reagiranno quando ci arriverete».

VALUTAZIONE 5/5

mercoledì 23 settembre 2020

“Solo per una notte” di Nicolas Bendini

TITOLO: “Solo per una notte” (Titolo originale: “Juste pour une nuit”) 
AUTORE: Nicolas Bendini 
CASA EDITRICE: Playground Syncro/Europa 
GENERE: Narrativa 
Con “Solo per una notte”, uno dei romanzi della collana di narrativa LGBT Syncro/Europa (Playground), ci troviamo a Parigi, nel Liceo Pascal, in cui il diciottenne Mathieu Varenne deve dividersi tra la paura di svelare la propria omosessualità e il desiderio di vivere fino in fondo i propri impulsi naturali. Un giorno, all'uscita da scuola, il ragazzo incontra Goran Klasic, attraente e talentuoso centravanti croato del Paris Saint-Germain, la sua squadra del cuore: il calciatore lo riaccompagna a casa a bordo della sua lussuosa auto e gli chiede addirittura di scambiarsi i numeri di cellulare, un evento che, come pensa Mathieu, “succede solo nei film” e che rimane impresso nei suoi pensieri. 
Mathieu è un ragazzo timido che, anche a causa dei condizionamenti paterni, non può fare a meno di sentirsi antico, soprattutto nel momento in cui si pone a confronto con i suoi compagni. Goran si mostra, invece, almeno in apparenza, arrogante e prepotente, un giocatore di grandi doti, ma la cui carriera è condizionata da un carattere difficile e da frequenti colpi di testa. I due avranno modo di incontrarsi più volte e di instaurare un rapporto piuttosto turbolento e contrastato: «A quella domanda Mathieu si paralizza. Per due giorni non ha fatto altro che immaginarsi dialoghi brillanti, corteggiamenti romantici. Li aveva persino sceneggiati. Ed ora si trova a dover fronteggiare quell'atteggiamento irritante che a volte Goran ha anche sul campo, quando irride gli avversari con qualche tunnel di troppo o quando si ostina a non passare la palla. Stronzo sul campo e stronzo nella vita». 
Più che una storia d'amore, “Solo per una notte” è un racconto di formazione e di acquisizione di maggior consapevolezza della propria sessualità, in cui hanno un ruolo importante i compagni di scuola del giovane parigino, con il loro carico di sentimenti contrastanti, di ingenua generosità, di sfrontato coraggio, di leggera perfidia: il diligente Simon, con cui Mathieu ha le prime esperienze sessuali, il generoso Samuel e la determinata Fatima, che non esitano ad aiutare il loro amico nei momenti di difficoltà e ad accettare la sua sessualità. 
Con una scrittura semplice e senza particolari slanci, dialoghi veloci e incisivi e una buona introspezione, “Solo per una notte” è un romanzo complessivamente gradevole, uno spaccato di reale vita adolescenziale condito con il sogno dell'incontro con il proprio idolo calcistico, un sogno che spesso cela una realtà non propriamente idilliaca, ma che aiuta comunque a realizzare il proprio percorso di crescita interiore. 

VALUTAZIONE: 3,5/5

venerdì 11 settembre 2020

“Diario svedese (con accompagnamento blues)” di Björn Holmgren

TITOLO: “Diario svedese (con accompagnamento blues)” 
AUTORE: Björn Holmgren 
CASA EDITRICE: Playground Syncro/Europa 
GENERE: Narrativa 
“Diario svedese” si colloca nell'ambito del progetto della Playground denominato Syncro/Europa, un marchio editoriale creato con l’obiettivo di pubblicare romanzi a tematica LGBT ambientati in vari paesi dell'Unione europea, storie di giovani impegnati ad affrontare la propria esistenza quotidiana e a vivere la propria omosessualità, tra amori, aspirazioni e contrasti. 
Con questo romanzo ci rechiamo in Svezia, nella moderna Goteborg, in cui Gustav, dirigente di un'azienda di trasporto serio e rigoroso, vedovo e padre di due bambini, di sera si trasforma in Erika, affascinante drag queen dall'aspetto vagamente androgino. 
Lars, giovane autista di tram nell'azienda di Gustav, è un ragazzo dal doloroso passato, segnato dalla presenza di un padre violento e omofobo. Schivo e riservato, di poche parole, Lars ha imparato col tempo a tenere a freno le proprie reazioni, ma quando incontra Gustav a una festa aziendale non riesce a celare l'attrazione che prova nei suoi confronti. 
Il romanzo si caratterizza per una buona scrittura, precisa ed efficace, forse più descrittiva e introspettiva che narrativa. Può essere idealmente suddiviso in due parti;la prima è quella in cui ha inizio la relazione tra Gustav e Lars e in cui emergono con particolare evidenza i rispettivi caratteri e ciò che ciascuno si aspetta da una relazione. 
Lars cerca negli uomini «una virilità delicata, fragile, leggera, naturale», ama l'idea di sentirsi circondato dall'affetto di una vera famiglia e crede di aver trovato in Gustav ciò a cui aspirava. 
Gustav, che ha perso la moglie in un incidente quattro anni prima e ha avuto diverse relazioni con uomini che lo hanno abbandonato, cerca qualcuno di cui fidarsi davvero e Lars potrebbe essere finalmente l'uomo giusto: «Gustav fa una piccola smorfia di disappunto, ma guarda le labbra di Lars, così rosse da sembrare tempera su tela, gli occhi nocciola carichi di pudore e aspettative, e pensa che ogni istante di dispetto è sprecato, che Lars non è altro che una benedizione, un dono», 
La seconda parte della narrazione vede Gustav e Lars, dopo più di un anno, alle prese con una relazione ormai avviata, ma da cui traspaiono alcuni elementi di criticità, che sembrano in qualche modo ostacolare una serenità piena e appagante: «Lars ha sempre l'impressione che tra loro ci sia un sottile filo che li divide e che i loro mondi non riescano a sovrapporsi fino in fondo». 
Gustav continua ad avere un atteggiamento rigido e inflessibile, così sicuro di sé e imponente, e Lars ne è a volte intimidito. Uno spiacevole episodio che vede coinvolto Lars mentre è alla guida del tram fa venire a galla tali incomprensioni, fino all'entrata in scena del giovane neonazista Nils. Questi ostacoli potrebbero determinare la fine della relazione tra Gustav e Lars o favorirne il rafforzamento. 
“Diario svedese” è complessivamente un buon romanzo, con un importante approfondimento psicologico dei protagonisti, in particolare di Lars che nella sua fragilità appare il perno centrale dell'evoluzione narrativa, e in cui viene riservato un discreto ruolo ai personaggi secondari: Amir, il miglior amico di Lars, di origini iraniane, impegnato nella frenetica scoperta della propria sessualità; Darya, madre di Amir, coinvolta nella lotta per l'emancipazione delle donne, materna e comprensiva, di grande sostegno per Lars; i due figli di Gustav, Friedrick e Linus, intimiditi dall'atteggiamento paterno e molto legati al giovane autista. 
Nonostante sia un po' affrettato in alcuni passaggi e nel finale, il romanzo mette comunque in luce numerosi temi, tra cui l'accettazione di sé, la ricerca del proprio posto nel mondo, il desiderio di affetto e famiglia e, soprattutto, mostra le contraddizioni di una società che si schiera dietro il “politicamente corretto”, ma a volte fatica a comprendere davvero le motivazioni dei gesti di ognuno.

VALUTAZIONE 4/5

venerdì 4 settembre 2020

“La statua di sale” di Gore Vidal

TITOLO: “La statua di sale” (Titolo originale: “The City and the Pillar”) 
AUTORE: Gore Vidal 
CASA EDITRICE: Fazi 
GENERE: Narrativa 
TRADUTTORE: Alessandra Osti 
L’ossessiva ricerca di un amore giovanile, un sentimento che inevitabilmente si rivela evanescente e illusorio, è questo ciò spinge Jim Willard, il protagonista del celebre romanzo di Gore Vidal, “La statua di sale” (Fazi 2009), a intraprendere un intenso viaggio nel disperato tentativo di chiudere un cerchio, di ritornare a rivivere il passato. Un peregrinare che si trascina lungo gli anni della giovinezza, che trasforma lo stesso Jim, ancorato agli eventi trascorsi e insensibile alle attenzioni e ai sentimenti altrui, in una statua di sale, con un chiaro riferimento a un episodio biblico: la fuga di Lot e della sua famiglia dalla città di Sodoma distrutta dall'ira divina, l'imprudenza della moglie che, con lo sguardo rivolto all'indietro, alle rovine ormai superate, viene pietrificata. 
Ambientato tra la fine degli anni Trenta e la metà degli anni Quaranta, il romanzo racconta la vita di Jim, un ragazzo della Virginia, appassionato di tennis e insofferente nei confronti dell’ingerenza paterna. Poco più che adolescente, comprende di essere perdutamente innamorato del suo miglior amico Bob, di un anno più grande di lui, ma quel sentimento rimane sepolto nelle sue fantasie per molto tempo. 
Subito dopo la cerimonia di consegna del diploma di Bob, i due ragazzi decidono di trascorrere un fine settimana insieme in una capanna in riva al fiume. È in quell'occasione che i due ragazzi cedono alla passione in un incontro di istinti primordiali, un momento cruciale che segna il destino di Jim e che l’autore descrive con una grande forza espressiva: «Quando i volti si toccarono, Bob sospirò rabbrividendo e strinse forte Jim fra le sue braccia. Ora erano completi, l’uno divenne l’altro, quando i loro corpi si unirono con una violenza primordiale, simile con simile, metallo con magnete, la metà con l’altra metà e il tutto ricomposto». Bob parte il giorno dopo imbarcandosi su una nave per soddisfare il suo desiderio di avventura e da quel momento Jim non lo rivedrà per diversi anni. 
Con questo romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1948, Gore Vidal volle distaccarsi dalle narrazioni di autori che lo avevano preceduto e che si erano limitate a trattare il tema dell’omosessualità in modo stereotipato raccontando di travestiti o di ragazzi solitari in preda a matrimoni infelici. L’autore concentrò la sua attenzione su due ragazzi americani “normali”, due atleti semplicemente attratti dal genere maschile, suscitando grande scalpore e reazioni contrastanti, soprattutto da parte di chi non riusciva ad accettare quella normalità. 
La fluida narrazione, che ripercorre gli incontri e le esperienze di Jim nel corso di sette anni segnati da drammatici eventi storici (il dominio nazista, il secondo conflitto bellico), si avvale di una prosa lineare, in cui l’autore ha inteso eliminare ogni elaborazione rendendola il più possibile dura ed essenziale. Eppure, tale purezza di stile non impedisce di avvertire il pulsare delle emozioni di Jim, il lento percorso interiore, la presa di coscienza del suo essere, tra la rabbia e la paura di non potersi rivelare al mondo, i sentimenti per Bob che continuano a invadere la mente, le sue riflessioni sul futuro e sulla morte durante una grave malattia: «Il sole tiepido lo scaldò. Il sangue scorreva rapido nelle vene. Era consapevole della pienezza della vita. Esisteva nel presente. Questo era abbastanza. E forse negli anni a seguire avrebbe avuto una nuova visione, qualcosa che lo avrebbe aiutato, in qualche modo, a ingannare la realtà del nulla». 
Il lungo girovagare di Jim è una sequenza di incontri, con tre amanti che, pur non riuscendo a carpirne il cuore, ne segnano la crescita umana, figure quasi tragiche, ideali rappresentanti di realtà in apparenza distanti tra loro, ma accomunate dalla incapacità di raggiungere un sereno equilibrio nei rapporti personali e di infrangere il velo di ipocrisia che li soffoca: Ronald Shaw, il superficiale ed egocentrico attore, che gestisce la sua vita drammaticamente come in un perenne film; Paul Sullivan, lo scrittore fallito che ricava piacere dalla sua stessa sconfitta; Maria l’ereditiera sensibile, spesso intrappolata in relazioni impossibili e alla ricerca di una completezza che non riesce mai a raggiungere. 
Un sapore di amarezza e disfatta è ciò che si avverte arrivati al termine. Con “La statua di sale” Gore Vidal ha voluto infrangere l’ideale romantico, condannare chi si rivolge con insistenza al passato, portarlo a scontrarsi con la caduta delle proprie illusioni. Eppure un piccolo spiraglio viene lasciato aperto, l’idea che forse non tutto è stato vano: «Una volta di più fu sulla riva di un fiume, finalmente conscio che lo scopo dei fiumi è di sfociare nel mare. Niente cambia. Eppure nulla di ciò che è, potrà mai essere ciò che è stato. Affascinato, guardò l’acqua infrangersi fredda e scura contro l’isola di pietra. Presto sarebbe andato via». 

VALUTAZIONE: 4,5/5

mercoledì 5 agosto 2020

“Curva di apprendimento” di Kaje Harper

TITOLO: “Curva di apprendimento” (Titolo originale: “Learning Curve”)
SERIE: Lezioni di vita #4
AUTORE: Kaje Harper
CASA EDITRICE: Triskell Edizioni
GENERE: Contemporaneo; Poliziesco
TRADUTTORE: Cristina Bruni 
Leggendo “Curva di apprendimento”, il capitolo conclusivo della serie “Lezioni di vita” di Kaje Harper, è inevitabile avere la sensazione che un cerchio si stia chiudendo e che molti nodi stiano per essere sciolti.
Le vite di Tony e Mac hanno subito drastici cambiamenti in meno di due anni; si sono incontrati per caso e innamorati, hanno dovuto affrontare paure e perdite prima di uscire allo scoperto come coppia, ma sono riusciti a rimanere insieme, forti di un legame indissolubile, creando una solida famiglia con i loro due bambini: «Era strano andare così indietro nel tempo. Neanche due anni, ma sembrava una vita intera analizzando tutti i cambiamenti. All'epoca era soltanto un nome scritto sulla lavagna nell'aula di Tony. All'epoca, non aveva ancora sfiorato la sua pelle, non lo aveva baciato. Ma sin dal primo momento c'era stata una forte connessione tra loro».
Tuttavia, per questi due uomini ci sono ancora alcuni ostacoli da superare. Un colpo di pistola alla testa durante un'indagine ha stravolto la vita di Mac procurandogli un danno cerebrale che ha compromesso le sue funzioni del linguaggio, funzioni che il detective ha cercato di recuperare attraverso un importante e faticoso percorso di riabilitazione con l'immancabile sostegno di Tony.
“Curva di apprendimento” narra, dunque, le vicende di Tony e Mac alle prese con l'ultima fase di tale percorso, forse quella più difficile, dovendo entrambi affrontare finalmente i propri timori e alcuni demoni del passato. In questo ultimo volume, infatti, l'autrice con la sua consueta bravura ci parla di un nuovo caso poliziesco che vede, in qualche modo, coinvolto un alunno di Tony. Ma questa volta più che l'intreccio delle indagini ciò che rileva è l'impatto emotivo sui due protagonisti, impatto che riusciamo a percepire attraverso una profonda introspezione.
Mac vuole ad ogni costo completare la riabilitazione, tornare a rivestire i suoi panni di detective della Omicidi, riprendersi quel lavoro che lo fa sentire completo e realizzato, e in questa indagine cerca di rimettersi in gioco il più possibile, pur con i limiti di una guarigione non ancora completa. Si ritrova di nuovo combattuto, questa volta tra la paura di non riuscire più ad essere il bravo poliziotto di un tempo e il timore di ferire Tony, di farlo preoccupare, di rivelargli che nel profondo del suo animo la loro meravigliosa famiglia, pur occupando un posto fondamentale, potrebbe non essere sufficiente se non dovesse riuscire a riottenere il suo lavoro. Ma è consapevole che l'appoggio di suo marito non verrà mai meno, anche quando si tratterà di affrontare quella sua famiglia di origine di cui si è sempre rifiutato di parlare: «“Guarda lo specchio,” sussurrò. “Lì. Quel meraviglioso uomo massiccio e scuro, e quell'altro tizio più magro. Siamo io e te. Ed è fottutamente sexy, bellissimo e quasi perfetto. Vero, è gay quanto la parata di Pasqua, ma rimaniamo comunque e completamente due uomini veri. La tua famiglia può anche coprirci di insulti e volerci evitare, discriminare e tutto ciò che vuole, ma non potrà mai rendere tutto questo inferiore all'essere quasi perfetto, cazzo.”».
Tony ha sempre mostrato una grande determinazione nel difendere le persone che ama e nell'inseguire gli ideali in cui crede, ma questa volta ci mostra la sua fragilità, la paura di perdere l'uomo di cui è profondamente innamorato e con cui vorrebbe invecchiare, con la consapevolezza che, pur desiderandolo, non potrà impedirgli di tornare a fare il poliziotto. Dovrà affrontare questi suoi timori, così come dovrà ribadire la sua capacità di essere guida e sostegno per tutti quei giovani che scoprono la propria omosessualità e devono difendersi dal bullismo: «Hanno bisogno di qualcuno come il prof. Hart. Hanno bisogno di lui. Perché è dichiarato da anni. Ha sposato un altro uomo. Ha figli. Si fa avanti pubblicamente, ma ha una vita normale. Può dire “Ho passato quello che avete passato voi e faceva schifo, ma la vita può migliorare»
L'autrice continua a mostrare la sua grande sensibilità verso il tema molto attuale della lotta all'omofobia. Leggendo le sue parole è impossibile non trarre messaggi e insegnamenti validi in ogni contesto: «Quando là fuori ci sono degli adulti che ti chiamano cittadino di seconda classe, che ti dicono che meriti di essere licenziato da un posto di lavoro o che non puoi adottare dei bambini o sposarti, fa davvero male. Fa sembrare il bullismo nelle scuole ancora peggiore. Questi ragazzi hanno bisogno di sentirsi dire che le cose miglioreranno, devono sentirselo dire da qualcuno come loro e hanno bisogno di crederci».
In conclusione, non posso che affermare che “Curva di apprendimento” è la degna conclusione di una serie indimenticabile. Ho amato i due protagonisti, sinceri, veri, umani nella loro forza così come nella loro fragilità, ho seguito il loro percorso in cui hanno cercato di migliorarsi e di sostenersi a vicenda, ho sofferto con loro quando hanno dovuto affrontare perdite e ostacoli, E ho letto l'ultima riga con una lacrima di commozione e una fitta di nostalgia, come se stessi salutando alcuni amici dopo aver condiviso un importante tragitto con il desiderio di ricominciare di nuovo. 

VALUTAZIONE: 5/5

mercoledì 15 luglio 2020

“Allo scoperto” e “Compiti a casa” di Kaje Harper



TITOLO: “Allo scoperto” (Titolo originale: “Breaking Cover”);
“Compiti a casa” (Titolo originale: “Home Work”)
SERIE: Lezioni di vita #2 e #3
AUTORE: Kaje Harper
CASA EDITRICE: Triskell Edizioni
GENERE: Contemporaneo; Poliziesco
TRADUTTORE: Cristina Bruni
Nella precedente recensione avevo parlato di “Lezioni di vita”, il romanzo introduttivo dell'omonima serie, che era stato per me una graditissima sorpresa, avendomi fatto scoprire il talento di Kaje Harper, la sua capacità di intrecciare abilmente vicende sentimentali e indagini poliziesche in un'unica appassionante storia con personaggi indimenticabili.
I capitoli successivi, “Allo scoperto” e “Compiti a casa”, rappresentano senza dubbio una conferma delle doti di questa scrittrice, oltre che due tappe fondamentali della storia d'amore di Tony, professore in un liceo di Minneapolis, e Mac, detective della Omicidi.
***
“Allo scoperto” 
Se in “Lezioni di vita” i due uomini avevano appena iniziato una relazione ed erano fermamente intenzionati a portarla avanti nonostante le incertezze legate alla situazione di Mac e al suo essere non dichiarato, “Allo scoperto” rappresenta un momento cruciale per il poliziotto che, di fronte all'evolversi degli eventi, deve prendere una decisione importante: continuare a rimanere nascosto e perdere Tony oppure uscire allo scoperto e affrontarne le conseguenze.
Tutto ha inizio quando un serial killer incomincia a seminare il panico tra gli abitanti di Minneapolis colpendo donne che si ritrovano sole e indifese: dopo averle avvicinate in un locale, le convince, dopo qualche bicchiere di troppo, a trascorrere con lui il resto della serata per poterle poi uccidere barbaramente nei loro appartamenti. Nel momento in cui l'assassino colpisce qualcuno molto vicino a Tony, il giovane professore si ritrova a occuparsi a tempo pieno del piccolo Ben, un bambino con cui ha avuto da sempre un forte legame affettivo e non può far altro che costringere Mac a scegliere tra due alternative: aiutarlo uscendo allo scoperto oppure fare in modo che ognuno vada per la propria strada.
Come per il precedente romanzo, l'autrice analizza con grande precisione, attraverso una scrittura fluida ed efficace, i progressi compiuti da Mac e dai suoi colleghi nello svolgimento dell'indagine, i loro sforzi nel cercare di rintracciare e fermare il colpevole prima che possa colpire ancora, facendo emergere tutta la frustrante tensione di piste che si rivelano vicoli ciechi e di indizi che non portano da nessuna parte.
L'indagine, come ho detto più volte, si intreccia inevitabilmente con le vite di Tony e Mac, il cui legame non è solo passione amorosa, ma anche fiducia e sostegno reciproco, capacità di aiutarsi e sostenersi a vicenda. In questo secondo episodio emerge con forza il carattere deciso e determinato di Tony, pronto a lottare per ciò in cui crede e a compiere dolorose rinunce pur di difendere le persone che ama. Nello stesso modo, viene posto in risalto l'animo sofferente e lacerato di Mac, combattuto tra il suo desiderio di stare accanto a Tony per sostenerlo nelle sue lotte quotidiane e la paura di affrontare il coming out che per un poliziotto è particolarmente arduo.
Uno dei temi portanti di “Allo scoperto” è la lotta contro l'omofobia, la necessità di accettarsi e di difendersi contro la violenza dei bulli che terrorizzano i ragazzi più indifesi e dei bigotti intolleranti che credono di poter liberamente odiare e discriminare. Frequentando un centro LGBT che accoglie giovani rifiutati dalle famiglie per la loro omosessualità o vessati dai bulli, Tony non può rimanere indifferente e cerca di coinvolgere anche Mac: «Tony raccolse la borsa e si avviò verso quel luogo sicuro che era il suo appartamento, con il suo lavoro stipendiato, i suoi cari amici e il suo splendido uomo non dichiarato. Quel ragazzino gay, invece, sarebbe tornato sulla strada. Qualcosa doveva cambiare».
Descrivendo l'impegno dei due protagonisti in favore di questi ragazzi l'autrice lancia anche un messaggio fondamentale rivolto a qualsiasi vittima di violenza, che non deve mai sentirsi colpevole o pensare di aver fatto qualcosa per meritare le angherie subite: «La violenza riguarda l'aggressore, non la vittima. Se voi non ci foste stati, l'aggressore avrebbe scelto un'altra vittima. Siete tutte persone reali, che valgono, e avete tutto il diritto di proteggervi. Così come quello di combattere, scappare, urlare, chiedere aiuto o qualsiasi altra cosa che vi possa salvare»
Questi due uomini ci vengono mostrati in tutta la loro straordinaria umanità, in un emozionante percorso di crescita interiore in cui Tony cerca di far capire a Mac quanto importante sia l'accettazione per poter vivere sereni con se stessi: «Vivi la tua vita. Frequenta persone che ritengono che essere omosessuali sia normale quanto un diverso colore dei capelli. Stai accanto a quei ragazzi del centro giovanile per vedere quanto abbiano bisogno di sentirsi dire che sono normali, e credici mentre glielo dici. Ricordati di quanto siano ignoranti le critiche verso di te. Permettimi di mostrarti il lato positivo di essere gay, ogni volta che è possibile».
“Allo scoperto” non è, dunque, solo un'adrenalinica caccia a un serial killer, ma è anche un viaggio sofferto attraverso i sentimenti di due uomini il cui legame diviene sempre più profondo: «Chiuse gli occhi e premette la guancia contro quella pelle liscia e calda. Quello era il suo amore, la sua vita e il suo corpo e il suo respiro, e non lo avrebbe mai lasciato andare»

VALUTAZIONE: 5/5
***
“Compiti a casa” 
In “Compiti a casa” viene posto in risalto il ruolo fondamentale della famiglia, intesa non soltanto come insieme di legami di sangue, ma come la più ampia rete di rapporti di affetto e solidarietà.
Tony e Mac hanno creato la loro famiglia con i loro figli, Anna e Ben, e stanno cercando di raggiungere un certo equilibrio districandosi tra le esigenze dei bambini e gli impegni lavorativi.
Il coming out, se da un lato ha consentito a Mac di rimanere accanto a Tony e di poter finalmente dichiarare pubblicamente l'amore che prova nei suoi confronti, dall'altro ha reso un po' più complessa la gestione del suo ruolo di detective della Omicidi. Tuttavia, la situazione dopo alcuni mesi sembra essere migliorata, sebbene il poliziotto abbia continuato comunque a immergersi con passione nel suo lavoro.
L'autrice ci proietta in un nuovo caso che appare da subito molto intricato, forse il più interessante di tutta la serie: un giovane vagabondo e drogato, ritrovato morto sopra un ponte, privo di qualsiasi documento di riconoscimento. Le difficoltà di tale indagine sono fin troppo evidenti: una vittima priva di identità, nessuna arma del delitto in vista, nessun possibile movente. Ma Mac cerca in tutti modi di scoprire maggiori dettagli per evitare che l'assassinio venga bollato come morte accidentale di un barbone drogato e archiviato tra i casi irrisolti.
La gestione dell'indagine viene illustrata con la consueta precisione ed efficacia, con continue importanti scoperte e interessanti colpi di scena, facendo emergere il rapporto sempre più affiatato tra Mac e Tony: i consigli e le intuizioni del professore si rivelano assai preziose per il detective che trova nel compagno un sostegno fondamentale.
I due uomini non esitano a mostrare le loro emozioni, lo stupore di ritrovarsi in una situazione che alcuni mesi prima non avrebbero mai immaginato. Soprattutto Mac fatica a credere di aver realizzato una famiglia con l'uomo che ama, lui che credeva che avrebbe trascorso la vita a nascondersi tra un rapporto occasionale e l'altro, e comprende che è arrivato il momento di consolidare ufficialmente e definitivamente quel rapporto: «E, d'improvviso, tutte le stupide paure, i vaghi timori, i bambini e tutto quanto non avevano più importanza. Era tutta lì, quella cosa che un tempo aveva creduto di non poter mai avere: l'uomo che amava, inginocchiato ai suoi piedi e che gli chiedeva di sposarlo».
Il romanzo ci mostra numerosi personaggi secondari, molto ben delineati, alcuni dei quali svolgono un ruolo strategico nella storia tra Tony e Mac. Tra questi, ci sono sicuramente Sabrina, migliore amica di Tony e da sempre al suo fianco in ogni lotta, e Oliver, partner di Mac in tutte le indagini, un personaggio che mostra una notevole crescita nel corso della serie, soprattutto nell'accettare l'omosessualità del suo collega e nel supportarlo: «Ma Oliver continuò. “Sai, dopo sabato, ho iniziato a pensare quanto invidi il fatto che tu abbia qualcuno, Non ha importanza se è un altro uomo. Ma hai qualcuno che ti rende felice e che ci tiene a te. Proprio come eravamo io e Annette ai bei tempi. Quando mi comporto come se non volessi starti troppo vicino o non riprendo i ragazzi per quegli insulti, mi sembra di sminuire tutto questo».
Posso, quindi, concludere dicendo che di questa bellissima serie “Compiti a casa” è finora il mio volume preferito, per l'indagine ricca di suspense e di inaspettati risvolti e per le toccanti emozioni che i due protagonisti riescono sempre a regalare: «Tony passò le dita sul braccio di Mac mentre si sfioravano a vicenda entrando in casa. A volte gli capitava di provare una scarica di paura che Mac potesse svanire all'improvviso. Aveva bisogno di sentire quella solidità sotto i polpastrelli alla stessa stregua dell'aria». 

VALUTAZIONE: 5/5

domenica 3 maggio 2020

“Lezioni di vita” di Kaje Harper

TITOLO: “Lezioni di vita” (Titolo originale: “Life Lessons”)
SERIE: Lezioni di vita #1
AUTORE: Kaje Harper
CASA EDITRICE: Triskell Edizioni
GENERE: Contemporaneo; Poliziesco
TRADUTTORE: Cristina Bruni
Un efferato omicidio all'interno di una scuola di Minneapolis, un incontro inaspettato che incide profondamente sulle vite di due uomini, una storia d'amore che rappresenta una rischiosa sfida per entrambi, una tensione narrativa che lascia senza fiato sino all'ultima pagina. Sono questi gli elementi che rendono “Lezioni di vita” - il primo volume dell'omonima serie di Kaje Harper - un romanzo unico, un mix perfetto di romanticismo e suspense, tra indagini poliziesche e sentimenti contrastati.
Tony Hart è un giovane professore di un liceo di Minneapolis, la cui esistenza sta procedendo in maniera fin troppo tranquilla negli ultimi mesi. È venerdì sera e i corridoi dell'edificio scolastico sono ormai quasi deserti, il ragazzo è ancora a lavoro nel tentativo di ultimare un progetto dedicato ai libri per l'infanzia, quando, all'improvviso, uscendo dall'ascensore, si ritrova tra le braccia un collega, ferito mortalmente con un coltello. Il tempestivo arrivo della polizia e l'avvio delle indagini da parte dei detective della omicidi portano Tony a incontrare Jared MacLean, detto Mac, l'investigatore che dovrà occuparsi del caso: i due cercheranno di collaborare per far luce sull'assassinio instaurando un rapporto che diventerà sempre più profondo, soprattutto nel momento in cui sarà la vita stessa di Tony a essere in pericolo.
L'autrice, con uno stile efficace e puntuale, illustra adeguatamente lo sviluppo dell'indagine poliziesca, fornendo, senza essere pedante, un quadro preciso di tutti gli elementi che Mac e i suoi colleghi cercano di acquisire per addivenire alla soluzione del mistero, esplorando i dettagli del passato della vittima, tra contatti e possibili nemici, interrogando professori non sempre pronti a collaborare e ascoltando il punto di vista degli studenti.
Ma il romanzo, oltre all'indagine, segue anche il percorso interiore dei due protagonisti, tratteggiati in tutta la loro sensibilità e profondità di sentimenti. Ciò che colpisce è soprattutto il fatto che Tony e Mac vivano in maniera completamente diversa la propria omosessualità. Mac non ha mai voluto fare coming out, ha preferito vivere di nascosto i propri impulsi attraverso rapporti sessuali anonimi con sconosciuti in località lontane dal luogo in cui vive abitualmente. A volte accenna a un passato che vuole cancellare, a una famiglia a cui preferisce non pensare, lasciando trapelare una certa sofferenza e un difficile percorso di accettazione. È vedovo, con una figlia piccola a carico, per cui la sua ferma volontà di non dichiararsi è legata al desidero di tutelare la sua bambina e non di avere problemi a lavoro. Una volontà che inizia a vacillare già dopo i primi incontri con Tony:
«Mac sospirò. Diventare amico di un uomo gay sarebbe stato un vero rischio per la sua vita da non dichiarato. Diventare più che semplici amici sarebbe stato ancora peggio. Teneva la sua vita sotto stretto controllo. Ogni cosa funzionava perfettamente in quel modo. Non desiderava cambiarla. A parte quando pensava agli occhi blu di Tony e alle sue spalle tese. Allora sì che nascevano i dubbi»
Tony è un ragazzo tranquillo e con la testa sulle spalle, che sa dimostrarsi allegro, ironico, vitale e sfacciato al momento giusto. Anche lui non ha avuto una vita sempre serena, la scelta di dichiarare apertamente la propria omosessualità gli ha procurato una certa dose di sofferenza, anche a causa di alcuni atti di bullismo a scuola, ma con una grande forza di volontà è riuscito a buttarsi tutto alle spalle e a vivere con orgoglio la sua natura. Teme gli ostacoli di una relazione con un uomo non dichiarato, ma nello stesso tempo non riesce a negare il forte legame che si sta instaurando con l'attraente poliziotto:
«Tony non si era mai sentito in quel modo con altri uomini […] Per qualche motivo si fidava di Mac, in un modo in cui gli era stato impossibile con Luke. Un po' come in quelle esercitazioni per l'affiatamento di gruppo in cui ti chiedevano di lasciarti cadere all'indietro e di fidarti dei tuoi compagni, perchè ti avrebbero preso in tempo. Con Luke avrebbe dovuto tenere pronta una mano per sostenersi da solo, nel caso in cui il suo ex avesse avuto di meglio da fare che preoccuparsi per lui. Ma con Mac si sarebbe lasciato cadere, sicuro che quelle mani grandi ci sarebbero state per lui».
Tony e Mac arrivano a un compromesso, consapevoli che è preferibile rimanere insieme, anche se di nascosto, piuttosto che perdersi. La loro relazione diventa, quindi, sempre più coinvolgente, non solo per la sconfinata sensualità di una passione totalizzante, ma anche perchè l'autrice riesce a farci percepire in maniera netta i sentimenti che li accomunano davvero: la reciproca fiducia, ma anche una profonda generosità che li porta a dare sostegno a chi ne ha bisogno, nel desiderio di sentirsi avvolti da una famiglia che prescinde dai legami di sangue (Tony con il piccolo Ben, Mac con i suoi suoi colleghi, oltre che con la sua bambina).
Lezioni di vita” è, dunque, un bellissimo inizio di una serie davvero promettente e appagante, una narrazione in grado di combinare perfettamente adrenalina, emozioni forti, riflessioni incentrate sull'importanza di lasciarsi andare ai propri sentimenti nonostante i pericoli e gli ostacoli:
«Il sesso non era mai stato così importante. Ma ormai non si trattava solo di sesso; si trattava di Tony. E Tony era diventato in qualche modo troppo importante per poterlo mettere da parte. Smettere di respirare sarebbe stato meno doloroso».
VALUTAZIONE 5/5